Intervista a Fabrizio Ginesi, autore del libro "Salai" per "L'Italia che vorrei" di Marino Editore

Aggiornato il: 24 nov 2020



Cosa ti ha spinto ad intraprendere il mondo della scrittura? Guarda, mi è davvero difficile trovare un'origine in senso strettamente cronologico alla mia scrittura, figurati capire una motivazione più recondita. Questo è perché scrivo da quando ne ho memoria, è da sempre per me un modo di metabolizzare gli eventi quotidiani tramite una prospettiva più “oggettificante”, e quindi reale. Se proprio vogliamo questa potrebbe essere una motivazione, ma non la ritengo tale in quanto per un lungo periodo è stato qualcosa che ho fatto in maniera assolutamente inconscia.


Quali sono le tue passioni letterarie? Ovviamente il mio "scrivere da sempre" si affianca con un "leggere da sempre" ma in questo caso, fortuitamente, posso darti una risposta più circoscritta. Infatti, al contrario di come magari si agisce di solito, le mie preferenze non selezionano né per genere né per temi trattati, ma per influenza che queste opere potranno poi avere sulla mia arte. Ti faccio un esempio: per il mio primo libro, "Il parto della coscienza", che è ambientato in un ambiente monacale, per un periodo ho letto molto Eco, ma anche cose meno romanzate, come Jacques Le Goff. Per il secondo invece, che ho terminato proprio di recente, riprendo da modelli più "moderni" come Ellis e Houellebecq, interpretando questi stimoli in una chiave mia, cosa che in un certo senso fa unire queste diverse correnti in un filone a me, e solo a me, affine.



Fabrizio Ginesi autore del libro "Salai"


Come nasce il personaggio principale del tuo libro, il cosiddetto Salai? Beh in questo caso l'origine di "Salai", il protagonista del libro, è presto detto. Infatti questo era il vero soprannome di Gian Giacomo Caprotti, reale studente di Da Vinci, e significava "diavoletto" in milanese. In effetti per questo racconto in particolare ho inventato ben poco, si potrebbe quasi dire che mi sono limitato a romanzare una storia che ancora era "in cerca d'autore" volendo citare Pirandello.


Ti rifletti in qualche modo in lui? In ogni personaggio che scrivo, proprio per la tendenza "metabolizzatrice" che attuo nella mia scrittura, lascio qualcosa di me, seppur in maniera non

particolarmente voluta. In Gian Giacomo di certo riconosco la stessa necessità di affermarsi in un ambiente talvolta avverso, che non ci permette di esprimere il nostro pieno potenziale. Mi è però certamente più facile riconoscere le differenze tra noi, in quanto la sua personalità irruente e provocatoria è tendenzialmente distante dalla mia, che è sempre stata calma e riflessiva.


Il tuo libro parla anche del mondo dell’arte, in particolare della pittura, cosa ne pensi a riguardo? Cosa ti ha ispirato? Nel caso di "Salai" direi proprio che la pittura è uno dei temi preponderanti del racconto, sia nel filone narrativo che nel messaggio più recondito. Era in effetti un argomento che avevo esplorato poco nei miei precedenti lavori, sia perché di fatto non me ne intendo poi così tanto, sia perché l'ho sempre erroneamente considerata un'arte in forte contrasto con la scrittura, essendo una puramente illustrativa e simbolica e l'altra autodescrittiva. Nella stesura del racconto però mi sono accorto via via di quanto queste arti, ma in generale tutte le forme di espressione che richiedono di esternare il proprio "pathos", si assomiglino in maniera più profonda, e dunque possano essere messe in contatto. Di questo parla "Salai", e curiosamente è proprio questo tema che in maniera quasi metalogica mi ha ispirato: la necessità di espressione di qualcosa di più recondito in noi dei nostri stessi pensieri superficiali.


Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ho 17 anni, e sto finendo il Liceo proprio quest'anno. Quindi dal punto di vista strettamente accademico mi sto preparando all'ingresso all'università, ingresso che sto tentando di fare oltreoceano, ma al momento ho ben poche certezze a riguardo. Invece per quanto riguarda la mia vita più privata mi piace definirmi con ironia un "tuttofare nullafacente". "Tuttofare" in quanto nel corso di questi anni mi sono cimentato in un po' di tutto: dalla programmazione alla musica, dallo sport alla matematica avanzata, con la scrittura che chiaramente faceva da vaglio su ogni mia esperienza. "Nullafacente" in quanto nonostante le mie mille passioni io sia un eterno pigro, e quindi spesso finisca per passare intere giornate a non coltivarne neanche una.


Collaborazione - articolo a cura della Redazione con Fabrizio Ginesi



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