Intervista a Maurizio Laganà, direttore della rivista e fotografo professionista

Vent’anni di carriera e migliaia di scatti che hanno raccontato gli anni piu’ belli della Reggina ma non solo. Dalla Serie A alla Champions League. Maurizio Laganà, fotografo di Reggio Calabria, racconta i suoi inizi e la sua grande passione per la fotografia.



Vent’anni di carriera e di scatti su ogni terreno di gioco ma non solo. Come e quando nasce la passione di Maurizio Laganà per la fotografia?


La passione per la fotografia c’è sempre stata già da quando ero molto giovane, fotografavo qualsiasi cosa. Avevo una macchina a pellicola di mio padre e con quella documentavo ogni cosa. Ricordo un particolare al matrimonio di mio fratello che si è sposato quando io avevo 14 anni, a quei tempi non si usava che il fotografo andasse a casa della sposa, ed io ho fatto un report improvvisato del tutto naturale, senza pose studiate. In quei momenti nasceva in me la vera e propria passione per la fotografia. Allo stesso tempo la fotografia si è unita ad un’altra mia grande passione, quella per il calcio e per la Reggina. La mia prima partita degli amaranto fu contro la Nocerina nel 1987, la stagione di Scala che finì con la storica promozione in B. La cosa che mi ha subito colpito è stata l’attaccamento e la passione dei tifosi , la Curva Sud del vecchio Comunale era qualcosa di straordinario. I miei primi scatti furono proprio a quella Curva. Ai tempi le foto venivano pubblicate sul giornale Supertifo, che era molto letto. Allo stesso tempo scambiavo con gli altri fotografi di tutti Italia i vari scatti, io fornivo i negativi alle tifoserie ospiti e loro al ritorno contraccambiavano. Poco dopo iniziai ad andare in trasferta con la mia macchina fotografica. Ricordo che spesso finivo in campo per scattare qualche foto particolare, grazie anche all’aiuto di qualche steward che prestava servizio. La promozione in Serie A della Reggina rimane nella storia, la sento anche un po mia. La seconda trasferta nella massima serie degli amaranto, a Bologna, ricordo che mi venne fatto un accredito da Michele Favano per Amaranto New Team . Fu la mia prima partita in campo che coincise con la prima vittoria della Reggina in Serie A.


Al tuo nome vengono associati gli anni d’oro della Reggina, con degli scatti che hanno fatto la storia della società amaranto. Quale è per te il ricordo piu’ bello con gli amaranto e quale scatto porterai per sempre dentro?


Sono stato fortunato perchè la Reggina ha fatto 9 anni splendidi in Serie A nello stesso tempo in cui io iniziai a collaborare con agenzie ed a comprare l’attrezzatura digitale. La pellicola venne sostituita dalle nuove tecnologie. Importantissimo fu l’arrivo di Nakamura a Reggio Calabria che creò il famoso ponte con Tokyo. Questa sinergia si creò anche con la fotografia ed inizia a collborare con giornali giapponesi. Nel 2003 iniziai la collaborazione con l’agenzia Grazia Neri che durò fino al 2009. Con la liquidazione della stessa, il direttore portò tutti noi fotografi a Getty e dal 2009 in poi inizia per me l’esperienza che tutt’ora è attiva. Quegli anni furono un trampolino di lancio per me che mi permisero di lavorare in Serie A nonostante il fallimento della Reggina. Lo scatto piu’ bello legato alle annate amaranto senza dubbio è quello di Emiliano Bonazzoli a Bergamo. Venivamo da due anni di spareggi e per me fu uno scatto che segnò una vera e propria rivincita. Arrivavamo dal pareggio all’andata contro l’Atalanta che finì 0-0, il viaggio fu un’agonia psicologica. Arrivati a Bergamo prendemmo una macchina a noleggio e percorremmo la strada per arrivare allo stadio. C’era l’invasione dei tifosi bergamaschi e quell’aria fuori dallo stadio creata quasi per “intimorirci” la ricordo ancora. Iniziata la partita, l’Atalanta passò subito in vantaggio dopo dieci minuti con Natali, arrivò subito il primo dispiacere. Il lampo di Cozza ci portò sull’1-1 e con il pareggio era la Reggina a passare il turno. La partita non finiva piu’, scattavamo a raffica per distrarci dall’ansia e per far passare il tempo piu’ velocemente possibile. I minuti finali furono drammatici perchè vedevo lo stesso incubo di 2 anni prima, con il gol di Cossato. Al gol di Bonazzoli non so nemmeno io come sono riuscito a fare quella foto, tutta l’adrenalina l’ho scaricata dentro la macchina fotografica ed uscì quello scatto. Dietro di me c’erano i tifosi amaranto, c’era l’inferno. E’ quella l’immagine che mi lega ai miei 15 anni di fotografia alla Reggina. Ricordo con molto piacere anche l’annata del -15 , la partita con il Real Madrid e il 3-0 al Messina. Ma quell’immagine vale piu’ di Torino, lì avevi già la certezza della Serie A mezza in tasca, a Bergamo invece l’abbiamo sudata con l’esperienza degli spareggi passati.


