La campionessa del powerlifting italiano: intervista a Noemi Fanton e al Coach Mauro Camilleri




1. Ciao Noemi, puoi presentarti ai nostri lettori di “Il Confronto Quotidiano” e raccontare com’è nata la tua passione per il powerlifting?


Ciao! Sono Noemi, ho 21 anni e pratico powerlifting da poco più di due anni, precisamente da Gennaio del 2020. A Dicembre 2019 ho iniziato ad allenarmi in palestra insieme a Danilo, in vista delle prove fisiche di accesso alla scuola Militare.

Inizialmente, partecipavo ai classici corsi proposti in palestra, tra l’altro con grande fatica visti i 5 anni precedenti passati senza allenarmi. Dopo un mese, ho preso in mano i pesi per la prima volta e a Luglio 2020 è iniziato il mio percorso agonistico insieme ai miei coach Mauro e Danilo Camilleri.

Comunque, prima di iniziare il mio percorso insieme a loro, non avevo mai pensato di allenarmi con i pesi. Nemmeno mi piaceva l’idea. In più, dopo anni di agonismo nel nuoto pinnato, non volevo proprio saperne di gareggiare ancora.


2. Mauro, quali sono i risultati più importanti che ha raggiunto Noemi nel suo breve percorso agonistico?


Dopo 1 anno intenso di allenamento, Noemi ha iniziato a gareggiare nella federazione FIPL a Maggio 2021. Superato un periodo difficile segnato da un infortunio, in cui abbiamo sempre continuato ad allenarci, abbiamo raggiunto insieme ottimi risultati. Attualmente Noemi detiene 6 record, ma il Campionato Italiano Juniores del 1° Maggio 2022 è stato in assoluto quello che le ha permesso di aggiudicarsi i risultati più importanti.


Si parla di un:

- record italiano nella gara di stacco: 200,5 kg

- record italiano nella gara di squat: 180 kg

- record italiano sul totale stacco, squat e panca: 485,5 kg,


oltre che la convocazione ai mondiali che si svolgeranno a Settembre 2022.


3. Che rapporto avete tu e i tuoi coach Mauro e Danilo? Quanto sono stati determinanti per raggiungere questi importanti risultati?


Senza i miei coach non sarei qua, sono le mie ali, mi hanno curata dal primo momento fino all’ultimo. Sono entrata in palestra in una condizione disastrosa, dopo 5 anni che non mi allenavo. All’inizio, quando facevo i corsi insieme a Danilo, non avevo uno stile di vita e alimentare corretto. Grazie a Mauro che mi stila la programmazione e a Danilo che mi segue dal punto dei complementari e dell’alimentazione, da Luglio 2020 ho avuto la possibilità di iniziare un vero e proprio percorso. Senza il loro supporto sarei persa, sono come i miei fratelli.

In generale, andiamo molto d’accordo. Io e Mauro abbiamo litigato solo una volta, ma è stato un momento importante perché ci ha permesso di imparare qualcosa in più su di noi: il litigio ti dice sempre qualcosa. Nel complesso, i miei coach mi supportano e mi spronano a faticare, e io so che la fatica ti permette di raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissata: o fatichi o non fai agonismo, nessuno ti dice che devi farlo per forza.


4. Qual è stato il momento più difficile che hai attraversato da quando hai iniziato il tuo percorso agonistico?


A Luglio del 2021, durante la mia prima gara ho avuto una forte crisi emotiva. Sono andata in panico, quel giorno non ero io, ogni paura ed emozione è uscita fuori. L’epilogo della gara, al di là del risultato, è stata una doppia frattura del polso.

Nel periodo successivo, Mauro e Danilo sono stati fondamentali. Mi hanno accompagnata nel percorso di ripresa, così quell’episodio spiacevole e l’infortunio sono diventati il nostro punto d’inizio. Abbiamo toccato il fondo e siamo ripartiti insieme.

Mi sono sentita in colpa per ciò che era accaduto in gara, per questo ho analizzato il mio comportamento. Ero consapevole che il cambiamento doveva partire da me. In questi momenti, o ci pensi tu a curare le tue lacune o nessuno può pensarci al posto tuo.

