Kakegurui: il rischio, la vita e il gioco

“L’unico che può decidere il tuo valore... sei tu. Se vuoi guadagnare qualcosa, devi

raggiungerlo. Gli atleti professionisti rinunciano alla loro adolescenza per allenarsi.

Gli imprenditori forniscono garanzie per prendere in prestito denaro. È così che

funziona sempre. Per realizzare le tue ambizioni, devi correre dei rischi.”

Yumeko Jabami



Kakegurui, nato come manga dalla penna di Homura Kawamoto e dalle illustrazioni di Tōru Naomura viene pubblicato nel 2014 sulla rivista Gangan Joker e trasmesso in televisione per la prima volta il primo luglio 2017. Viene identificato come shōnen, in giapponese “ragazzo”, per fare riferimento ad un target di adolescenti quasi prettamente di sesso maschile, la verità è che non si tratta solo di una storia di ragazzi e ragazze e l’ambientazione, nonostante non ricada nel fantasy ha comunque dell’assurdo, in quanto si tratta di una scuola dove vigono regole dettate dal denaro e soprattutto dal gioco d’azzardo. Gli alunni che frequentano l’istituto Hyakkaou sono infatti figli di importanti e influenti uomini d’affari, politici e ricchi personaggi giapponesi. L’anno scolastico ha inizio con una serie di donazioni alla scuola, in particolare al consiglio studentesco, in base a quanto la famiglia dona e alle capacità di gioco e vincita dell’allievo si modella piano piano una gerarchia spaventosa: all’apice i futuri leader, i più scaltri e calcolatori, in basso coloro che non vengono più visti come esseri umani, bensì “bestie” (gatte le donne, cani gli uomini).


La narrazione si apre con la voce di Ryōta Suzui, che racconta la scuola e rivela che dall’arrivo della bella e seducente Yumeko Jabami nulla sarà come prima. Ed è proprio così. Se all’inizio gli studenti si battono per la sola questione del denaro e potere è solo dopo la venuta della ragazza che le carte in tavola prendono una piega interessante. Yumeko è senza dubbio l’incarnazione della pazzia, ma altresì è l’unico personaggio che non teme il gioco, le regole e la scommessa, accetta ogni sfida senza alcuna esitazione puntando sempre di più, senza ritegno. Ciò che colpisce però lo spettatore è in primo luogo la psicologia che si cela dietro ogni personaggio, di fatto spesso viene nominata “la maschera”, spesso viene portata al limite la mente umana andando a scavare là dove la verità spaventa di più e dove si celano i segreti, i desideri. In secondo luogo una componente più intima, che induce determinati personaggi a godere del rischio, in modo spropositato e decisamente spinto. Le inquadrature spesso provocatorie si soffermano a descrivere chiaramente l’euforia e l’eccitazione, talvolta anche i volti assumono espressioni grottesche in base al piacere o alla sete di potere, che diciamocelo, non lasciano indifferenti.


Yumeko funge quasi da strumento grazie al quale l’umanità degli allievi viene messa alla prova e fatta emergere. In particolare nella seconda stagione ci imbattiamo in situazioni nelle quali l’autostima e la poca fiducia fanno a pugni con una costante follia e sarà proprio il gioco a mettere in luce gli scheletri, costringendo i giocatori alla sincerità e alla lotta per la vita, letteralmente. Kakegurui non solo mostra l’effettivo problema della ludopatia e ciò che ne comporta, ma mette in luce la forza che si cela dietro ogni essere umano, il limite che viene sfidato in nome di una giusta causa o di un sogno, una dimostrazione, un grido che dice “io esisto”.


Articolo a cura di: Matilda Balboni

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