I rifiuti: ciò che dovresti sapere!

Per evitare falsi miti e definizioni poco appropriate, è necessario definire i “rifiuti”.



Comprendere appieno il significato della parola rifiuto – utilizzata spesso in modo scorretto, quando non inappropriato – è indispensabile per esaminare il suo ciclo e le opportunità di smaltimento corretto e utile. Pertanto, in una società volta al consumo – spesso sfrenato – è senz’altro fondamentale sensibilizzare e informare tutte le fasce della popolazione riguardo la tematica dei rifiuti e del riciclo, vero leitmotiv degli ultimi tempi. In particolare, al di là di approfondimenti giornalistici e televisivi, non si dovrebbe prescindere da lezioni e seminari mirati nelle scuole e università, in modo tale da dialogare con gli “adulti di domani”. Brevi considerazioni spassionate a parte, ritengo opportuno tracciare una breve panoramica sui rifiuti – una specie di vademecum – da tenere bene a mente.


In primo luogo, è necessario definire esattamente il “rifiuto”. Da un punto di vista normativo, imprescindibile per circoscrivere la materia di interesse, il decreto legislativo n. 152/2006, “Norme in materia ambientale” (c.d. Testo Unico ambiente) definisce quale rifiuto “qualsiasi oggetto o sostanza di cui il possessore si disfi, oppure abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi” (definizione, peraltro, presente nella direttiva n.2008/98/CE). In soldoni, i rifiuti sono materiali di scarto o avanzo prodotti dalle più svariate attività umane.


In secondo luogo, i rifiuti possono essere classificati in base all’origine, quindi rifiuti urbani e speciali, o secondo pericolosità, ossia rifiuti pericolosi e non pericolosi.



In relazione alla classificazione in base all’origine, i rifiuti urbani consistono in:

  • rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali destinati ad uso abitativo;

  • rifiuti provenienti dalla pulizia delle strade, abbandonati in aree pubbliche o private (soggette ad uso pubblico) e i rifiuti presenti sulle spiagge o sulla riva di un corso d’acqua;

  • rifiuti vegetali;

  • rifiuti provenienti da attività cimiteriali, quindi esumazioni ed estumulazioni;

  • rifiuti non pericolosi, provenienti da locali destinati ad uso non abitativo, assimilati ai rifiuti urbani per quantità e qualità.


I rifiuti speciali, invece, consistono in:

  • rifiuti provenienti da attività agro-industriali o agricole (ex art.2135 c.c.);

  • rifiuti provenienti da attività di demolizione, costruzione o scavo;

  • rifiuti derivanti da lavorazioni artigianali o industriali;

  • rifiuti derivanti da attività commerciali;

  • rifiuti derivanti da attività sanitarie;

  • rifiuti provenienti da attività di recupero e smaltimento dei rifiuti.


Proseguendo con la classificazione in base alla pericolosità, i rifiuti pericolosi presentano alcune caratteristiche peculiari. Tra di essi, è possibile annoverare le sostanze esplosive, cancerogene, nocive, irritanti, tossiche, eco-tossiche, comburenti, infiammabili, corrosive, sensibilizzanti e infettive. Questi rifiuti possono anche derivare da attività domestiche, come le batterie, le vernici, i farmaci scaduti, i solventi e i detersivi. I rifiuti non pericolosi, di contro, non presentano alcuna delle caratteristiche finora evidenziate.


Come gestire i rifiuti pericolosi da utenze domestiche?


Innanzitutto, leggere attentamente l’etichetta del prodotto. Per esemplificare, nel caso in cui si tratti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, è necessario introdurre il rifiuto negli appositi contenitori, portandolo in centri di raccolta specializzati. Pertanto, non è possibile depositare il rifiuto tra i rifiuti generici, né tantomeno disperderlo nell’ambiente.


Oppure, se si tratta di bombolette sprayrifiuto infiammabile e pericoloso per l’ambiente – è indispensabile assicurarsi che il rifiuto sia totalmente vuoto per portarlo in centri di raccolta dedicati. Non è possibile gettare il rifiuto ancora pieno tra i rifiuti generici, tantomeno alternarne l’involucro esterno.


Invece, nel caso di un detersivorifiuto irritante, quindi nocivo per la salute se a contatto con la pelle, inalato o ingerito, e tossico per l’ambiente – è fondamentale assicurarsi che il recipiente sia completamente vuoto, per inserirlo nell’apposito contenitore della raccolta differenziata. Non è possibile gettare il recipiente pieno tra i rifiuti generici, tantomeno disperderlo nell’ambiente.


In ultimo, nel caso in cui si tratti di vernici o solventirifiuti tossici per inalazione e sensibilizzanti, letali in caso di ingestione o penetrazione nelle vie respiratorie – è necessario raccogliere il rifiuto in appositi contenitori e portarlo nei centri di raccolta. Non è possibile gettare il rifiuto tra i rifiuti generici, né tantomeno disperderlo nell’ambiente.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese



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