Il grido disperato di Haiti

Aggiornamento: set 2

Il paese caraibico è davvero in ginocchio: il terremoto del 14 agosto – con un bilancio di oltre 2500 vittime, 12 mila feriti e 300 dispersi – a cui si aggiunge la mancanza di vaccini anti-Covid, arrivano in un momento già drammatico per Haiti.


(Fonte: Sky Tg 24)



Nel mondo, molti luoghi sono “perseguitati” da eventi sismici molto gravi: Haiti è – purtroppo – uno di questi. Vittima di ricorrenti terremoti, spesso distruttivi, con magnitudo molto alta (il sisma di qualche giorno fa ha fatto registrare un 7.2) , il problema del Paese dell’isola di Hispaniola risiede nella sua posizione: infatti, Haiti si trova al margine di placca, cioè in un punto vicino al bordo di una placca tettonica.

Altri luoghi, quali il Giappone, condividono posizioni simili a quella di Haiti: a queste latitudini, il rischio che la terra si muova violentemente è altissimo. Nell’ultimo terremoto, quello del 14 agosto, Haiti ha subito uno struscio laterale tra due placche, la nordamericana e quella caraibica; il movimento della faglia viene definito anche come transpressivo, ossia dovuto ad uno struscio laterale compressivo. A questa situazione precaria, si aggiunge la mancanza del rispetto di criteri antisismici nella costruzione degli edifici, che fa moltiplicare esponenzialmente i danni alle persone e alle cose.


Rispetto al terremoto del 2010, sisma che causò la morte di oltre 200mila persone, il sisma di qualche settimana fa – come ha raccontato Mariavittoria Rava, Presidente dell’associazione Francesca Rava, che opera nel paese caraibico da trent’anni – presenta caratteri diversi: “se nel 2010 erano le persone a raggiungere l’ospedale della capitale, che si ritrovò al completo, ora dobbiamo essere noi a raggiungere le aree rurali.” Villaggi abbandonati a se stessi, senza possibilità di comunicare con le città, l’assenza di qualsiasi mezzo pubblico, il crollo di un ponte, sono soltanto alcuni dei problemi più grandi nella gestione dell’emergenza.



Anche la Chiesa, da tempo attiva nel paese caraibico, cerca di aiutare le persone nelle parrocchie e non solo. Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, ha evidenziato come ci sia “bisogno urgente di cibo, di ripari, di kit sanitari e bisogna intervenire per garantire acqua e condizioni igieniche adeguate, perché la popolazione più vulnerabile è la più esposta adesso al rischio di malattie infettive, come il colera e il covid-19". In generale, Caritas Italiana ha lanciato una raccolta fondi e, con Caritas Haiti e Caritas Internationalis, sta coordinando gli interventi per la popolazione colpita, grazie al milione di euro stanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Proprio grazie a ciò, la Caritas è già riuscita a distribuire kit alimentari e aiuti d'urgenza a 500 famiglie e vorrebbe raggiungerne altre 1.400.


Un’ondata di aiuti internazionali è già giunta nel Paese di Hispaniola; anche se, ancora, non basta: è necessario che la comunità internazionale intervenga, cercando soluzioni tempestive e corali, così da cercare di aiutare per davvero gli haitiani, già provati da troppi troppi anni di privazioni e stenti.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese



28 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti