Hollywood: la scalata più dolorosa

Hollywood, miniserie creata da Ryan Murphy e Ian Brennan, è un gran bel modo di trasportarti in un’epoca che viene molto prima di te e farti credere di conoscerla già.


Siamo negli anni ‘40 e il sogno Americano sta prendendo forma, l’industria cinematografica è piena di promesse e si fa spazio dopo il passaggio solenne dai film muti ai film come li conosciamo oggi. Tutto sembra progredire ma scopriamo, percorrendo le puntate, che tutto ciò che è più semplice e puro non sta progredendo per niente: la pelle nera è indicatore di inferiorità, ciò che conta è l’apparenza e mantenere una dignità. Ciò consiste nell’essere sposati, rigorosamente con una persona del sesso opposto, comportarsi “come si deve” e non fare brutta figura con la stampa, con la gente, con i parenti e con gli sconosciuti. Il contorno è una società così composta ma, in realtà, così scomposta, trasgressiva, ricchissima o poverissima, in cui forse vivere con coraggio significa vivere una vita semplice, riuscendo a sopravvivere incontaminati.


Questa apparente qualità della vita si perde quando sopraggiunge l’unico destino dell’essere umano: essere libero. E lo è davvero, quando non opprime gli istinti primordiali che lo rendono vivo, bensì ricerca l’amore – spesso extraconiugale – e soddisfa il suo appagamento sessuale di nascosto, reinventa professioni, crea luoghi d’incontro, considerati illeciti solo perché qualcuno li ha resi tali. Alla fine, chi osa sognare, o è spacciato o in qualche modo ce la fa, ma percorrendo molto spesso una strada immorale o tortuosa.


È quello che succede al nostro aspirante attore preferito, Jack Castello, belloccio cresciuto a pane e disistima, che vuole ardentemente dimostrare a tutti, e in gran parte a se stesso, che è capace di diventare grande, non accontentandosi solo di sopravvivere. E lo fa a discapito di chiunque gli sia attorno, mettendo tutte le sue forze nel farsi strada, fare soldi per la sua famiglia poverissima, andando contro la sua morale e, inizialmente, lontano dal suo sogno. Jack ci dimostra che la scalata ad Hollywood si raggiunge con un po’ di bravura, l’acquisizione di contatti “giusti” e con molta fortuna, infatti il suo lavoro come gigolò al distributore di benzina si rivela essere un trampolino di lancio per la sua grande carriera di attore.


Insieme a lui, Murphy ci propone l’immagine struggente di un gruppo di sognatori che, imperterriti, camminano a tentoni nella continua pioggia di respinte, dettate da una società razzista, omofoba e misogina, che fa spesso venire voglia di mollare. Avis Amberg, donna vissuta nell’ombra del marito proprietario degli Ace Studios, assaggia un sorso di potere mentre lui è in coma e poi riesce a conquistarlo dimostrando coi fatti che il cambiamento è faticoso, controcorrente, pericoloso e necessario al massimo. Camille Washington, ragazza nera in un mondo per bianchi, cresce con il desiderio di vedere in televisione qualcuno che le somigli e finisce per doversela cavare da sola, vincendo un Oscar come migliore attrice. Archie Coleman e Roy Fitzgerald (noto nel mondo del cinema come Rock Hudson) sono una coppia mista e omosessuale, e diventano rispettivamente scrittore e attore di successo, rompendo le righe e dimostrando che nessuna paura del cambiamento è tanto grande da impedir loro di tenersi per mano e baciarsi davanti all’intero Paese.


La complessità e unicità dei personaggi risplende durante tutta la storia, che fino alla fine non smette di stupire mostrando un manager manipolatore e sessista pentirsi e cambiare, un uomo dall’omosessualità repressa scoprire l’amore e, chi ha perso la speranza, ritrovarla.


Hollywood ci fa venire voglia di ascoltare i discorsi di ringraziamento degli attori agli Oscar passati per leggervi il cammino sofferto, le mancanze, la gratitudine e, a volte, l’autenticità dei legami nati a telecamere spente. Una Hollywood difficile, nella quale chiunque deve fare di tutto per arrivare in alto, tranne essere se stesso. In un mondo arretrato che naviga nella presunzione dell’uomo di avere tutto il sapere nelle proprie mani, alla fine vince chi sogna.


Articolo a cura di: Bianca Petrucci



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