"I Believe in Miracles"

Il Mudec-Museo delle Culture, dal 22 aprile all’11 settembre, ha aperto le porte al pubblico in occasione della mostra intitolata "David LaChapelle. I Believe in Miracles.



Prima di illustrare il contenuto della mostra, scopriamo insieme qualcosa di più sull'artista!

LaChapelle, nasce nel 1963 in Connecticut ma cresce, fra pregiudizi e sofferenze, in North Carolina. Giovanissimo esordì nella Factory di Andy Warhol a New York. “Interview”, la rivista creata da Warhol, John Wilcock e Gerard Malanga nel 1969, si occupava principalmente di celebrità, e spessissimo, aveva le foto firmate da LaChapelle in copertina. Per questo, alcuni lo limitano a fotografo di personaggi hollywoodiani ma, seppur siano stati tantissimi a farsi ritrarre da lui, pensiamo a Madonna o David Bowie, la sua arte è molto di più e la mostra a Milano offre diversi spunti di analisi.


L'ultimo progetto lanciato è incentrato sull'uomo e sul rapporto con l'ambiente in cui vive. Una professione di fede del fotografo nei confronti della vita, nella società, fatta di gioie, insicurezze, dolori e ideali. 90 opere - tra grandi formati, scatti site-specific, nuove produzioni e una video installazione - che costituiscono un viaggio carico di emozioni, attraverso cui LaChapelle ci invita a creare nuove relazioni con le persone e ciò che circonda, con occhio attento all'ambiente, suggerendo che il cambiamento è possibile. Basta credere nei miracoli. In un'intervista LaChapelle ha dichiarato di crederci veramente ai miracoli, e di immaginare spesso i suoi ritratti, anche di personaggi dello show business, incentrati sulla figura di Gesù Cristo e di Maria (da qui la serie “Jesus Is My Homeboy”).


Cosa vedremo in mostra?

La mostra non segue un ordine cronologico, ma si basa su isole tematiche, dai ritratti delle celebrities all’ecologia, dall’attualità ai riferimenti biblici. Nella seconda serie Landscape (2013) LaChapelle si sofferma sull'uso delle risorse fossili e invita ad usarle in modo consapevole, rigetta l’antropocentrismo, ricordandoci che la sopravvivenza umana non può prescindere da quella della natura.



Nell'opera Spree, una delle ultime opere dell'artista prima della pandemia, è rappresentata una nave da crociera che sembra intrappolata nell'oceano. In realtà non c'è l'oceano, il ghiaccio non si scioglie dentro l'oceano ma è l'oceano che si ghiaccia e si intrappola in questa nave da crociera, il luogo per antonomasia dello lusso e del divertimento. Questa rappresenta la metafora della vita, vuol dire che le persone che ricercano troppo il piacere verranno richiamate dalla terra a essere attente a quello che accade.


"C'è bisogno di un grandissimo miracolo perché il mondo sta andando a pezzi e serve un miracolo per ricomporlo. Il miracolo da augurarsi è che si possa cambiare il cuore dell'umanità. Ci sono due parole: guerra e avidità che hanno dominato la storia, rovinando il pianeta. Con tutto questo sviluppo, si è creato un disequilibrio tra tecnologia e spiritualità. Ecco perché è necessario un cambiamento nel cuore delle persone."


Come ricorda anche l'artista serve un cambio di rotta, l'uomo deve ritrovarsi nella sua essenza, nella sua spiritualità, così da riuscire a connettersi in modo profondo con gli altri e con ciò che lo circonda.


Articolo a cura di: Giada Toppan

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