Giulio II Della Rovere, il "papa guerriero"

Il papato ha sempre avuto un ruolo di fondamentale importanza nella storia, non solo dal punto di vista religioso ma, soprattutto in determinate epoche, anche da quello politico.


COLLABORAZIONE - Articolo a cura di: @inviaggioconlastoria

Uno dei periodi storici in cui emerge in maniera più eclatante la fusione tra sfera religiosa e politica è il Rinascimento ed esplicativo, in tal senso, è il titolo di un'opera dello storico Paolo Prodi: Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna. Pensando ai papi dell'epoca si potrebbero proporre moltissimi esempi ma particolarmente sorprendente è il caso di Giuliano Della Rovere, Giulio II, basti solo pensare ai soprannomi che gli vennero attribuiti: "papa terribile" o "papa guerriero".


Appartenente ad un'importante famiglia della nobiltà italiana, i Della Rovere, Giulio II cercò di salire al soglio pontificio per ben due volte prima di essere eletto, al terzo tentativo, nel 1503. Durante il suo pontificato perseguì due principali obiettivi: estendere e consolidare il dominio pontificio sulla pianura Padana, cercando di recuperare quei territori precedentemente occupati da Cesare Borgia, figlio del predecessore Alessandro VI; e creare un piccolo dominio temporale per la sua casata, ponendosi, con quest’ultimo, in continuità con gli altri papi del XVI secolo.


Giulio II fu anche un grandissimo mecenate e un amante dell'arte, tanto che fu proprio lui ad affidare a Michelangelo il compito di affrescare la Cappella Sistina mentre a Raffaello commissionò le Stanze del Vaticano; bisogna dire però che fu in contatto con altri importanti artisti dell'epoca, come il Bramante o il Pinturicchio.


La personalità del pontefice, che giustifica gli appellativi che gli furono affidati, emerge con forza nelle relazioni degli ambasciatori fiorentini dell'epoca: abituati ad una visione della politica razionale e prudente, essi infatti definirono le azioni di Giulio II come «Fuora da ogni ragione». Sbalorditi dalla tenacia e dall’irruenza, ma anche dal successo delle azioni militari, lo descrissero come focoso e facilmente irritabile. Non è saggio contraddire Giulio II, che se contestato cede all’ira, assume uno sguardo pieno di astio e interrompe gli interlocutori con un “campanuzzo” che tiene sul tavolo, racconta un inviato fiorentino intimorito, che prosegue scrivendo «Volli replicare, non mi lasciò ma dixe; “Andatevi con Dio” con tanta alterazione quanto dire si può. Andai subito…».



Il Della Rovere ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nelle guerre d'Italia (1494-1559). Con le sue spregiudicate campagne provocò grande scandalo, ad esempio guidando personalmente, con tanto di armatura, l'assedio della Mirandola del 1511. Passò da un conflitto all’altro: scagliò l'interdetto sulla Repubblica di Venezia, che lo aveva sfidato negandogli la restituzione di alcune città romagnole; instancabile, dopo aver piegato la Serenissima e gli stati romagnoli, si rivolse contro quella che, oltre ad essere stata una sua alleata nel conflitto contro Venezia, era anche una delle più grandi potenze dell'epoca: la Francia. Lo scontro con la monarchia d’oltralpe non fu solamente militare ma anche ideologico: Giulio II, erede della Roma imperiale, rivendicava il dominio della penisola contro i francesi, che avevano attraversato le Alpi, al grido di "Fuori i barbari".


Proprio per le sue azioni e per la sua personalità, durissimi furono i giudizi dei contemporanei: un testo anonimo, probabilmente scritto da Erasmo da Rotterdam, narra della sua cacciata dal paradiso per volontà di San Pietro; Guicciardini lo definì come il «…fatale instrumento, e allora e prima e poi, de’ mali d’Italia…». Diverso invece il pensiero di Machiavelli che, convinto che l’unico scopo di un principe fosse quello di mantenere e rendere grande il suo stato, lo elogiò per la sua impetuosità, essenziale per il successo politico.


Persino la morte di Giulio II racconta molto della sua vita, egli morì nel 1513, poco dopo aver costretto i francesi a chiedere la pace, probabilmente a causa di una malattia appena giunta in Europa dalle Americhe: la sifilide.


COLLABORAZIONE - Articolo a cura di: @inviaggioconlastoria


Bibliografia:

Enciclopedia Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-ii-papa_%28Enciclopedia-Italiana%29/ , voce Giulio II papa, Giovanni Battista Picotti (consultato il 10/03/2021).

Felix Gilbert, Machiavelli e Guicciardini. Pensiero politico e storiografia a Firenze nel Cinquecento, Torino, Einaudi, 2012.

Marco Pellegrini, Le guerre d’Italia (1494-1559), Bologna, Il Mulino, 2017.

Prodi Paolo, Il Sovrano Pontefice: un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna, Bologna, Il Mulino, 2013.



11 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Vivian Maier