Il Recovery Fund, una strategia per il futuro?

Da qualche parte si è detto che: “l’incertezza è la condizione perfetta per scoprire nuove possibilità di successo”; sarà in virtù di questa massima che l’Europa ha trovato la chiave per il suo nuovo rilancio? Cercheremo di darne risposta di seguito.


Di fronte ad una situazione di stallo, dettata dalla questione Ungherese e Polacca e, non di meno, dalla disastrosa situazione economica creata dal Coronavirus, oggi l’Europa sembra mostrarsi trionfante grazie alla proposta di un nuovo progetto per il rilancio economico, denominato, per l'appunto, Next generation UE o, più semplicemente, Recovery Fund. Come ogni accordo che si rispetti, anche quest’ultimo ha incontrato diversi ostacoli per la definizione di tutti i termini di attivazione: pertanto, il timore di un’impasse lunga e pericolosa ha riattivato i canali di negoziazione sino a giungere al compromesso del 10 dicembre del Consiglio Europeo, nel quale sembra esser stata raggiunta l’intesa tra tutti i 27 Stati membri.


Ma andiamo con ordine, innanzitutto: che cos’è il Recovery Fund?


Se dovessimo partire da lontano per definirlo, dovremmo richiamare alla nostra memoria le vicissitudini francesi prima e tedesche poi che, quasi a sorpresa, si fiutarono a Bruxelles qualche tempo fa. Fu proprio l’asse Parigi-Berlino ad avanzarne la prima proposta sul fondo di recupero, che si basava esclusivamente su concessioni di denaro a fondo perduto. A seguire si aggiunsero Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, sino al progetto dell’intera Commissione Europea.


Tuttavia, la svolta è stata segnata dalla proposta del Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, il quale ha ribadito la necessità di puntare su 750 miliardi di euro, di cui 500 a fondo perduto e 250 come prestiti. Un accordo che dà piena attuazione ad una vera e proprio nuova generazione europeae che sembra, quasi in parte, un’intesa conciliante tra gli stati. Sì, diciamolo pure, quasi in parte: per accogliere le richieste del sud Europa, Michel ha difeso i 750 miliardi della Commissione UE (principalmente in sovvenzioni), mentre per ottenere l’appoggio del Nord ha tenuto in vita gli sconti al bilancio previsti per alcune economie.


Come si procederà?


Prima di ricevere la porzioncina economica personale promossa da Bruxelles, i vari Stati, oltre che rispettare le varie direttive Ue, dovranno presentare un programma scritto ad hoc entro la primavera del nuovo anno. Una volta presentato alla Commissione europea il Pnrr – Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza – Bruxelles avrà a disposizione fino a 8 settimane per esaminare e proporre il piano al Consiglio Ecofin, il quale dovrà approvarlo dopo un’attenta valutazione; perciò potrebbero passare dei mesi prima che questo avvenga e che concretizzi la possibilità di accedere subito al 10% del finanziamento globale. Ci saranno poi i manager che ne gestiranno i fondi, e su questo ne riparleremo!


...e all’Italia?


Stavolta l’Europa ci regala un’inaspettata sorpresa: sembra che, sotto l’albero, il regalo più grande sia proprio per noi. L’obiettivo più importante del negoziato consisteva nell’assegnazione della quota maggiore del fondo all’Italia, in quanto Paese più colpito dal Covid-19: 209 miliardi su 750, quasi il 30% per lo Stivale che rappresenta il 12% circa del Pil dell’Unione. E i nostri ministri hanno ricambiato questo “dono” con una valanga di progetti, così da non farsi trovare impreparati il primo giorno utile, con la speranza che sia prima di aprile.


Articolo a cura di: Miriana Longo



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