I terremoti e i rischi per i beni culturali italiani

Il rischio sismico, da sempre, attanaglia il territorio italiano, stretto nella morsa di varie calamità naturali.



L’Italia, non in modo uniforme né omogeneo, soffre particolarmente gli eventi sismici; infatti, non è necessario che questi siano di elevata intensità per costituire un pericolo per il nostro Paese: nelle aree più colpite, scosse non troppo forti sono sufficienti a violare l’incolumità delle persone e dei beni culturali.


In primo luogo, cosa sono i terremoti? In geofisica, i terremoti sono eventi naturali causati da vibrazioni del suolo, provenienti da onde elastiche dovute al movimento di due faglie, cioè porzioni della crosta terrestre lungo piani di discontinuità. La quasi totalità dei terremoti è concentrata in zone specifiche, quindi in prossimità dei confini tra due placche tettoniche, tra le quali il contatto è costituito dalle faglie; queste sono le aree attive, nelle quali le placche si muovono “sfregando” le une rispetto alle altre, provocando i cosiddetti terremoti di interplacca.


Perché l’Italia soffre gli eventi sismici? Il rischio sismico dipende dall’orogenesi alpina ed appenninica: si tratta di due immensi eventi tettonici – l’uno avvenuto circa 100 milioni di anni fa e l'altro circa 20 milioni – che hanno accavallato alcune zone pianeggianti o marittime, producendo le omonime catene montuose. Durante questi processi orogenetici sono nati enormi sistemi di faglia che attraversano i rilievi nella loro lunghezza. Oggi, nel Bel Paese, i terremoti rappresentano una seria minaccia, tanto per l’incolumità degli abitanti delle zone più soggette a rischio, quanto per il patrimonio culturale esistente. Tali condizioni, unitamente ad altri problemi del suolo, quali il dissesto idrogeologico e le frane, costituiscono un pericolo evidente che abbisogna di strategie di tutela adeguate.



Statistiche e beni culturali in pericolo. L’Italia, come ben sappiamo, è ricco di beni culturali, di rilevanza architettonica, storica o artistica. Questo patrimonio inestimabile, risalente o meno datato, è sparso su tutto il territorio e, di conseguenza, presente anche nelle aree a rischio sismico più elevato. I dati, come sempre, parlano. L’ultima rilevazione completa, datata 2018, rivela che i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2 corrisponde a 2433 eventi, mentre le aree maggiormente interessate sono circoscritte al centro Italia. Secondo la classificazione attuale, approntata dalla Protezione Civile, i comuni che, ad oggi, sarebbero a rischio elevato (zona 1) sono 700; invece, 2000 i comuni in zona 2.


Più nel particolare: Messina, con ben 410 manufatti a rischio, è il comune con più beni a rischio, situato in zona sismica 1; a ruota seguono Spoleto e Foligno, con 395 e 335 beni culturali in pericolo. Ma, non finisce qui: infatti, i comuni che rischiano di più sono concentrati nel centro e nel mezzogiorno dello Stato, ad esempio nelle Marche, nel Lazio, in Campania, in Sicilia e in Calabria (Reggio Calabria, Gerace, Cosenza e Vibo Valentia).


Carta del rischio e (possibili) soluzioni. Un alleato in questa lotta al rischio sismico è la “carta del rischio”, una banca dati in cui sono presenti le informazioni che concernono la vulnerabilità degli edifici, in relazione alla pericolosità della zona in cui sorgono; anche se, buona parte degli studiosi ritiene che il numero di edifici schedati sia di gran lunga inferiore al numero reale, senza contare la necessità di finanziamenti adeguati a tutelare i beni a rischio. Fino ad oggi, il database contiene 213.813 beni culturali per aumentare i quali, in questo biennio, è stata stanziata la somma di 3,2 milioni di euro; di contro, sono stati previsti 130 milioni per effettuare interventi antisismici…chiaramente insufficienti, alla luce dei 3 miliardi richiesti dalla Direzione generale sicurezza del patrimonio. Lo stanziamento di una quantità di fondi più cospicua, senz’altro, permetterebbe di affrontare meglio – dal punto di vista delle forze lavorative in gioco – e con più mezzi idonei, una vera e propria emergenza culturale e sismica.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese



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