Heritage Park: la soluzione alla paura urbana

George Hazeldon e il suo antidoto alla paura quotidiana dell’estraneo.


George Hazeldon, un architetto di origine britannica residente in Sudafrica, ha un sogno: costruire una città diversa da tutte le altre, lontana dalle folle di estranei, in cui ciascuno è una potenziale minaccia per l’altro, lontana dai quartieri malfamati, dai malintenzionati.



La città dei sogni di Hazeldon assomiglia ad una versione aggiornata e tecnologica della tipica cittadella medievale protetta da spesse mura, torrioni, fossati e ponti levatoi, una città isolata dai rischi e dai pericoli del mondo.


La città di Hazeldon non è solo un sogno: esiste, si chiama Heritage Park e si trova a mezz’ora d’auto da Città del Capo. Terminata nel 2012, la città risponde alla ricerca di una comunità che richiami quella nella quale è cresciuto Hazeldon, in un Paese profondamente segnato dalla violenza e dall’insicurezza: in Sudafrica circa 20.000 persone vengono uccise ogni anno e il Centre for the Study of Violence and Reconciliation stima che uno stupro venga perpetrato ogni 83 secondi.

La città comprende oggi 650 case che ospitano 1500 residenti: questi, per entrare nella fortezza circondata da cancelli elettrici ad alta tensione, devono passare diversi checkpoint e strisciare la propria carta personale. Le entrate e la città sono perlustrate da 36 uomini scelti dal corpo di agenti di vigilanza privata armati fino ai denti.


Oltre al personale di sicurezza, come il Grande Fratello orwelliano, ogni punto della città è controllato a vista grazie all’uso di centinaia di videocamere di sorveglianza elettronica.


Heritage Park non è solo un complesso abitativo, ma una vera e propria comunità il cui obiettivo è vivere isolata dal resto del mondo. La città, infatti, oltre alle case, ospita degli uffici, un villaggio per i pensionati, scuole, parchi, chiese e persino un paio di laghi artificiali.


Hazeldon, oggi ultrasessantenne, è un residente della città e spiega così le ragioni che l’hanno spinto ad idearla: “Il Sud Africa stava affrontando un periodo piuttosto violento a metà anni ‘90 e la gente desiderava la sicurezza sopra ad ogni cosa. Io non volevo abbandonare la mia casa, ma avevo una famiglia a cui pensare, così decisi di costruire una comunità sicura.

“Ma l’abbiamo creata in maniera tale che la rete elettrificata non è visibile da dentro la città e la sicurezza è molto discreta. é stato un successo, ad oggi non abbiamo avuto alcuna irruzione.”



Insomma, se potete permettervi di comprare casa a Heritage Park, considerando che dall’ultimazione delle prime case nel 2000 i prezzi sono saliti del 300%, potrete trascorrere buona parte della vostra vita lontano dai rischi e dai pericoli della terrificante e minacciosa giungla che regna oltre i cancelli della cittadella.

Per il prezzo di una casa a Heritage Park comprerete l’utopia dell’armonia e della comunità. Ecco cosa Hazeldon davvero voleva creare, non una fortezza, ma una comunità come quella nella quale la sua generazione è cresciuta: un territorio strettamente sorvegliato, all’interno del quale chiunque faccia qualcosa di sbagliato viene immediatamente punito e messo in riga. L’unica differenza tra il passato e la sua replica odierna è che ciò che la comunità d’infanzia di Hazeldon otteneva con i propri occhi, lingue e mani, a Heritage Park è affidato a telecamere a circuito chiuso, cancelli di sicurezza e guardie armate.



In un mondo in cui i malintenzionati sono odierne versioni degli antichi demoni, Heritage Park è il paradiso. “La difesa delle strade malfamate – afferma Bauman in un passaggio di Modernità Liquida – così come in passato avveniva per l’esorcizzazione delle case infestate dal demonio, è stato riconosciuto un nobile obiettivo nonché il modo adeguato di proteggere le persone dalle paure e i pericoli che le rendono diffidenti ed impaurite”.

A tal proposito la sociologa americana Sharon Zukin afferma: “gli anni Sessanta e Settanta del novecento sono stati uno spartiacque nella istituzionalizzazione della paura urbana.

Elettori ed élite avrebbero potuto scegliere di approvare politiche statali tese a eliminare la povertà, gestire le conflittualità interetnica e integrare tutti in istituzioni pubbliche comuni. Invece hanno scelto di comprarsi la protezione, di alimentare il boom dell’industria della sicurezza privata.”


Immersi nella politica della paura quotidiana, resta una sola domanda da porci: il futuro ci serba oasi di comunità ideali alla Truman Show circondate dal raggelante e terrorizzante spettro delle strade insicure?


Articolo a cura di: Arianna Roetta



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