“La bella estate” per scoprire l’amore

Pubblicato nel 1949, “La bella estate”, di Cesare Pavese, è la storia di Ginia e, più in generale, le prime scoperte di sé e del mondo che un’adolescente fa.

Dall’ambiente operaio in cui cresce, entra in contatto con artisti e pittori dall’aria bohème che si incontrano nei caffè e abitano nelle soffitte.

Ginia si innamora di Guido, un pittore di origine contadina, e da lui si lascia sedurre.

La lenta maturazione di una donna.



Ginia ha sempre vissuto con il fratello Severino, i pomeriggi estivi e festivi della campagna, passati con Rosa e gli amici di una vita, hanno perso il loro fascino.

Vede in Amelia un punto di riferimento, complessa ed enigmatica come i migliori personaggi che nei libri affascinano sempre. Due anni più grande di Ginia, la porta alla scoperta dei caffè e di quella società molto diversa dalle sue abitudini.


Di mestiere, Amelia fa la modella, si lascia ritrarre dai pittori in alcune pose, anche nuda. Ginia all’inizio è spaesata ma si lascia trasportare, è curiosa, vorrebbe provare.

È l’istinto, il richiamo della seduzione.

Un po’ come quando Amelia le presenta Guido, soldato e pittore del posto, e Rodriguez, pseudo pittore anche lui. In Guido vede le prospettive di una vita da adulta e, più di tutto, lui è la scoperta e l’incertezza, è il fascino dell’imprevedibile, è la somma di complicazioni che moltiplica i battiti. Cosa volere di più?

Ginia proverà nuovi sentimenti, sensazioni strane, attese e illusioni di un’estate… la bella estate.


“Qualche volta pensava che quell'estate non sarebbe finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere.”


Consigliato a chi ha voglia di rivivere la bella estate che nella vita abbiamo avuto, quel periodo di scoperta in cui abbiamo mosso i primi passi verso l’ignoto. Non una lettura immediata, ma una lettura che è rilettura di noi stessi.


Articolo a cura di: Serena Votano



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