Ogni soggetto fotografato ha una vera e propria anima. Tra tutti, quale è stato quello che ti ha colpito di piu’ e perche?


Ogni soggetto fotografato ha una vera anima. C’è una grande differenza tra le anime dei calciatori di una volta e quelli attuali. In quelli moderni si ha un po piu’ di difficoltà a trovarla. Se devo parlare di anima vera e propria, per me, è Maurizio Poli che ho avuto la sfortuna di fotografare poco perchè quando lui finiva, io iniziavo la mia carriera. Un calciatore che mi è rimasto impresso è stato Gennaro Gattuso perchè lì vedevi l’anima del calcio e della tua terra trasportata nel mondo. Un uomo vero e un calciatore che ha continuato a dare tutto anche da allenatore. Per me lui è il giocatore che mi ha emozionato di piu’ fotografandolo.


Il mondo della fotografia sta lentamente venendo risucchiato in un “giro”poco professionale grazie anche all’uso costante di tecnologie sempre piu’ avanzate che stanno sostituendo i veri e propri fotografi. Cosa ne pensi?


Il mondo della fotografia è cambiato senza dubbio però non do la colpa alla tecnologia che ha piu’ pregi che difetti in questo caso. La fotografia negli ultimi anni è stata attaccata da una crisi generale economica che ha colpito l’editoria. I giornali e gli editori non hanno piu’ i soldi per pagare i fotografi come si deve. Il numero di fotografi che vive solo di questa professione è davvero ridotto. Io non vedo un grosso futuro; chi ha ancora la fortuna di lavorare per agenzie grosse ha una grande fortuna ma chi lavora da freelance, secondo me, avrà tante difficoltà nel vivere solo di questo. La tecnologia innovativa serve a migliorare le qualità di un fotografo. Ognuno di noi scatta per come vediamo noi l’immagine tramite le nostre emozioni in quel momento, ogni scatto è molto soggettivo, è come un DNA, è uno specchio dell’anima del fotografo che la scatta.


Le differenze che vivi sulla tua pelle tra il calcio di dieci anni fa e quello attuale


La differenza tra il calcio di dieci anni fa e quello di ora è tanta ma soprattutto a livello pasisonale, di pubblico. Sugli spalti tante cose sono cambiate anche per l’avvento dei social, la partita si vive meno. Una volta la partita si viveva sette giorni su sette, le tifoserie si organizzavano e si preparavano le trasferte una settimana prima. C’era piu’ colore, i fumogeni, i tamburi. Cose che adesso non si possono piu’ entrare. Basta vedere anche le trasferte che erani piu’ libere, basta vedere un Catania-Reggina senza tifoseria o un derby senza tifosi ospiti o solo tesserati.


Lo spettacolo in campo una volta era di una categoria superiore, c’erano le sette sorelle che erano Juve, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma, Fiorentina ...ora il campionato ha un po perso di qualità.


Lo spettacolo piu’ bello a cui hai assistito in uno stadio di calcio


La finale di Champions Milan-Liverpool del 2007. Uno spettacolo in campo con tanti campioni quali Kakà, Maldini, Gerrard, Reina. Uno spettacolo sugli spalti con i tifosi del Liverpool che sono i tifosi piu’ passionali che io abbia mai visto in giro per l’Europa. Un senso di appartenenza unico, famiglie intere allo stadio. L’intera città era in festa ed entrambe le tifoserie bevevevano e mangiavano insieme. Un ricordo e uno spettacolo indimenticabile.


La responsabilità che ha un fotografo nel mostrare, attraverso gli scatti, le emozioni che uno spettatore non può vivere in prima persona


La responsabilità fa parte del nostro lavoro. Non conviene pensarci quasi mai altrimenti ci blocchiamo e avremmo difficoltà nello scattare. Il nostro obiettivo è cercare di parlare con la fotografia, è la nostra parola. Tutto quello che noi vediamo dobbiamo trasferirlo dentro l’obbiettivo e cercare di raccontare con la macchina quello che viviamo. In campo noi viviamo in modo diverso la partita, sentiamo le voci e viviamo le emozioni dei calciatori. A fine partita dobbiamo essere bravi nell’individuare la foto che esprima al meglio la cronaca della gara stessa che non deve essere obbligatoriamente un gol ma un’azione o un gesto che descriva al meglio i novanta minuti.


Un consiglio che daresti ad un fotografo alle prime armi


Non bisogna mai abbassare la testa e avere invece sempre una personalità forte fin da subito. Non bisogna mai abbassare la guardia perchè il mondo della fotografia è duro e bisogna entrare fin da subito in gamba tesa. Un fotografo, se vuole fare solo questa come lavoro, deve dedicarsi interamente alla fotografia e deve farsi pagare come è giusto che sia. L’attrezzatura costa e la professionalità ha un prezzo .


FOTOGRAFIE UFFICIALI



Articolo a cura di: Giorgia Rieto



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