Iron Man: genesi di un eroe “umano”, figlio di un’intelligenza straordinaria

“Avevamo questo personaggio, che all’esterno era invulnerabile, non poteva nemmeno esser toccato, ma all’interno dell’armatura c’era un uomo ferito. Stan aveva introdotto una ferita particolare, il suo cuore era spezzato, in senso letterale. Ma si trattava anche di una metafora, ed era quello che rendeva interessante il personaggio.”


- Gerry Conway



Dietro la maschera si nasconde l’umano. Come dietro ad una macchina si cela il pilota, dietro ad un piano ci sta il cervello di un individuo e il meticoloso calcolo di una mente ingegnosa, capace, intuitiva e brillante. Gli amanti della Marvel però non possono non conoscere Tony Stark (Anthony Edward Stark) , il primo personaggio presentatoci nel primo film riguardante il repertorio della Marvel Cinematic Universe, della cosiddetta “Fase Uno” e della “Saga dell'Infinito”, prodotto dai Marvel Studios, distribuito dalla Paramount Pictures e diretto da Jon Favreau; stiamo parlando di “Iron Man”. Originariamente nasce come personaggio dei fumetti nel 1963, grazie all’ingegno di Stan Lee e Larry Lieber, alla mano di Don Heck e Jack Kirby, viene pubblicato dalla Marvel Comics.


Lo conosciamo in Afghanistan, dove una volta catturato attraverso l’utilizzo di armi della sua ditta, gli viene ordinato di riprodurre un’arma (da lui brevettata) al fine di compiere una distruzione di massa. Il proprietario delle Stark Industries, non ancora divenuto il celebre supereroe, ferito al cuore da frammenti metallici, si risveglia trovandosi nel petto una piastra magnetica per rallentare le schegge e così invece che eseguire gli ordini progetta e realizza un esoscheletro grazie al quale potrà fuggire. Tale armatura inizialmente è grezza, realizzata con materiali destinati a tutt’altro progetto; una volta tornato in patria ne ricostruirà un’altra, più resistente, più leggera in una lega di oro/titanio. L'oro è inossidabile, giacché resiste agli agenti corrosivi, ma è troppo tenero per un uso tecnologico, quindi viene utilizzato in lega, mentre l’alimentazione si basa su di un reattore Arc con una pila al palladio. In seguito Tony scoprirà che tale combinazione, piano piano rischierà di avvelenarlo, dunque è costretto a cercare un elemento sostitutivo. Elemento che, dopo diverse ricerche, anche riguardanti gli studi di suo padre e prove riuscirà a “scoprire” e ad utilizzare. Nei disegni di suo padre ritroverà il disegno di un Ipercubo (tesseratto, che se ricordate ritroviamo anche in “Capitan America” dopo la caduta nell’oceano). Era tutto scritto lì dal padre, con la speranza che il figlio crescendo avrebbe sviluppato un’intelligenza tale da recepire gli indizi e metterli in pratica: ecco che l’elemento integrato con un nuovo reattore ed una nuova armatura dal segnale dell’output energetico prende il nome di “badassium”. Ancora una volta le straordinarie capacità di Stark gli salveranno la vita.


Lee decise di rendere Stark il simbolo del capitalismo americano, ecco perché il personaggio che ne esce è un ricco produttore e distributore all’interno dell’industria bellica, inoltre un gran amante delle donne, un uomo cresciuto e vissuto nell’agio e nel lusso. Nonostante ciò non sarà il denaro a renderlo il leader della giustizia, tanto che nel corso della storia, Stark chiuderà i battenti dell’attività di produzione armi, giacché oltre che paradossale sarebbe immorale che un eroe che si batte per la vita metta in commercio i mezzi per spargere morte.


“Penso che all’epoca stessi cercando una sfida. Eravamo nel pieno della Guerra Fredda. I lettori, i giovani lettori, odiavano profondamente la guerra, non sopportavano i militari. Quindi decisi di realizzare un eroe che fosse l’incarnazione di tutto questo. Era un fabbricante di armi, produceva armamenti per l’Esercito, era ricco ed era un capitalista. All’epoca, pensai che sarebbe stato divertente sviluppare un personaggio che nessuno, potenzialmente, avrebbe apprezzato, che nessuno dei nostri lettori avrebbe compreso, con la precisa missione di farglielo piacere e farli appassionare. E divenne popolare”


- Stan Lee



La soluzione sta nella scienza e nella tecnologia, repertorio non sconosciuto alla Marvel, ma comunque una perfetta genesi per dare vita ad un supereroe. Il punto di svolta del personaggio, in questo caso, è proprio l’armatura (la prima disegnata dal fumettista Jack ‘Il Re’ Kirby) basata su un immaginario fantascientifico robotico. La prima infatti è molto simile ad un grande robot impacciato, pesante, lento, a tratti scoordinato e di colore metallico. In seguito il rosso diventa il colore simbolo di Iron Man e la seconda armatura il prototipo base per tutte le modifiche successive (in tutto 99 tute); si deve a Steve Ditko questo secondo look (lo stesso fumettista che progettò le vesti di Spider-Man). Sebbene la tuta sia il potere ma anche il limite, nonché la figlia di una grande intelligenza e la sua protettrice, al suo interno ciò che vi si trova è comunque un uomo. Un uomo che è simbolo e metafora di dualismo assieme alla sua corazza: all’esterno è letale, intoccabile, ma sotto lo strato di ferro e circuiti, il cuore batte nonostante sia compromesso. Letteralmente è ciò che accade quando Iron Man entra in azione e il conflitto lo porta a partorire delle scelte.


Che cos’ha Iron Man di diverso, perché pur non essendo nelle classifiche dei più forti, rimane il preferito della maggior parte del pubblico?


Perché il nemico, ci insegna Stark, spesso non è chi rema contro il nostro operato, bensì si trova nel conflitto che nasce in noi stessi, giacché a volte i pericoli più grandi derivano da una nostra debolezza. Essere eroi preclude l’essere “umani” e solo quando l’eroe torna con i piedi per terra e ripristina l’equilibrio dei suoi fantasmi è davvero invincibile.


Articolo a cura di: Matilda Balboni



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