L'Islanda: un grande laboratorio per studiare lo scioglimento dei ghiacci

Vi piacerebbe visitare le innumerevoli lagune ghiacciate tipiche del paesaggio islandese? E fare trekking sul ghiaccio in questa splendida isola nordica?



I ghiacciai non sono solo acqua congelata, hanno un ruolo fondamentale per garantire risorse senza le quali non vivremo. Tra le loro principali funzioni vi sono l’approvvigionamento di acqua durante le stagioni secche, il regolamento del clima e la sopravvivenza di specie che ormai sono in pericolo di estinzione, come l’orso polare. Uno dei paesi più colpiti dal loro scioglimento, insieme alla Groenlandia e naturalmente ai poli, è proprio l’Islanda. Negli ultimi vent’anni qui il ghiaccio è diminuito del 7% e per molti scienziati è sconcertante constatare che laghi e corsi d’acqua prendono il posto di un numero sempre più alto di ghiacciai. Un fatto non molto consolante, ma non inaspettato e senza dubbio principale sintomo dell’innalzamento della temperatura terrestre. L’Islanda è diventata un grande laboratorio per capire come possiamo rimediare al riscaldamento globale: conta quattrocento ghiacciai, la cui maggior parte si fonde. Oggi questi coprono il 10% della sua superficie ma dal 1890 ne sono stati persi il 18%, più di duemila chilometri quadrati, circa il 6% solo negli ultimi vent’anni. Se l’espansione del fenomeno continuerà a questo ritmo, entro il 2200 nell’isola non ci saranno più ghiacciai.


Man mano che lo scioglimento prosegue, il suolo diventa meno stabile senza il peso che portava prima, si solleva e i porti sono meno sicuri. Tutto ciò potrebbe determinare, in futuro, più eruzioni vulcaniche. L’allarme coinvolge tutti i 197.000 ghiacciai del mondo, che stanno perdendo massa velocemente. Secondo i glaciologi, nell’ultimo lustro il pianeta ha perso circa un terzo della superficie glaciale scomparsa nei centotrent’anni precedenti. Decisamente un dato che deve far riflettere: si parla di miliardi di tonnellate d’acqua che ogni anno vengono riversate in mare, minacciando città costiere molto popolose, come Tokyo, New York, Miami, Rio de Janeiro.


Gli esperti affermano che un ghiacciaio, per essere considerato tale, deve mantenere uno spessore di almeno 50 metri e chiaramente lo scioglimento è ciò che ne determina la riduzione. Attualmente il Vatnajokull, la calotta glaciale più grande d’Islanda e d’Europa ha uno spessore medio di 400 metri, ma è comunque minacciato dai cambiamenti climatici. Sotto molti ghiacciai, inoltre, ciclicamente si attivano vulcani che eruttando sciolgono il ghiaccio e alimentano il mare. Questo fenomeno, detto inondazione glaciale, entro certi limiti è considerato normale e crea suggestive caverne in mezzo al ghiaccio che i turisti più curiosi ammirano estasiati.



La perdita dei ghiacciai non è solo sinonimo di peggioramento della qualità della nostra vita: ogni fenomeno naturale non è a sé stante, ma fa parte di un circolo molto più grande, per cui all’avvenire di uno ne conseguono molti altri. Così, è inevitabile che se non si agisce per la salvaguardia del patrimonio glaciale la situazione peggiorerà anche per gli altri esseri viventi. Gli scienziati hanno deciso, il 18 agosto 2019, di togliere l’appellativo di ghiacciaio all’Okjokull, la più piccola massa di ghiaccio islandese e primo anello di una catena la cui lunghezza dipenderà solo da noi, ma se non agiamo da ora per conservare tutti gli altri, perderemmo l’immenso vitale tesoro che rappresentano.


Articolo a cura di: Mariangela Pirari



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