La colpa è femmina: Hella Network ce lo spiega così

Gira la colpa” è il gioco inventato da Hella Network per denunciare l’esistenza del victim blaming e, perché no, capire se anche noi, almeno una volta, ne siamo stati accecati.



Il team di Hella Network non sbaglia un colpo. Dopo la campagna #FACCICASO, riprodotta di sana pianta dal comune di Monterotondo, in cui emergevano le differenze riservate a professionisti uomini e a professioniste donne (Perché se lui è “il signor Rossi”, lei deve essere “Luisa”? Perché lui viene chiamato “dottore” anche quando non ha una laurea, mentre lei, anche in quel caso, viene chiamata “signora” o, ancora peggio, “signorina”?), il 25 novembre scorso è stata lanciata la campagna “Gira la colpa!”.


Gira la colpa! viene presentato come un gioco per grandi e piccini, bambini e bambine, che vogliano mettersi in gioco per trovare la colpa da attribuire ai personaggi protagonisti del gioco da tavolo che, ovviamente, sono donne, ragazze, bambine.



“Ѐ arrivato “Gira la colpa!”, il gioco per insegnare alle bambine che sarà sempre colpa loro! “Aveva la donna troppo corta”, “era per strada da sola”. Gioca con tutta la famiglia a “Gira la colpa!” e trova sempre nuovi modi per fare victim blaming! “Aveva bevuto” “Brava!” Colleziona tutte le scuse per giustificare una violenza. “Lei era esasperante”, Gira la colpa! è un gioco adatto a ogni età. Impara subito le regole, diventa imbattibile! “Guarda mamma, un articolo di *****” Gira la colpa! per imparare che qualunque cosa succeda, te la sei andata a cercare.”


Lo spot, infine, si conclude con una frase pronunciata molto velocemente, come in genere accade nelle pubblicità di medicine quando viene indicata la presenza del foglietto illustrativo: “responsabilità maschile non inclusa nella confezione”.



Dopo poco più di 40 secondi si arriva al messaggio vero e proprio della campagna: “Il victim blaming entra nel nostro quotidiano molto spesso. E più presto di quanto immagini. Non è un gioco, Ѐ UNA VIOLENZA.


Il victim blaming è un’espressione con cui si indica il processo di vittimizzazione secondaria che riguarda chi ha subito una violenza: la donna che ha subito una violenza, una molestia, uno stupro, oltre ad essere già vittima di questa violenza, viene incolpata di quanto subito. Diventa, così, due volte vittima: nella prima con l’atto in sé, nella seconda, invece, quando viene incolpata di aver fatto in modo che tale atto capitasse, di aver provocato l’aggressore. “Avviene così un ingiusto capovolgimento delle parti, dove a esser biasimato non è chi è colpevole ma chi la violenza la subisce”, si legge nel comunicato di Hella Network che continua analizzando la condizione in cui le vittime si trovano a vivere: “diventano perciò oggetto di attenzione negativa, vengono screditate e colpevolizzate per aver avuto comportamenti volti a giustificare la violenza stessa. Questo processo, infine, normalizza la violenza di genere, rendendo difficile risalire alle reali cause e all’ammissione di colpevolezza degli uomini.”


Nel video, che potete vedere nei canali social di Hella Network, oltre a “Aveva la donna troppo corta”, “Era per strada da sola”, “Aveva bevuto” o “Lei era esasperante”, potrebbero essere trovate altre scuse a partire dalle icone scritte all’interno della ruota del gioco: occhi truccati, tacchi alti, gambe scoperte, labbra schiuse, la luna con le stelle, una persona che parla o un cuore spezzato sono solo alcune delle giustificazioni utilizzate per incolpare le donne e salvaguardare, invece, la reputazione degli uomini violenti.


Proprio a partire da questo spot dovremmo tutti ricominciare a pensare alla violenza di genere e chiederci se siamo mai caduti, anche noi, anche per sbaglio, anche solo una volta, in idee simili.


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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