Il calcio al tempo del Covid

Aggiornato il: 15 dic 2020

<< Papà, l’estate è finita, avevi detto che il virus sarebbe morto, domenica mi devi portare allo stadio>>


Il calcio al tempo del Covid - Il confronto quotidiano
Foto di Maurizio Laganà

L’Italia è da sempre riconosciuto come un paese di poeti, santi, navigatori...e calciatori. Solo le guerre mondiali, in passato, riuscirono a fermare il calcio. Oggi ci ha pensato il Covid. O almeno ci ha provato o ci sta provando. Ma sicuramente lo ha profondamente cambiato. Stadi desolatamente vuoti! Niente baci e abbracci in curva al goal della propria squadra del cuore; niente scosse telluriche nei vari settori dello stadio quando il pallone gonfia la rete; niente viaggi dei tifosi in pullman o ammassati nelle cuccette dei treni, dividendosi un panino in sei, prima di scendere alla stazione per difendere il nome della propria città; niente tifosi assiepati fuori dai campi di allenamento alla ricerca di autografi. Cambiano anche le immagini sul campo: niente bambini che entrano in campo tenuti per la mano dai vari idoli di turno, con primo piano delle telecamere che inquadrano i loro occhi sognanti; niente strette di mano nel cerchio di centrocampo tra i capitani e l’arbitro od al terzo tempo; niente abbracci tra giocatori dopo un gol ma solo tocchi di gomito e piedi; i compagni o gli avversari che si rialzeranno da soli dopo un contrasto o un infortunio; niente scambi di maglia alla fine della partita.

Tutto ciò, naturalmente, ha avuto ed ha un pesante risvolto economico. Le società calcistiche sono in grosso affanno: mancati introiti dal botteghino, sponsor che non investono come prima, minori guadagni dalle pay tv e conseguente accrescimento dei debiti nei confronti delle banche e degli istituti di factoring che provvedono, anzitempo, ad anticipare alle società gli importi dei proventi televisivi, diminuiti oggi proprio a causa dell’emergenza. Molte società sportive sono a rischio fallimento, soprattutto quelle impegnate nei campionati minori, dove la voce entrate non registra sicuramente gli incassi delle televisioni, dove diventano esosi gli esborsi per garantire la corretta applicazione e la gestione dei protocolli sanitari. Il Covid non ha ancora mollato la presa e anzi, proprio in questi giorni sta tornando prepotentemente a circolare mettendo a rischio la ripresa economica e sociale del paese, compreso il carrozzone calcio. Il Governo, d’intesa con le Regioni, ha regolamentato l’ingresso negli stadi fino ad un massimo di mille persone. Si cerca di tornare pian piano alla normalità, ma andare allo stadio non è come andare a teatro: quando l’attaccante si avvicina all’area di rigore non è possibile sognare il goal stando seduti sul seggiolino. E chiara è stata la posizione degli Ultras d’Italia, che da subito hanno dichiarato la propria contrarietà a queste restrizioni negli stadi, schierandosi apertamente contro la riapertura parziale degli stessi, rivendicando che le emozioni non possono rimanere fuori dai cancelli.


Il rischio concreto è che l’emergenza sanitaria possa anche in qualche modo falsare il campionato. Ogni domenica sembra di assistere ad un bollettino di guerra, tra società che annunciano aumenti dei contagi tra i propri tesserati, richieste di rinvio di partite che talvolta si trasformano in vere e proprie pantomime. Un esempio eclatante è stato quanto successo in questi giorni fra Juventus e Napoli, con la squadra partenopea che rinuncia alla trasferta di Torino, bloccata, a proprio dire, dalle prescrizioni dell’ASL di Napoli. Quest’ultima, ricevuta la comunicazione della positività del giocatore Zielinski, e scattato l’isolamento fiduciario, con apposita Pec ha esplicitato che il Napoli non avrebbe potuto raggiungere Torino o qualsivoglia città. La vicenda si è conclusa con la sentenza del Giudice sportivo che ha decretato la sconfitta a tavolino del Napoli per 0-3 ed un punto di penalizzazione. Senza entrare nel merito della congruità della sentenza, ciò che sicuramente balza agli occhi dei tifosi è che: A perdere è solo il calcio! Non è questo che i tifosi si aspettano.

“Il calcio è musica, danza e armonia. E non c'è niente di più allegro della sfera che rimbalza"


Mai come in questo momento storico, la frase recitata dal grande O Rey, Edson Arantes do Nascimento in arte Pelè, può rappresentare il punto di partenza per distogliere la mente da quello che, in pochissimi mesi, ha sconvolto le abitudini e la vita di milioni di italiani.


Il calcio ai tempi del Covid. Ridateci il nostro calcio.


<<Papà, visto che non possiamo entrare allo stadio, che ne dici se andiamo fin sotto i cancelli a tifare fino a farci sentire dai giocatori?>> << Figlio mio, prendi la bandiera, la sciarpa e andiamo. Ma prima ricordati di metter su la mascherina!>>.


Natale Fotia




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