Il futuro della tecnologia è qui

La “Swift Student Challenge” di Apple, raccontata dal premiato Gianpiero Spinelli.


Ogni tanto – destando parecchio stupore – la premiazione in ambito professionale di giovani menti del Bel paese lascia i lettori profondamente stupiti, colpiti da quella che appare una visione inattesa e forse, anche, insperata. Eppure sono diverse le figure di riferimento nel panorama giovanile che si distinguono per competenza e dedizione, applicando saggiamente quanto appreso nel proprio settore di studi e lavorativo. I microfoni de Il Confronto Quotidiano oggi desiderano dare voce a Gianpiero Spinelli, giovane trentino classe ’98 recentemente premiato da Apple nell’ambito della “Swift Student Challenge 2021”. Nel corso della nostra conversazione, Gianpiero ha dimostrato una grande capacità critica rispetto al panorama che lo circonda, non soltanto sotto un profilo lavorativo, ma riflettendo quest’ultimo sul mondo che ci circonda. Grande appassionato della casa di Cupertino, sogna di cambiare col suo contributo il nostro approccio alla tecnologia e desidera che questa possa migliorare il mondo del futuro.



Ciao Gianpiero, presentati!

Sono Gianpiero, vengo da Trento, studio informatica a Modena e sono appassionato di sviluppo iOS, mobile e tutte le cose “cliccabili” che avete sui vostri telefoni.


Cos’è la Swift Student Challenge e di cosa ti sei occupato nell’ambito della competizione?

La “Challenge” è una sfida che Apple lancia tutti gli anni agli studenti di tutto il mondo, per la quale bisogna creare un prodotto – in questa edizione una applicazione – su un argomento scelto dallo studente: passioni e tutto ciò che le coinvolge. L’anno scorso ho deciso di sviluppare una applicazione in modo da spiegare ai più giovani cosa fossero gli algoritmi di ordinamento. All’università ho frequentato il corso di “Algoritmi e strutture-dati”, uno dei primi che si affrontano. Mi ha sorpreso il fatto che ci siano tantissimi algoritmi di ordinamento – ordinare una lista non richiede molto tempo – con un costo variabile, ciò spinge a scegliere l’algoritmo migliore per la lista da ordinare.


Cos’è un algoritmo di ordinamento?

Facciamo un esempio: hai un file Excel con dei nomi e vuoi ordinarli in ordine alfabetico. Ci sono diversi modi per farlo, in base a come è composta la lista. Lo si può spiegare anche con i numeri: si lavora con porzioni sempre più piccole della lista, sino a che non rimane un solo elemento già ordinato. Queste liste si uniscono e si arriva ad una lista ordinata. Si possono anche confrontare gli elementi uno ad uno, oppure c’è un algoritmo che funziona concettualmente come l’ordinamento manuale delle carte da gioco.


Hai anche previsto delle funzionalità, nel progetto presentato, utili ai non vedenti. Come nasce questa idea e la tua sensibilità verso necessità spesso eccessivamente trascurate?

Anni fa ho sviluppato Specto, una applicazione per guardare la tv su smartphone e tablet, che ha anche una grandissima user base di persone non vedenti. Questo mi ha spinto ad implementare delle funzionalità che tengano conto anche di queste necessità. Continuo ancora a ricevere mail – che mi rendono contentissimo – dove mi ringraziano per aver implementato il supporto a VoiceOvernell’applicazione. Ritengo che con pochi sforzi, si possa avere un grande impatto. Mi sono chiesto: “Perché non renderla disponibile e accessibile anche per i non vedenti?”.


Cosa studi?

Studio come rendere migliore il futuro grazie alla tecnologia. Con quest’ultima puoi fare di tutto. Recentemente ho frequentato un corso universitario dove si impiega la tecnologia nel mondo dell’educazione, questo apre molte porte per gli studenti con disabilità. Non soltanto: le menti sono molto diverse. Ci sono persone più portate per materie scientifiche o umanistiche, questa cosa va sfruttata per aiutarli ad arrivare ad un medesimo livello di conoscenze, sfruttando metodi anche diversi. Non è scontato che lo studio sui manuali spinga tutti gli studenti al medesimo livello di conoscenze. Vi sono studenti che incontrano una difficoltà oggettiva nello studio sui libri, che magari non si incontrerebbe giocando a un gioco che offra lo stesso livello di conoscenze e competenze.


Quali sono le tue ambizioni e prospettive per il futuro lavorativo? Cosa vuoi fare da grande?

