L’Europa riprende Orbàn: la “vergognosa” legge del leader sovranista

Fa discutere la nuova legge approvata dal parlamento ungherese nelle ultime settimane, l’ennesima in contrasto con i diritti LGBTQ+ e irrispettosa dei trattati internazionali a cui l’Ungheria è vincolata: la legge consiste nel divieto per scuole, film, programmi tv e altri media di rappresentare al loro interno contenuti o personaggi che promuoverebbero l’omosessualità o la non conformità di genere. Ciò porterebbe, dunque, a cancellare film come Billy Elliott, libri come Orlando di Virginia Woolf e a impedire che nelle scuole avvenga una educazione sessuale comprensiva degli orientamenti e delle identità che gli studenti possono assumere.


Fonte: euractiv.com

Le manifestazione di intolleranza, quando non di aperta discriminazione, riservata dall’Ungheria ai suoi cittadini è stata la norma in quest’ultimo anno: infatti, già da maggio 2020 il parlamento ungherese ha approvato una legge che impedisce alle persone transgender di cambiare il proprio nome e il proprio genere a livello legale, registrando solamente il genere assegnato alla nascita; tale legge non solo colpisce le persone che avevano intenzione di procedere con il cambio di genere anagrafico, ma anche coloro che lo avessero già ottenuto in precedenza. Ancora, a novembre è stata resa illegale la possibilità di adozione per le coppie omogenitoriali, stabilendo che i genitori di un bambino debbano rigorosamente essere un uomo e una donna.


Che l’Ungheria non sia il paradiso terrestre per la comunità LGBTQ+ non è certo una novità, soprattutto alla luce delle vicende che hanno investito gli Europei di calcio alla vigilia del match fra la squadra magiara e la Germania, con annesse le polemiche riguardo alla provocazione che la città di Monaco aveva intenzione di attuare, illuminando lo stadio con i colori dell’arcobaleno. A causa dell’emergenza covid infatti il premier ungherese Viktor Orbàn, leader del partito di maggioranza Fidesz, ha assunto su di sé pieni poteri, i quali si sono tradotti in un ulteriore aumento del controllo della politica sui cittadini, come si evince da questo tipo di leggi: secondo le indagini di freedomhouse.org, che si occupa di monitorare le condizioni di libertà civili e politiche in numerosi paesi, l’Ungheria è l’unico paese dell’Unione Europea a essere considerato “parzialmente libero”, con un punteggio di 69 su 100. Per fare un paragone, l’Italia ha un punteggio di 90.


Naturalmente l’eco mediatica che questa vicenda ha suscitato ha stimolato una rapida risposta istituzionale da parte dell’Unione. “Le circostanze nelle quali si ritraggano una transizione di genere, una situazione di omosessualità o una divergenza fra il genere percepito e quello assegnato alla nascita non possono essere considerate delle minacce sufficienti o serie agli interessi fondamentali della società” recita un documento prodotto dai Commissari alla giustizia e al mercato interno dell’Unione – documento che attacca duramente la legge approvata dal Parlamento ungherese e che ribadisce in più punti quanto essa violi non solo i trattati costitutivi dell’Unione Europea, ma i suoi stessi diritti fondamentali. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha espresso la sua preoccupazione per le vicende relative alla legge, definendola “una vergogna”. Una simile reazione, per quanto molto più distesa, hanno avuto i primi ministri di 16 paesi dell’Unione, fra cui anche Mario Draghi, che hanno deciso di esprimere la loro solidarietà alla comunità LGBTQ+, senza tuttavia menzionare esplicitamente l’Ungheria. Fra i firmatari della lettera, non sorprende l’assenza di paesi come Polonia (la quale aveva promosso la creazione di zone “libere dalla ideologia LGBT” e che sembrerebbe intenzionata a seguire le orme di Orbàn), Slovacchia e Repubblica Ceca, membri insieme all’Ungheria del cosiddetto blocco di Visegrad.


L’eurodeputato ungherese Szàjer, sorpreso in un’orgia gay a Bruxelles, viene ritratto in questo murale (fonte: index.hu)

Da più parti le reazioni sono state di totale condanna verso le politiche liberticide attuate dal governo ungherese (eccetto qualche raro caso di appoggio da alcuni noti politici nostrani), con la richiesta prodotta da alcune parti politiche di cacciare l’Ungheria dall’Unione Europea; tuttavia, se anche ciò avvenisse, per le condizioni delle persone LGBTQ+ ungheresi non cambierebbe nulla, ma sarebbe solamente un’occasione per l’UE di “salvare la faccia” in qualche modo, senza effettivamente risolvere il problema alla radice.


Articolo a cura di: Elisa Matta



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