Il calore di scarto industriale rende potabile l’acqua salata

Una soluzione al problema dell’acqua potabile è stata proposta in Australia, attraverso un impianto pilota.


Il problema della scarsità di acqua potabile – pur non toccando, per ora, direttamente l’Occidente mondiale – è sempre più evidente e drammatico. Ad esempio, nel 2015, uno studio aveva rivelato che tre persone su dieci non avevano accesso all’acqua potabile sicura: in soldoni, parliamo di poco più di due miliardi di persone.


Per far fronte a questo silenzioso – e al contempo assurdo – scenario, alcuni ricercatori della Queensland University of Technology hanno ideato un sistema di filtrazione a basso costo, che opera attraverso una membrana speciale e utilizza il calore di scarto industriale, o quello del sole, per purificare l’acqua.



Gli studiosi sono stati capaci di filtrare e rendere abbastanza pura sia l’acqua salata che quella di un pozzo, in modo tale da utilizzarla per irrigare i campi o per dissetarsi. L’impianto pilota, approntato dalla squadra, consente di sperimentare la tecnologia che permetterebbe di lottare contro la siccità, usufruendo dell’acqua dei pozzi ad alto contenuto di sali.


Graeme Millar, della Facoltà di Scienza e Ingegneria dell'Università, nonché responsabile del progetto, qualche tempo fa, all’emittente radiofonica nazionale Abc, ha affermato che la tecnologia è stata approntata in quattro anni, per mezzo della partecipazione di un team di ricercatori nipponici. Il fondamento del sistema è da rintracciare nella possibilità di riscaldare acqua salata o impura, cosicché venga prodotto vapore da trasferire attraverso la membrana.


La metafora utilizzata da Millar è emblematica, infatti lo scienziato afferma che “è come quando si fa una doccia calda, cioè si accumula vapore che si condensa sullo specchio freddo del bagno: l'acqua condensata è acqua pura.”



L’impianto sperimentale presente a Brisbane tratterà quasi mille litri di acqua al giorno per sei mesi. Nel caso in cui dovesse rivelarsi un sistema efficace, verranno condotti ulteriori studi in altre località. Inoltre, Millar aggiunge che se la tecnologia dovesse essere commercializzata, potrebbe essere installata presso siti industriali per usufruire del calore di scarto prodotto. Inoltre, questo progetto potrebbe essere utilizzato anche in zone colpite dai disastri naturali, luoghi nei quali le forniture idriche non sono sempre garantite. Gli impianti sono portatili e piccoli, perciò possono entrare in un container e sono autoalimentati.


In definitiva, il sistema realizzato dagli studiosi australiani sembra efficace. La speranza è che possa rivelarsi utile, in modo tale da utilizzarlo su larga scala.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese



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