L’Inquisizione oltre le leggende

“Non mi aspettavo una specie di inquisizione spagnola!”. Così inizia un celebre sketch del gruppo comico britannico Monty Python, in cui una metafora di un personaggio si tramuta immediatamente in realtà, con l’ingresso di tre inquisitori che leggono numerose accuse di eresia rivolte contro di lui.


Ma come mai l’immagine della Santa Inquisizione è associata a un’idea di terrore e di giudizio inevitabile, e quanto c’è di vero in questa credenza? L’Inquisizione, nella sua forma moderna, nasce in Spagna nel 1478, al culmine della Reconquista dei territori iberici rimasti sotto il dominio degli arabi.

I re cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia volevano infatti assicurarsi che tutti i loro sudditi fossero realmente convertiti al cristianesimo (una omogeneità culturale e religiosa permette di rendere uno Stato più solido e stabile), e che non si dichiarassero fedeli solo per sfuggire alle persecuzioni. Inizialmente l’Inquisizione aveva autorità solo sui convertiti, ma dal 1492 la sua giurisdizione ricade anche su quegli ebrei e quei musulmani che, pur non essendosi convertiti al cattolicesimo, rimanendo in Spagna avevano implicitamente accettato tale religione; in questo modo, essi erano considerati eretici per loro stessa natura, pur non essendo mai stati battezzati. L’Inquisizione spagnola ha dunque un fine politico: consolidare la neonata monarchia castigliano-aragonese e consentire una maggiore stabilità allo Stato spagnolo attraverso l’uniformità religiosa del suo popolo.


Facciamo ora un passo avanti nel tempo di mezzo secolo: con la crescente preoccupazione per la diffusione delle riforme protestanti in tutta Europa, Papa Paolo III teme per l’unità della Chiesa occidentale e istituisce con la bolla Licet ab initio la congregazione (equivalente ecclesiastico di un ministero) dell’Inquisizione romana. Essa è l’unico tribunale che si occupa di giudicare i reati di eresia, il peccato più grave che un fedele potesse commettere: se un individuo viene considerato eretico, il suo peccato non può essere perdonato dal parroco che lo confessa, ma deve essere denunciato immediatamente al Santo Uffizio. Tuttavia, nonostante l’autorità del Papa si estendesse su ogni battezzato, l’Inquisizione romana poté effettivamente operare solamente nell’Italia centro-settentrionale, mentre nei vari Stati nazionali essa era sottoposta all’autorità del re, creando quindi diversi tribunali per ogni Paese.


Uno degli aspetti che contribuirono a dare all’Inquisizione romana la sua fama di spietatezza fu la persecuzione delle cosiddette “eresie inconsapevoli” verso la fine del Cinquecento. Per eresie inconsapevoli si intendeva la ripetizione di alcuni comportamenti peccaminosi come se si affermasse la loro liceità: per esempio, se una persona commette adulterio più volte dopo essere stata ammonita dal sacerdote, essa viene considerata un’eretica. L’Inquisizione in questo modo amplia enormemente il proprio potere, coinvolgendo una quantità sempre maggiore di persone. Un approccio così invasivo nella vita privata e nella condotta morale a noi lettori del 2020 sembra impensabile e ha sicuramente contribuito a enfatizzare l’aura di oppressione che attribuiamo oggi all’Inquisizione.


Ciò per cui essa è più nota non si limita però solo al suo effettivo funzionamento, ma anche a tre casi eclatanti, ossia le condanne di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei. Il primo fu arso sul rogo, il secondo torturato per ore e il terzo fu costretto ad abiurare, cioè a rinnegare le sue idee. L’Inquisizione si presenta quindi anche come un potere di censura e repressione intellettuale estremamente violento.


Ma quanto c’è di vero nell’immagine di terrore che si tende ad associare a questo tribunale? Esaminando i documenti custoditi nell’archivio del Santo Uffizio, resi disponibili dal 1998, gli storici hanno potuto valutare che l’Inquisizione era molto meno sanguinaria di quanto solitamente si crede: gli imputati avevano diritto a una difesa legale, cosa non scontata per l’epoca, e le effettive condanne a morte erano una minoranza assoluta (il 10% del totale), mentre nel Sacro Romano Impero addirittura il 50-60% delle dei processi si concludeva con una condanna a morte, specialmente a causa della cosiddetta “caccia alle streghe”, che per tre secoli imperversò in Europa e causò la morte di circa 40mila persone.


Possiamo dunque concludere che, nonostante il tribunale dell’Inquisizione avesse una funzione principalmente repressiva e punitiva, molti aspetti del suo reale funzionamento sono ignoti alla maggior parte dei lettori contemporanei: una più attenta lettura degli eventi e delle ragioni storiche ci può restituire un quadro più complesso e sfaccettato, ma allo stesso tempo affascinante, di un fenomeno che è entrato così vigorosamente nell’immaginario comune, in modo da comprendere meglio quanto ciò che normalmente crediamo assodato e certo possa rivelarci sempre nuovi segreti.


Articolo a cura di: Elisa Matta



65 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Vivian Maier