L’insostenibile leggerezza dell’essere

Aggiornato il: 27 ott 2020

La dottrina dell’eterno ritorno e la sensibilità Nietzschiana.


L'insostenibile leggerezza dell'essere - Il confronto quotidiano

Mi è ignoto come uno qualsiasi tra gli esseri umani possa, leggendo il titolo di questo libro, passare oltre. Non rimanere affascinati o almeno incuriositi dalla poetica e profondamente veritiera contraddizione che Kundera sceglie come presentazione della propria opera, trovo sia oltre il cinismo. I miei sforzi si rivolgono, pertanto, a quel lettore che, portandola a casa per caso o per scelta, l’ha amata quanto me, perché possa ritrovarsi nelle mie parole, ma soprattutto mi rivolgo a quel lettore che, non curandosene abbastanza, l’ha lasciata sullo scaffale, perché possa riscoprirla con occhi nuovi.

Sebbene non comprenda la totale assenza di interesse nei confronti de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, non posso non constatare che l’opinione di chi ne ignora il contenuto converga sull’ipotesi di un libro troppo contemplativo, troppo astratto, adatto solo ai sentimentalismi di una mente che vagheggia, insomma un libro “da donna”. Adesso calme donne, giù i forconi, perché ad essere sincera questa definizione non mi offende affatto, anzi io stessa nelle parole di Kundera ho avvertito una sensibilità profondamente femminile. Molto diverse tra loro sono, inoltre, le donne protagoniste della storia e in esse e nelle loro amabili e terribili peculiarità si riscontra il motore degli eventi; ma il romanzo parla di donne quanto di uomini e nel definirlo un contenuto al femminile non si potrebbe essere più lontani dal messaggio che si vuole trasmettere.

La narrazione segue i rapporti e le vicissitudini di due coppie tra digressioni onirico - filosofiche e riflessioni dell’autore, il quale osserva i personaggi da lui creati con occhi colmi di tenerezza e accompagna il lettore attraverso la comprensione più profonda della psicologia di ognuno di essi. Le personalità protagoniste sono estremamente particolareggiate e molto diverse tra loro, il modo che hanno di stare al mondo, così ben costruito da dare l’impressione di osservare e conoscere persone reali, fa sì che nel ritrovarsi di fronte all’ultimo foglio bianco si provi un senso di abbandono da parte di coloro che per 300 pagine ci hanno donato le loro più intime confidenze e ai quali abbiamo voluto bene come si vuol bene a ciò che ci somiglia.

Questo è, tuttavia, solo il suo carattere di romanzo, oltre il quale vi è il suo più importante e peculiare aspetto di saggio critico, che lo rende uno splendido omaggio alla filosofia nietzschiana. Il leitmotiv che accompagna lo svolgersi delle vicende e che costituisce la loro stessa ragion d’essere viene esposto fin da subito attraverso un excursus sulla dottrina dell’eterno ritorno. La decisione di porre come pilastro del libro una filosofia così illuminante e ugualmente granitica, risulta vincente per molteplici ragioni: innanzitutto crea una struttura e un percorso all’interno del quale tutte le azioni dei personaggi hanno un preciso significato, inoltre permette all’autore di divulgare, riprendere, rielaborare e attualizzare un contenuto che è stato demonizzato e erroneamente associato all’antisemitismo per lungo tempo, senza urtare la sensibilità dell’uomo “post-moderno” che di fronte a un elogio a Nietzsche griderebbe subito al nazismo, chiudendo gli occhi di fronte a un pensiero che, in realtà pone al primo posto il profondo amore per la vita e per l’essere. Proprio questo è, infatti, il vero soggetto del libro: l’uomo che afferma sé stesso nell’eterno ritorno al quale è destinata la sua esistenza, portando con sé “il fardello più pesante”, non più come fonte di oppressione, ma come dimostrazione del valore dei propri movimenti terreni e come immagine del più intenso e autentico compimento vitale. Ne deriva un libro iperumano, che descrive nei loro aspetti più sinceri, le contraddizioni, le pulsioni, debolezze, vizi e virtù di esseri né buoni, né cattivi, solo enti che in quanto tali sono sé stessi e non altro, sono esseri terreni, non aspirano a niente di superiore, a niente di inferiore, conducono le proprie vite interrogandosi, mentre, inconsciamente, già sanno che i propri dubbi sono stati sciolti in un passato in cui eternamente ritorneranno e allora si rispondono con un inoppugnabile “Es muss sein!”, “Così deve essere!”.

Ogni artista ripone nella propria opera tutti i mezzi che il pubblico necessita per carpire l’essenza della stessa, e Milan Kundera nel dialogo con il lettore è eccezionale, il libro è, pertanto, perfettamente godibile di per sé, ma a te che lo hai già letto e anche a te che, chissà, magari un giorno lo leggerai, chiedo di abbinarlo alla lettura del pensiero filosofico Nietzschiano. Se il libro vi sembrerà bello, la sua origine potrebbe – e ve lo auguro – stravolgervi l’esistenza.


Miriam Cristina Stillitano




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