L’evoluzione della famiglia Italiana

Aggiornamento: 27 ott 2020

Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito ad un lento e graduale cambiamento della famiglia italiana, di pari passo ai numerosi mutamenti sociali.


L’evoluzione della famiglia Italiana - Il confronto quotidiano

L’immagine della famiglia italiana tradizionale era in passato caratterizzata da un elevato numero di figli, guidati da un padre patriarcale e da una madre casalinga. Le attività svolte per il sostentamento della famiglia si basavano essenzialmente sull’agricoltura, su piccoli allevamenti di bestiame, e sull’artigianato. Ed è anche in virtù di ciò che le famiglie contadine dell’epoca erano prevalentemente famiglie numerose, con tanti figli di diversa età, e non conoscevano una delle piaghe che caratterizza la nostra società attuale, ovvero, una crescita demografica molto bassa.

In virtù di ciò i figli venivano considerati anche un importante e indispensabile fonte di “forza-lavoro”, i numerosi ed estesi possedimenti terrieri richiedevano sempre più braccia forti per arare e lavorare la terra, non solo per il sostentamento della propria famiglia, ma anche per indirizzare una parte alla vendita nei mercati di paese.

Poiché i giovani della famiglia erano soliti lavorare nei campi, di conseguenza non erano indirizzati ad avere un’adeguata istruzione scolastica, i più fortunati imparavano a leggere e a scrivere tramite qualche maestro che andava nelle case, ad insegnare loro le basi. Vi era la consuetudine, inoltre, che solo i figli dei più abbienti, dei nobili, potessero ricevere un’accurata educazione scolastica e frequentare i diversi gradi di scuola.


Il pater familias aveva un ruolo preponderante all’interno del suo nucleo familiare, a lui spettavano tutte le decisioni di rilievo, la gestione degli affari economici, la suddivisione delle mansioni lavorative, nonché i vari rapporti con il fattore e la gestione delle poche risorse monetarie a disposizione. Il padre aveva un ruolo determinante nell’educazione dei giovani, nonché rappresentava anche il depositario della tradizione familiare e l’emblema dell’autorità all’interno di essa. Tutto ciò era il frutto di anni di esperienza, saggezza, e consigli tramandati di generazione in generazione.

Successivamente, con l’avvento della società industriale, la situazione ha iniziato ad assumere una piega diversa, caratterizzata da maggiore autonomia e consapevolezza di sé. I figli hanno iniziato a lasciare il nucleo familiare, cercando di intraprendere un percorso autonomo, ma soprattutto cercando una propria stabilità economica all’esterno della famiglia.

Nella seconda metà del novecento si ha un cambio di scena: se dapprima eravamo abituati a concepire e vedere famiglie numerose, con un capo famiglia caratterizzato dal potere assoluto su ogni singolo aspetto, oggi il suo ruolo è totalmente ribaltato. Com’è di conseguenza, anche il ruolo della donna è mutato all’interno della famiglia stessa. Precedentemente, la donna aveva un ruolo piuttosto marginale e relegato a determinate mansioni, oggi invece si è conquistata la sua indipendenza economica; non è solo moglie e madre, ma è anche una donna che lavora e che si realizza a livello professionale.

Oggi il pilastro della stessa società, cioè la famiglia, è grandemente messo in discussione, se non in aperta crisi. Ci si sposa sempre più tardi e quasi tutte le neo - coppie aspettano un lasso di tempo più o meno lungo, prima di decidere di mettere al mondo un figlio. È cambiato l’atteggiamento delle coppie nei confronti della procreazione: se un tempo i figli erano un valore primario e un investimento per cui sacrificare ogni cosa, oggi le coppie sono più orientate verso sé stesse e la propria realizzazione, il numero dei figli è percepito anche come un costo e viene radicalmente controllato.

Esigenza che, peraltro, le generazioni precedenti evidentemente non avevano, seppur ci sia da dire che, allora, non erano neanche così numerose come oggi le separazioni e i divorzi. D’altra parte, le famiglie moderne non hanno più la cosiddetta struttura “allargata” che avevano, invece, una volta, quando i bambini venivano affidati alle cure dei fratelli e sorelle maggiori.

Nel 1970 grazie ad un radicale mutamento sociale e culturale, è stata introdotta dopo tante lotte, l’importante legge sul divorzio, altresì confermata dal referendum popolare del 1974, che ha sancito il diritto di sciogliere il matrimonio, qualora venga a mancare la comunione spirituale e materiale tra i coniugi. Successivamente, nel 1975 è stato integralmente riformato il diritto di famiglia, che ha stabilito, tra l’altro, la parità tra i coniugi sia nei loro rapporti personali che nei confronti dei loro figli.

Un’altra tappa fondamentale , che ha cambiato ed allargato lo scenario della famiglia “classica”, è la legge 76 del 2016 , cosiddetta “Cirinnà”, che ha regolamentato le unioni civili e ha introdotto anche in Italia il riconoscimento giuridico della coppia formata da persone dello stesso sesso.


Gisella Carullo




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