Il momento più bello della giornata: quello in cui tu e io diventiamo noi

L’autore di poesie in romanesco Trilussa in una famosa poesia affermava “tutto sommato, la felicità è una piccola cosa” e oggi più che mai possiamo apprezzarne il significato. Le notizie sulla guerra, il caro bollette, la crescente ansia per la situazione ambientale ci ricordano quanto spesso diamo per scontato le cose che dovremmo apprezzare maggiormente. Non si tratta esclusivamente dell’essere grati di avere un tetto sopra la testa, bensì di dare valore alle opportunità che ci si presentano, alle persone che incontriamo e alle quali decidiamo di legarci. Non è necessario organizzare cose strabilianti ogni volta che ci si incontra con una determinata persona, a volte sedersi sul bordo di un marciapiede a chiacchierare è abbastanza: abbastanza confortevole da far sentire entrambe le persone al sicuro e consolidare il loro rapporto. Delle piccole cose ne sapeva già molto Winnie the Pooh, l’orsetto protagonista della serie di romanzi per ragazzi scritti da Alan Alexander Milne. Il famoso personaggio è apparso per la prima volta nell’edizione natalizia del London Evening News. I due romanzi con protagonista l’orso antropomorfo uscirono nel 1926 e nel 1928, entrambi illustrati da Ernest H. Shepard ed entrambi ben accolti sia dal pubblico che dalla critica.



Come sono nati i racconti dello “sciocco orsetto” e perché si chiama Winnie the Pooh? È il 1925, il figlio Christopher Robin Milne è nato 5 anni prima e Milne decide di comprare una villa di campagna circondata da 9,5 acri a Hartfield, nello East Sussex. Christopher Robin è ancora piccolo e, come tutti i bambini, possiede dei peluche e adora sentirsi raccontare le fiabe della buonanotte. Tra i tanti pupazzi di Christopher Robin emerge un orso di pezza, di nome Edward: un giorno, lo scrittore britannico porta suo figlio allo zoo di Londra, dove incontrano la cucciola d’orso “Winniepeg”, rinominata “Winnie” dai bambini londinesi. Christopher Robin è così colpito da Winnie che decide di chiamare così anche il suo orsetto di pezza: Milne decide quindi di far diventare l’orsetto Winnie il protagonista nelle fiabe della buonanotte, ideate appositamente per Christopher Robin, nelle quali appariranno anche gli altri animali di pezza del bambino.


La seconda parte del nome – Pooh – è invece il nome di un cigno incontrato da Christopher Robin, mentre l’articolo determinativo “the” posto tra i due nomi è una curiosità linguistica, riguardo la quale Milne non diede mai reali spiegazioni. Spesso l’orsetto viene chiamato semplicemente Pooh perché, come spiegato nel primo capitolo, l’orsetto ha delle braccia molto rigide e ogni volta che una mosca si metteva sul suo naso l’orso doveva soffiarla via.


Ebbene, se un orsacchiotto con un nome così complicato non sembra poter essere il miglior esempio per imparare ad apprezzare la semplicità, bisogna ricordare che l’abito non fa il monaco: il carattere di Pooh è infatti molto più semplice e tranquillo.


Winnie Pooh infatti passa le sue giornate mangiando miele e componendo poesie; vive in una vecchia quercia, sulla cui porta è affisso un cartello con scritto “Mr. Sanderz” – versione storpiata di Mr. Sanders – nome assolutamente non connesso a lui, nonostante sia appeso alla sua porta di casa. Pooh è stato definito a volte uno “sciocco orsetto”, magari perché poteva succedere che si dimenticasse di pensare, ma Winnie Pooh non ha mai perso di vista le cose davvero importanti per lui, come la compagnia di Christopher Robin. L’orsetto Pooh ha sempre delle belle parole da rivolgere al suo amico:


Arrivi giusto in tempo per il momento più bello della giornata: quello in cui tu e io diventiamo noi


Articolo a cura di: Claudia Crescenzi

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