Il calendario romano: che cosa significano i mesi?

Siamo nel mese di dicembre. Ma vi siete mai chiesti il perché di questo nome? Perché i mesi hanno queste denominazioni, che ad un’occhiata più attenta parrebbero quasi strani? Perché settembre, ottobre, novembre e dicembre, che sembrerebbero suggerire nel nome i numeri sette, otto, nove e dieci, sono invece il nono, decimo, undicesimo e dodicesimo mese? Lo scopriremo in quest’articolo.



Dobbiamo sicuramente fare un salto indietro, bussare alla porta dei nostri cari antenati romani e chiedere “ma com’è il vostro calendario? Voi come li chiamate i mesi?”, basterebbero queste due domande per rispondere alle domande qui sopra fatte.


Difatti, alla fondata Roma, secondo la leggenda di Romolo, egli stilò un calendario composto di dieci mesi, per un totale di 304 giorni in un anno, togliendo di fatti 61 giorni rispetto alla nostra calendarizzazione.


L’anno romuleo iniziava con il mese di marzo, dove entrava nel ciclo stagionale la primavera, momento di rinascita e di rigogliosità per le piantagioni e per la vita. In latino martius, questo mese era dedicato al dio Marte, il dio della guerra, che tutti conosciamo. Il mese successivo aprilis, era invece dedicato ad Afrodite, dea della bellezza e dell’amore; maius alla dea Maia, che rappresentava la fertilità della terra e poi iunius, alla dea Giunone, dea della procreazione e della maternità.


I restanti sei mesi, invece, semplicemente prendevano il nome della posizione che occupavano, così quintilis (derivato da quinque), era il quinto mese; sextilis (da sex), il sesto mese e gli altri il settimo, ottavo, nono e decimo mese.


Tornando a dicembre, in latino december, per capire dobbiamo scomporre la parola: decem significa proprio “dieci”, il decimo mese dell’anno, mentre ber, probabilmente derivato dal sanscrito ver, significa propriamente “tempo, volta”. Dunque, la “decima volta” che si ripete il mese nell’anno e lo stesso discorso vale chiaramente per settembre, ottobre e novembre.



Ma allora gennaio e febbraio da dove vengono, visto che noi abbiamo 12 mesi in un anno, secondo il ciclo terrestre intorno al sole? E, invece, abbiamo mesi come luglio e agosto al posto di quintilis e sestilis? Dopo Romolo, durante il regno di Numa Pompilio, ci fu una nuova riforma del calendario che aggiunse all’anno i mesi ianuarius e februarius. Dobbiamo poi al calendario giuliano, ovvero quello compilato da Gaio Giulio Cesare grazie all’astronomo Sosigene di Alessandria, l’introduzione dell’anno bisestile. Successivamente Marco Antonio cambiò il mese quintilis per iulius, in onore di Gaio Giulio Cesare e augustus, invece, prese il posto di sextilis nell’8 a.C. in onore di Gaio Giulio Cesare Ottaviano.


In seguito, la riforma calendariale di Gregorio XIII, pontefice del XVI secolo, porta poi alla nostra forma e concezione di calendario solare. Quello che è interessante notare è come, in tutto questo tempo, non si è persa la grafia dei mesi, gli stessi che scandivano il tempo all’alba del 753 a.C.


Ecco allora che tutti i mesi hanno un significato ben preciso e questo dovrebbe farci riflettere alquanto sulla qualità del tempo che trascorriamo: non limitiamoci a contare i mesi che passano, cerchiamo, invece, di comprenderne il significato.


Articolo a cura di: Marco Mariani



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