L’altro virus: l’“infodemia”

Il duemilaventi sarà per sempre ricordato come un anno di paura, sacrificio e insicurezza dovuti alla diffusione del virus SARS-CoV-2. Sfortunatamente, questo anno non è stato caratterizzato solo dalla diffusione di un tale disastroso contagio, ma anche dalla diffusione di un’altra pandemia: l’“infodemia”, ovvero la disinformazione.


Sin dalla comparsa del coronavirus, ci siamo appoggiati al mondo di Internet per cercare le ultime notizie e informazioni come mai prima d’ora. Tuttavia, questo ha portato anche alla disseminazione di innumerevoli fake news, disseminazione causata non solo dai social media, ma anche dai giornalisti e dai politici.


Infodemia: è questa la parola utilizzata per la prima volta dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per descrivere la circolazione senza precedenti di false notizie riguardanti il Covid-19. Il dizionario di Oxford definisce questo neologismo come un’“eccessiva quantità di informazioni su un problema che si diffonde rapidamente, rende difficile giungere a una soluzione ed è solitamente inaffidabile”. E chi sono i principali responsabili di tutto ciò? Le compagnie come Facebook, YouTube, TikTok, Twitter e altre piattaforme con cui interagiamo ogni giorno.

Anche il mondo del giornalismo è stato, purtroppo, “infettato” da questa malattia; ci sono infatti diverse testate giornalistiche rispettose colpevoli di aver creato dei titoli clickbait per il mero scopo di trarne un profitto.


Alcuni Paesi hanno persino colto da questa situazione l’occasione per creare propaganda politica. Una ricerca condotta dall’ EUvsDisinfo riporta che in particolar modo la Cina e la Russia abbiano tratto vantaggi economici da questa pandemia. Il governo cinese ha tentato di declinare la propria responsabilità per non aver informato in tempo le istituzioni sanitare mondiali della diffusione del virus, mentre quello russo ha cercato di aumentare la già esistente sfiducia nei confronti delle istituzioni europee ed americane mettendo in discussione la gravità stessa della pandemia.

Secondo il direttore generale dell’OMS, dobbiamo combattere l’infodemia allo stesso modo con cui combattiamo l’epidemia in corso. La prima sta creando, infatti, un impatto negativo sulla salute delle persone, aumentando il panico e l’ansia. Sta anche alimentando la sfiducia nei confronti della scienza e delle scelte prese dal governo.


In quale modo potremmo quindi fermare questo fenomeno?


Dal momento che ognuno di noi ha un ruolo importante nella lotta contro l’infodemia, una delle soluzioni potrebbe essere quella di fare riferimento solo a risorse affidabili e di verificare le notizie che leggiamo prima di diffonderle.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può aiutare a fermare questo fenomeno mediatico che sta uccidendo in tutti i sensi l’informazione e il giornalismo etico.


Articolo a cura di: Marijana Jovanovic



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