Il benessere emozionale di un acquisto - parte 2


Ciao! Questo articolo è stato scritto da una professionista del settore, per questa regione la Redazione de Il confronto quotidiano ha deciso di classificare questo contenuto come "gold". L'articolo è quindi diviso in 4 uscite, le prime due parti sono gratuite. Puoi recuperare la prima parte qui.


Sei interessato alla lettura integrale dell'articolo?

Allora diventa un sostenitore della rivista!



Il benessere emozionale di un acquisto parte 1 - Il confronto quotidiano

La serotonina comunemente chiamato “l’ormone della felicità”, è un neurotrasmettitore prodotto dai neuroni serotoninergici nel sistema nervoso centrale. È una molecola molto preziosa perché è stata al centro delle ricerche negli anni ’30 per produrre antidepressivi oggi in commercio.

Se invece parliamo di metodi naturali mi viene in mente la parola alimenti, ebbene sì, la sintesi della serotonina nell’organismo avviene a partire dall’amminoacido triptofano e dunque, confermo che il cioccolato fondente, tanto amato soprattutto da noi donne nel periodo premestruale, è un alimento ricco di serotonina; ma noi siamo brave anche nel condividere, lasciamo qualche pezzo a voi uomini che ci sopportate puntualmente ogni mese.


Quindi abbiamo capito che questo elemento fondamentale si trova in un farmaco o meglio ancora in una barretta di cioccolato, ma dove altro si trova? Gli americani la chiamano “retail therapy”. L’88,6% dei consumatori non acquista per necessità, ma per altre ragioni ovvero:


La prima in assoluto è la sensazione che abbiamo dopo un acquisto, siamo più felici e di buon umore. A quanto pare entrare in un negozio e uscire con una shopper, vale a dire aver trovato la felicità che ci mancava. Aumenta la sicurezza di sé. Trovare un capo di abbigliamento che ci valorizzi crea più fiducia in noi stessi e di conseguenza riusciamo a relazionarci con altre persone più facilmente, rispetto ad un capo che non ci rispecchia. Allevia lo stress. In che modo? Veniamo coinvolti dai nostri 5 sensi che una volta attivati, ci fanno entrare in una specie di bolla magica. Il profumo è il primo elemento sensoriale che ci accoglie in uno store, di conseguenza si attiva la vista che viene catturata dai colori interni, successivamente il tatto viene stimolato toccando con mano un articolo, riuscendo così a percepire i materiali; il penultimo dei sensi è l’udito, viene sollecitato qualche istante dopo e riesce a contornare il tutto. Infine, ma non il meno importante, c’è il gusto; molte boutique offrono ai propri clienti un delizioso cioccolatino che rende l’esperienza unica ed emozionante. È per questo che lo stress dopo i 5 sensi non ha alcun spazio. Possiamo dunque affermare che lo shopping è un metodo che permette di ottenere un immediato riscontro di felicità e se nel mentre mangiamo anche un pezzo di cioccolato, abbiamo trovato un connubio wow. Parlando sempre di benessere, ovvero quello che più mi compete, voglio descrivervi il periodo della pandemia e cosa mi è venuto in mente. L’impatto che ha avuto questo periodo storico sul cervello dell’essere umano è stato maggiore ancor prima dell’impatto fisico.


«Il contagio dei pensieri» - come ha affermato il mio ex docente di corso Enzo Passaro in un suo articolo sui social: «È un fenomeno che si sta diffondendo, suscitando nelle persone emozioni negative». Il coronavirus è protagonista sì di un contagio fisico, ma anche emotivo, tant’è che le reazioni virano tendenzialmente al nero, alla paura, ovvero un’emozione primaria congenita. L’emergenza sanitaria, infatti, fa risaltare la parte più emotiva degli esseri umani. L’amigdala è l’interprete principale di questo scenario. Cos’è l’amigdala? È una piccola regione del lobo temporale mediale del cervello, ed è essenziale per acquisire ed esprimere le associazioni di paura. L’amigdala ha inoltre un ruolo fondamentale per la posizione in cui si trova, perché riceve informazioni da tutte le vie sensoriali ovvero:

  • fibre nervose provenienti dal bulbo olfattivo;

  • aree corticali visive, uditive e somatosensoriali.

Parliamo dell’attivazione combinata di una serie di strutture cerebrali che fanno dunque capo al sistema limbico: è per questo che la paura, emozione fortissima in questo momento della storia umana, è uno stato che una volta attivato, può anche avere effetti permanenti, innescando lo stato di ansia. È in questo contesto che la paura perde la sua funzione primaria, diventando invece l'espressione di uno stato mentale. La paura è pertanto uno stato dove la sensibilità è alta e perciò è più probabile che l’essere umano sia più ricettivo in questa fase della sua vita rispetto ad altre, a ricevere stimoli che possano facilmente modificare o alterare il suo stato emotivo. Alla luce di quanto detto, l’essere umano è condizionato da paure e ansie che possono sorgere con il coronavirus e influenzare il suo comportamento; dato che la neuroscienza si basa su stimoli esterni che impattano sul sistema cerebrale, in che modo d’ora in poi potrebbero essere effettuati gli acquisti?


