IO E LUI

Qualcuno leggendo il titolo sarà già fuggito, ma è così che Alberto Moravia decide di presentarci il suo irriverentissimo e bislacco romanzo, come fosse una dolce ed innocente lettura rosa, di quelle anche particolarmente melense.

L’“Io” è il chiarissimo riferimento al protagonista o magari al più generale concetto di io, alla pluralità che nell’uno si identifica; “e” afferma il rapporto e l’unione inscindibile di due elementi che compongono non solo il titolo, ma anche la storia; dulcis in fundo “Lui”, inconfondibilmente maschile, questo pronome, purtroppo, non ci dice molto sull’essenza del soggetto: sarà una persona? Un Dio? Un mostro? Un pensiero? No, nulla di tutto ciò, o forse si, forse proprio tutto ciò e molto altro ancora. Non è facile descrivere nella sua interezza chi o cosa sia “Lui” e preferisco lasciare la sentenza all’intimità della lettura individuale, certo è, tuttavia, che la forma più comune con cui si presenta questo enigma è... quella fallica.

Moravia, infatti è da sempre l’autore dello stupore, dello scandalo e del peccato carnale, così controverso da guadagnarsi un posto nell’indice dei libri proibiti secondo il diritto canonico.


Non voglio, tuttavia, che pensiate che il suo sia un libro volgare, certamente se cercate una lettura serale per vostro figlio in fasce non sarà la più indicata, ma non è un romanzo sul sesso e, a mio avviso, sebbene parli di perversione, ironizza drammatizzando parossisticamente uno stato d’essere che più comune non potrebbe essere e, se si ha la volontà di superare il velo di imbarazzo e a volte di sdegno nei confronti delle situazioni presentate, si comprenderà che la maschera caricaturale (ma non troppo) del componimento, cela una profonda analisi della psicologia e dell’universo maschile, nonché una più generale trattazione del ruolo delle passioni umane.


La trama segue le vicende di un aspirante regista accompagnandolo nella sua lotta tra la sublimazione a cui ambisce e la desublimazione che ritiene essergli propria. Più analiticamente: Rico, il nostro protagonista, intrattiene una serie di rapporti circostanziali, falsi e fallimentari con chiunque lo circondi, ha una moglie innamorata di lui e di lui succube, ha dei conoscenti di cui ricerca il favore con mezzi infimi, ha delle amiche cui si sottomette nell’attesa di una ricompensa. Rico è un verme e a tratti sembra ne sia consapevole, ma la maggior parte del tempo il suo complesso di inferiorità lo conduce a tenersi alla larga da ogni azione che sia dolce, umana o sincera, poiché queste a lui sembrano caratteristiche proprie del desublimato.


Ma cos’è la desublimazione e perché Rico ritiene di esserne colpito?


Desublimato è, per Rico, chi sta sotto, chi non è sublimato, chi non si eleva alla maniera ascetica e si lascia, invece, dominare dai propri istinti. Rico sa di essere eternamente legato a questa classe di individui poiché egli è essenzialmente insoddisfatto, non sa essere un buon marito, non riesce a essere un buon regista e pertanto non riesce a realizzare il suo sogno, ha un rapporto al limite del complesso edipico con la propria madre, nel profondo si sente un fallito e questo lo porta all’incapacità di rapportarsi se non attraverso falsi convenevoli, con chiunque avverta al di sopra di sé. Rico è un uomo che non riesce ad affermare sé stesso e per giustificare ogni sua debolezza trova nel suo membro parlante, con il quale instaura vere e proprie conversazioni, il capro espiatorio di ogni sua inadempienza e dunque della sua desublimazione.


Il quadro che si presenta ha due diverse chiavi di lettura, il fronte conservatore interpreta il ruolo di “Lui” e, dunque, di tutto ciò che è carnale, come limitante nell’ottica di una progressione carrieristica, artistica e personale; io, invece, ho scelto deliberatamente di presentare la trama in un ordine che ne mettesse in evidenza l’aspetto liberale, poiché ai miei occhi il romanzo si presenta come la volontà di mettere in luce l’inutile demonizzazione di passioni naturali e l’ironia della naturale propensione maschile alla perversione. Sarò sincera, l’irriverenza del romanzo me ne ha fatto innamorare, l’ho trovato divertente, ironico, sagace, paradossalmente realistico e rivelatore, leggero ma non superficiale, inaspettato.


Miriam Stillitano



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