I liquori della tradizione campana

Nel panorama enogastronomico partenopeo assumono una grande importanza i liquori, solitamente usati come digestivi. Un buon pasto napoletano che si rispetti non può mai terminare in modo scontato, di fatto, questi alcolici rappresentano una vera e propria chicca dei territori campani e vengono con piacere proposti ai turisti, in quanto il loro sapore prettamente fruttato racchiude anni di cultura, storie e tradizioni popolari.



Scopriamo insieme i liquori campani più famosi e la loro preparazione!


  • Il nocillo/ nocino di Benevento: le sue origini sono incerte e intorno la sua storia si avvolge un alone di mistero. La leggenda vuole che nella notte tra il 23 e il 24 giugno, nella ricorrenza della festa contadina di San Giovanni Battista, un gruppo di streghe si riunisca sotto gli alberi di noci per raccogliere diverse piante ed erbe, tra cui proprio le piccole noci ancora immature e quindi dal mallo dal colore ancora verde. Le noci, infatti, sono un frutto autunnale e non estivo. La notte della raccolta è simbolicamente importante, in quanto è di una durata più breve rispetto le altre e significa la vittoria della luce del sole sulle tenebre della vita. Di seguito le istruzioni per la preparazione: lavare le noci con tutto il loro mallo verde, asciugarle, tagliarle e inserirle in un’ampia bottiglia di vetro insieme con l’alcol, la cannella ed i chiodi di garofano. Chiudete il recipiente ermeticamente e lasciate in infusione per circa 40 giorni. Una volta terminato il tempo, filtrare ogni residuo solido dal liquido ed unirlo ad uno sciroppo di acqua e zucchero preparato precedentemente.


  • Il limoncello di Sorrento: Questo liquore ha come prodotto principale uno dei principali orgogli delle terre della penisola sorrentina, ossia il profumatissimo limone. Le famiglie del golfo sono molto conosciute per i loro verdi e ampi limoneti, in cui producono questo digestivo dal sapore intenso e deciso. Molti attribuiscono la sua nascita agli inizi del 1900 grazie alla ricetta della signora Maria Antonia Farace, proprietaria di un vasto giardino di limoni. Fu lei a sperimentarlo per la prima volta e la preparazione fu acquisita nel primo dopoguerra da suo nipote Axel Munte. Quest’ultimo propose questa specialità nel suo ristorante e nel suo bar, iniziando così a divulgarne i segreti. Nel 1988, il figlio Massimo Canale diede vita piccola produzione artigianale di limoncello. Da quel momento in poi, quella piccola ricetta di famiglia diventò una delizia per i palati della massa. Replicarlo ai fornelli di casa è molto semplice: basterà mettere a macerare le bucce di limone per circa un mese in un recipiente di alcol puro. Una volta trascorso il tempo necessario bisognerà unire l’infuso al classico sciroppo ottenuto da acqua bollita con zucchero.


  • Liquore di mandarino dei Campi Flegrei: questo digestivo è realizzato tradizionalmente ai piedi dei Campi Flegrei, una vasta area situata nel golfo di Pozzuoli, a ovest della città di Napoli e del suo golfo. Si tratta di una zona strategica per la coltivazione di questo agrume: ai piedi del Vesuvio e in prossimità del mare. Il liquore viene prodotto in ambito prettamente familiare e viene scambiato durante le festività. Molto profumato grazie all’essenza del mandarino, gode di un sapore pungente e leggermente aspro. Il mandarino, sebbene sia a km 0, non ha radici del posto ed è giunto in Campania da soli due secoli. Vanta origini cinesi e fu importato in Europa dagli Inglesi nel 1805 e giunse al porto di Palermo. Fu proprio grazie ai frequenti contatti fra le due capitali del Regno di Sicilia e di Napoli che il frutto giunse per la prima volta al Real Orto Botanico di Napoli e ai giardini di Capodimonte durante il 1816. Il mandarino delle zone flegree nacque intorno alla metà del XIX secolo nell’Orto di Via Foria, a seguito dell’esperimento degli esperti botanici. La prassi della ricetta è in realtà molto simile a quella dei precedenti digestivi descritti: basterà tagliare le bucce dei mandarini eliminando tutto il bianco in eccesso, farle macerare nell’alcol puro per soli 3 giorni ed unirli, prima d’imbottigliarli ermeticamente, allo sciroppo di acqua e zucchero.


Da quanto si può denotare, i liquori delle terre campane sono veloci ed economici da realizzare: i costi sono minimi, i tempi ridotti, i prodotti essenziali. Proprio l’essenzialità del prodotto agricolo gli offre quel quid in più, il segreto sta proprio nella giusta e accurata cura delle piante e degli alberi che regalano questi nutritivi e saporiti frutti.


Articolo a cura di: Emanuela Francini



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