Il buco dell'ozono. Da pericolo per la salute umana a videogame

Nonostante le misure attuate nel corso degli anni, la riduzione dello strato dell'ozonosfera è un fenomeno che non dovrebbe essere preso alla leggera. È stato infatti stimato che una riduzione del 5% della concentrazione di ozono nella stratosfera può portare ad un incremento di circa il 10% nei casi di tumori alla pelle. Per questo, nonostante i successi fin qui ottenuti, la sensibilizzazione al problema rimane un tema attuale e si mantiene al passo coi tempi diventando videogame.



L'ozonosfera, o strato dell'ozono, gas di cui è principalmente formato, è lo strato inferiore della stratosfera e si trova ad una distanza di circa 15-35 Km dalla Terra. Questo particolare strato protegge da sempre gli esseri viventi dall'azione dei raggi ultravioletti emanati dal sole, funzionando da filtro.


La causa dell'assottigliamento dello strato di ozono è dovuta al fatto che, a partire dal 1960, vennero introdotti in commercio alcuni composti sintetici come i Cloro-fluoro-carburi (CFC), noti anche col nome commerciale Freon, e gli Idro-cloro-fluoro-carburi (HCFC). Queste sostanze all'epoca sembravano avere proprietà estremamente vantaggiose, in quanto, non presentavano problemi di tossicità nei confronti degli organismi umani e vennero utilizzate come fluidi refrigeranti, solventi e propellenti per bombolette spray, diffondendosi rapidamente all'interno dell'atmosfera.


Il 16 Maggio del 1985, un gruppo di ricercatori, guidati dal geofisico Joseph C. Farman, scopri come in prossimità dell'Antartide, a circa 22 chilometri di altezza dai ghiacciai, si era creato un buco nello strato dell'ozonosfera. La scoperta fu pubblicata sulla rivista Nature ed ebbe fin da subito una risonanza mondiale. Tuttavia, già 10 anni prima, nel 1974, i ricercatori Rowland, Molina e Crutzen, avevano denunciato gli effetti dannosi dei CFC sull'ozono, portando avanti degli studi che nel 1995 gli valsero il premio Nobel per la chimica.


Ma come funziona il processo che porta alla distruzione dell'ozonosfera?


Proviamo a parlare un po' di chimica.

Innanzitutto lo strato di ozono (O)3 non è un entità stabile, ma segue un processo di distruzione e rigenerazione continuo fin tanto che non interagisce con alcuni tipi di sostanze, in particolar modo il Cloro. A loro volta le sostanze come il Freon,essendo inerti, riescono a raggiungere la stratosfera senza subire modifiche. Solo qui, sotto l'azione dei raggi ultravioletti, vengono scisse liberando gli atomi di Cloro. La presenza del Cloro all'interno della stratosfera interrompe il ciclo naturale di creazione e distruzione dell'ozonosfera, trasformando l'ozono in Ossigeno (O2). Inoltre, il Cloro fungendo da catalizzatore, al termine del ciclo di reazioni che portano alla distruzione dell'O3 si rigenera, arrivando a distruggere migliaia di molecole prima di esaurirsi del tutto.


Occorreva un'azione globale per far fronte ad un tale pericolo, cosi nel 1987 fu redatto il Protocollo di Montreal, volto a ridurre la produzione e l'uso delle sostanze nocive per l’ozonosfera. Ad oggi 197 paesi hanno ratificato l'accordo rendendolo il primo accordo delle Nazioni Unite universalmente approvato. Già nel 2018 alcuni studi effettuati dalla NASA avevano mostrato i primi risultati della rimarginazione dello strato. Tuttavia, il fenomeno, che comunque è soggetto anche ad oscillazioni climatiche, ha fatto registrare nel 2020 un’espansione da record del buco dell'ozono sempre in prossimità dell'Antartide. Esistono infatti anche altre sostanze che contribuiscono, in maniera analoga al Cloro, alla riduzione dello strato. Uno fra tutti il Biossido di Azoto (N O)2 famoso per essere uno delle principali sostanze inquinanti prodotte dai processi di combustione.


Per questo motivo la lotta verso la sensibilizzazione nei confronti di questa problematica è oggi più che mai attuale ed in continua evoluzione. Proprio quest'anno, il 24 gennaio, in occasione della III Edizione della Giornata mondiale dell'Istruzione, è stato lanciato il progetto Reset Earth. Fortemente voluto dal Segretario Generale dell'ONU, si tratta di un lungometraggio d'animazione volto a spiegare ai più giovani le cause di questo fenomeno. Reset Earth è la storia di tre ragazzi che vivono in un futuro dispotico dove lo strato di ozono non è più presente e gli abitanti hanno sviluppato un virus chiamato “The Grow”. La loro missione è quella di scoprire cosa lo ha causato e di porvi rimedio. Insomma, una trama che fa leva anche sulla situazione attuale, nella speranza di responsabilizzare i più giovani e non solo. Il film d'animazione può essere visto sulla pagina YouTube dell'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (https://www.youtube.com/watch? v=WP8h3IahGCE) ed al momento è disponibile solo in lingua inglese.

Ma non è finita qui. Il progetto comprendeva il lancio di un videogame, disponibile per dispositivi mobile Android ed iOS, uscito proprio il 10 Febbraio.


Non ci resta che giocare!


Articolo a cura di: Giuliano La Gaipa



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