Come dice Mauro, l’infortunio ti insegna. Ripartire da zero può essere un vantaggio perché ti permette di tornare indietro e valutare ciò che non ha funzionato durante il percorso, ti offre l’opportunità di lavorare per migliorare. A volte è necessario fare 10 passi indietro per farne 10 avanti. Quello è stato il mio vero punto di svolta.


5. Mauro puoi dirci com’è impostata la programmazione di Noemi?


Noemi si allena 5 volte a settimana, dal Lunedì al Venerdì.

Quando stilo la programmazione non ragiono a settimane, ma annualmente. A inizio anno definiamo le gare a cui parteciperemo, in base a questo capiamo quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere e strutturiamo il programma di allenamento.

È ovvio che nel tempo possono essere apportate delle modifiche ma, in generale, il percorso è declinato in diverse fasi. Ci sono periodi di stabilizzazione, in cui non stresso esageratamente l’atleta, nonostante maneggi sempre grossi carichi e in cui punto ai dettagli tecnici. Seguiti da fasi in cui lavoro con l’obiettivo di creare condizione, attraverso un “volume shock”, che ci consente di arrivare pronti in gara.

Quindi, la programmazione è annuale e considera le gare, gli obiettivi e la condizione dell’atleta.


6. Noemi puoi raccontarci come affronti le gare?


Sono una persona che pensa tantissimo. I giorni prima della gara cerco di reiterare una condizione che mi ha fatto stare bene in precedenza. Parlo tanto con la mia testa e cerco di eliminare ogni cosa o situazione che mi fa stare in ansia, anche la più piccola. Paradossalmente, la notte prima della competizione dormo meglio dei giorni precedenti e il giorno in cui gareggio mi sveglio tranquilla. Diciamo che non ci penso finché non sono in gara.

Prima di salire in pedana non guardo nessuno, mi concentro, ascolto un po’ di musica e mi rilasso come se fossi nella mia palestra. Soprattutto, non mi paragono agli altri, ognuno è diverso, ogni giorno è diverso, io ho solo un obiettivo: alzare i miei kili. Se il mio coach ritiene che io possa gestire un certo peso significa che il mio corpo è pronto e io sono tranquilla.


7. Mauro, dal tuo punto di vista di allenatore, quando conta il fattore genetico per essere un’atleta vincente?


Questo è un argomento molto dibattuto. Io penso che per arrivare a certi livelli serva tutto: genetica, allenatore, programmazione, stile di vita, famiglia, prevenzione. Oggi, il livello è altissimo: la genetica è un fattore, ma comunque non l’unico! Nel complesso, avere genetica significa: predisposizione all’ipertrofia, mobilità, sistema nervoso attivo, leveraggio.


Ma la vera domanda è: “la genetica è mentale o fisica”?

Anche la testa fa la differenza. Per questo il coach è una figura fondamentale, un punto di vista esterno che ti permette di raggiungere alti livelli.


Quel che è certo è che Noemi la genetica ce l’ha, sia fisica che mentale.


8. Noemi, oltre al mondiale, hai altri programmi per il futuro?


In realtà preferisco vivere di settimana in settimana. Dopo l’infortunio e il periodo difficile che ho passato, il mio obiettivo era di riscattarmi e ne ho raggiunto uno ancora più grande: la convocazione al Mondiale. Quindi adesso sono focalizzata su quello, allenarsi e arrivarci al meglio. Dopo non lo so, ovviamente continuerò ad allenarmi per fare sempre del mio meglio, perché non si è mai arrivati e ci sono tantissime atlete talentuose con cui confrontarsi e a cui mi ispiro. Per ora, fuori dalla palestra l’obiettivo è la laurea in scienze motorie del prossimo anno. Nel frattempo, supporto Mauro e Danilo nella gestione di alcune atlete agoniste e sperimento le vesti di coach, oltre che quelle di atleta!


Articolo a cura di: Alice Fiore

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