Quando ero bambino volevo fare il pompiere o comunque guidare l’ambulanza (ndr. ride). Il mio sogno, da quando frequentavo le scuole medie, è lavorare per Apple. Il mio obiettivo è trovare un lavoro all’estero, in America o in Europa, poiché lì valutano molto di più lo sviluppo in campo iOSrispetto all’Italia. In Italia lo snobbano un po’, ti faccio un esempio: pochi giorni fa un amico laureato in ingegneria è stato contattato da una azienda che si occupa di sviluppo software. Lui ha manifestato un interesse verso lo sviluppo mobile e questa azienda gli ha risposto asserendo che lo sviluppo mobile non abbia futuro. Come puoi affermare una cosa simile in un momento del genere? Vent’anni fa, forse, si poteva ancora pensare che si trattasse di un mercato irrilevante, dal momento che il mondo tecnologico stava ancora nascendo e difficilmente ci si poteva rendere conto del potenziale che avrebbe potuto dimostrare. Spero si sbaglino!


Si tratta di un mercato competitivo? Cosa ti piacerebbe apportarvi con il tuo contributo?

È sicuramente un mercato competitivo, ci sono ragazzi che iniziano a sviluppare quando frequentano le scuole elementari. Io ho iniziato da autodidatta quando frequentavo la terza media. Per quanto sia un mercato competitivo, però, il lavoro si trova se sei bravo e hai passione: devi continuare ad aggiornarti e studiare cose nuove – ogni anno viene rilasciata una nuova versione di un sistema operativo e quasi ogni mese una nuova versione del framework. Io vorrei aiutare la società a vivere meglio, credo che la tecnologia possa aiutare la società in molti modi che non sono stati ancora nemmeno concepiti. Sicuramente l’Italia al momento non è il posto giusto per farlo, ancora non siamo arrivati ad un livello di sviluppo tale da avere la tecnologia intorno a noi. Probabilmente in futuro ci si arriverà – spesso si parla anche in Italia di smartcities, ma mi sembra ancora molto presto. Noto anche che molte aziende tech del settore faticano ad andare avanti e falliscono. L’unico – o comunque uno dei pochi – punto di interesse è l’America. Un esempio è la funzionalità che consente di esibire la propria carta d’identità sullo smartphone, lanciata lo scorso mese da Apple. È disponibile però per ora solo in Arizona, un solo stato in tutto il mondo. Potrebbe cambiare il modo di viaggiare di tutti noi: già sullo smartphonepossiamo importare la nostra carta di credito e biglietti di viaggio; non servirebbero più il portafoglio e i documenti fisici, ma solo il telefono. Si tratta di un passo verso la digitalizzazione, naturalmente ciò può spaventare molto, poiché non si è più in possesso esclusivo dei propri dati, li si affida a qualcun altro dall’altra parte del mondo e ne si perde il controllo. Naturalmente la tecnologia può avere anche e soprattutto riscontri positivi e ciò dipende da come viene maneggiata.


Hai già pubblicato diverse applicazioni sull’Appstore, ma quale di queste secondo te è un must have per un utente iOS?

Direi proprio “Specto”, perché insomma, chi non guarda la televisione? Certo, adesso è un’abitudine che va perdendosi, anche io la guardo poco, ma magari ci potrebbe essere proprio quel programma che hai voglia di guardare e “Specto” ti permette di farlo ovunque. Molti mi scrivono dicendo di non avere l’antenna in camera da letto, ma che con “Specto” e l’Apple Tv possono farlo tranquillamente.


Progetti in cantiere? Ti stai preparando per la nuova Challenge?

La nuova Challenge si è già conclusa domenica scorsa, ho inviato il mio progetto e tra un mese saranno comunicati i risultati. Spero in bene! Ci sono tanti progetti in cantiere, però c’è poco tempo per realizzarli. Ho in serbo 2-3 applicazioni con il design pronto – collaboro con un amico che si occupa di design – spero di riuscire a pubblicare qualcosa di nuovo entro l’estate. È bello poter sviluppare qualcosa, pubblicarlo e osservare gente da tutto il mondo che scarica l’applicazione ed è felice di usare qualcosa che hai creato tu. È una grande soddisfazione.


Che consiglio daresti ad altri coetanei che sognano – nei rispettivi campi di riferimento – di muovere i primi passi verso una carriera lavorativa, ma che spesso sono condizionati da fattori esterni alle competenze, come la paura di non farcela o le difficoltà di inserimento?

Ogni campo lavorativo è diverso dall’altro. Per quanto attiene al mio posso sicuramente invitare a lanciarsi e sviluppare progetti da pubblicare, è la migliore palestra che possiate fare. Un altro consiglio: non abbiate paura dei no. Prima o poi chiunque ce la fa, la sola cosa che possiate fare è continuare a provare.


Articolo a cura di: Antonino Palumbo

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