In merito a questo non è ancora presente alcun materiale scientifico, pertanto mi è venuto in mente di creare un sondaggio sul mio profilo social chiedendo ai miei followers, facenti parte di un target 18 - 25 anni, di rispondere a 3 domande:

  1. Con la riapertura dei negozi vai a fare shopping?

  2. Qual è il primo acquisto che fai?

  3. Vuoi andare in una SPA?

Dal sondaggio è emerso che su un campione di 88 persone che hanno risposto, il 65% preferisce trascorrere il suo tempo all’insegna del benessere psicofisico dopo la quarantena, scegliendo di andare in SPA al posto di fare shopping. Dunque quando prima parlavamo che lo shopping è un’ottima pozione magica per aumentare la serotonina ed alleviare lo stress, qui c’è la SPA che la supera in classifica.

A sostegno di questa teoria, mi sono rivolta al Dott. Elpidio Cecere, psicologo, il quale sostiene: «Nella parola SPA la lettera S sta proprio per Salus cioè salute. Rappresenta il luogo per il benessere dell’individuo e soprattutto spinge, rispetto allo shopping, di più verso la solitudine, la calma e la non iperattività della vita quotidiana. Oggi gli individui si stanno abituando alla vita non frenetica e fare shopping significa desiderare una vita superficiale, mentre la SPA racchiude anche un benessere psicologico oltre che fisico così come sul piano emotivo. Nella SPA puoi sperimentare meno emozioni negative come rabbia, ansia, depressione o tensione. La parola che si associa di più alla SPA è relax, ecco il perché». Inoltre lo stesso psicologo Cecere si collega ad un riferimento scientifico sostenuto dai ricercatori della Thomas Jefferson University Hospital, affermando: «I ricercatori hanno valutato proprio gli effetti in un soggiorno presso una nota stazione termale californiana su un campione di 15 partecipanti allo studio, di cui 13 donne e 2 uomini, di età compresa tra i 21 e 85 anni; i soggetti coinvolti sono stati visitati sia prima che dopo la partecipazione al programma, al fine di valutare lo stato di salute fisico e mentale ed i risultati sono stati davvero sorprendenti, visto che non solo è stato appurato un calo medio del peso corporeo di circa 7kg ma anche una diminuzione della pressione arteriosa diastolica delle 7,7%».


A quel tempo dunque, nel 1761, i medici comprendevano già il valore terapeutico di un ambiente naturale e le terapie aggiuntive erano spesso parte dell'esperienza di balneazione, tra cui dieta, rilassamento ed esercizio fisico. Quest’anno abbiamo vissuto un momento particolare della storia dell’umanità nel quale la popolazione ha riscontrato problemi di salute fisica, nonché mentale, e questa situazione tende al diffondersi del disturbo da stress causato dalla privazione di una libertà di cui godevamo sin dalla nascita. Nonostante la capacità umana di sopravvivere e di adattarsi, le esperienze traumatiche possono alterare l’equilibrio psicologico, biologico e sociale delle persone. Di conseguenza, per combattere questo disturbo, occorre ritrovare il benessere di sé stessi, portando il cervello in uno stato di rilassamento e permettendo così ai nuovi pensieri e nuove prospettive di affrontare i ricordi e le conseguenze del trauma.


Alla luce di questo, occorre a mio parere ridisegnare la tipologia di servizi offerti in generale agli esseri umano che sono anche clienti, così da poterli reindirizzare verso una più consapevole pace interiore, con l’aiuto della pace esteriore che la natura ci dona. Creare dei servizi collegati con la natura sembrerebbe essere il nuovo spiraglio dal quale poter assorbire l’equilibrio che ci occorre per andare avanti. Il sondaggio

condotto dimostra che questo non è possibile, ma addirittura auspicabile. Non c’è posto migliore per curare il nostro benessere che un luogo denominato SPA.


Chi ritornerà in queste strutture inizierà un viaggio che lo dovrà condurre in una dimensione nella quale nessuna interferenza dipendente da errori organizzativi, o da un ambiente poco curato, potrà turbare la sua condizione di serenità. Per sollecitare questo stato di tranquillità nei clienti, occorre stimolare gli organi di senso. Dal punto di vista fisiologico, infatti, le sensazioni possono essere definite come modificazione dello stato d’animo causate dal contatto con l’ambiente esterno e percepite proprio in seguito a sollecitazioni degli organi di senso da parte di determinati stimoli fisici o chimici. Il benessere è la base da cui ripartire ed è per questo che occorre ritrovare il welfare di sé stessi tornando a viaggiare, emozionandosi in ambienti sani come la SPA sotto il profilo sia fisico che mentale.


La terza e quarta parte di questo articolo saranno disponibili solo per gli abbonati o per chi acquista il singolo articolo.


Sei interessato alla lettura integrale dell'articolo?

Allora diventa un sostenitore della rivista!


Stefania Giampalmo




63 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti