Giovane, forte e attivista: Bruna e i banchetti di #eutanasialegale

Per tenere sempre viva l’attenzione sull’importanza del referendum sull’Eutanasia Legale, che ha visto depositare più di 1 milione 200 mila firme in Cassazione, vi propongo una chiacchierata con Bruna Hamel, giovanissima e scoppiettante ragazza Siciliana che ha recentemente rivestito il ruolo di referente della campagna di raccolta firme per il referendum per la Provincia di Agrigento.



25 anni, una laurea in Giurisprudenza ed un Master in Studi Europei. Ho la fortuna di conoscerla da parecchi anni e nonostante abbiamo intrapreso strade differenti non posso non ricordarla per la sua simpatia e convivialità.


Parliamo insieme a Bruna di attivismo, eutanasia legale e impegno sociale!


Cosa ti ha portato a intraprendere questo ruolo?


Sono diventata coordinatrice un po’ per caso. Chi mi conosce sa quanto mi sia sempre stato a cuore il tema dell’eutanasia, così, a fine giugno, quando ho visto che l’Associazione si apprestava ad inaugurare la campagna, ho deciso di aderire alla raccolta firme in qualità di organizzatrice. Il giorno dopo essermi registrata, ho ricevuto una chiamata dalla coordinatrice regionale che mi chiedeva se me la sentissi di assumere il ruolo di coordinatrice provinciale perché Agrigento era al momento l’unica provincia siciliana a non avere nessuno che ricoprisse quel ruolo, ed ho detto sì.


Cosa significa oggi #eutanasialegale? Perché è proprio il momento giusto?


- Abbiamo atteso fin troppo (37 anni dal deposito del primo disegno di legge e a distanza di 2 anni dalla sentenza della Corte costituzionale pronunciata in occasione della vicenda giudiziaria Cappato – DJ Fabo 242/2019) e le statistiche dimostrano che il consenso è ormai trasversale. Quale miglior momento per perorare una riforma del nostro ordinamento se non quando assurge ormai ad un sentire diffuso e quasi universale? - Se il referendum dovesse avere successo, quale miglior modo di far capire al Parlamento – che così tanto timore ha avuto fin qui – che è il momento di prendere una decisione e legiferare in merito?


- Si tratta tra l’altro di una direzione verso la quale molti paesi stanno ormai andando in tema di libertà personali. Soltanto di recente: la Spagna ha legalizzato l’eutanasia a marzo, in Portogallo, Irlanda e Germania ci sono stati importanti progressi.


- Eutanasia legale vuol dire anche libertà di decidere sulla propria vita davvero per tutti, perché anche la sentenza 242/2019 della Corte costituzionale interviene soltanto sul suicidio assistito di soggetti tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale, lasciando potenzialmente privi di tutela alcune categorie di soggetti interessati, come i malati terminali di cancro.



Vivendo in prima persona quest’esperienza avrai sicuramente affrontato alcune difficoltà tecniche. Quanto è forte l’ostruzionismo burocratico?


Ci sono stati tanti colleghi in giro per l’Italia che sono stati osteggiati da dipendenti comunali con imposte non dovute per l’occupazione del suolo pubblico o che si sono rifiutati di fornire i certificati elettorali dei cittadini residenti. Non parlerei tuttavia, quantomeno nella nostra provincia, proprio di ostruzionismo, nel senso di consapevole utilizzo della burocrazia al fine di ostacolare o scoraggiare il lavoro di noi attivisti. Parlerei piuttosto di superficialità, ignoranza, disinteresse, persino mancanza di risorse e, soprattutto, scarsa coscienza civica, per cui molti dei dipendenti pubblici a cui ci siamo rivolti hanno dato prova di percepirci come un fastidio ed un’incombenza piuttosto che come sintomo di una democrazia sana e funzionante.


Cos’è per te l’attivismo?


La parola stessa implica un supporto attivo nella sfera pubblica, che non si limita alla sola informazione/divulgazione, ma si estende a tutte quelle azioni ed iniziative, piccole o grandi che siano, che possano generare una qualche forma di cambiamento o progresso. Le estrinsecazioni possono essere molteplici, dipende dalla causa alla quale si aderisce e dunque da quali siano le azioni necessarie in quel momento per poter innescare suddetto cambiamento.


Tornando al referendum, il numero di firme raccolte è stato sorprendente e per la prima volta (finalmente) chi lo desiderava ha potuto sottoscrivere il proprio consenso anche in forma virtuale, è anche questa una piccola grande rivoluzione?


La firma digitale è un’enorme rivoluzione e credo sia anacronistico - nell’era della digitalizzazione - insistere nel circoscrivere la raccolta firme al mero dominio fisico. Questo strumento permetterà ed ha già permesso a tante persone con mobilità limitata o altrimenti impossibilitati nel recarsi ai punti di raccolta, di aderire con maggiore facilità. Non credo ci sia miglior modo di utilizzare la tecnologia se non al fine di rendere più democratiche le modalità di adesione ad un referendum, che per eccellenza è espressione di democrazia diretta.


Quali sono i prossimi passi e quanta strada c’è davanti?


In questo momento le firme sono depositate in Cassazione dove verranno contate per accertarsi che l’obiettivo delle 500.000 firme sia stato validamente raggiunto. Da gennaio in poi, toccherà invece alla Corte Costituzionale pronunciarsi sull’ammissibilità o meno del quesito referendario. Su questo ci sono state alcune voci discordanti, ma autorevoli costituzionalisti si sono detti fiduciosi circa l’esito positivo del vaglio di ammissibilità. Se il quesito risulterà ammissibile, verrà indetta una votazione tra il 15 aprile ed il 15 giugno 2022. La strada è dunque ancora molto lunga, perché l’esito della votazione dipenderà dal raggiungimento del quorum del 50%+1 degli aventi diritto. Purtroppo, il quorum rappresenta storicamente il principale scoglio alla buona riuscita dei referendum nel nostro paese ed i recenti risultati delle elezioni amministrative, con picchi record di astensionismo, non sono incoraggianti in tal senso.


Quali sono i tre consigli che daresti con ai tuoi coetanei impauriti dal “mettersi in gioco”?


1. Innanzitutto, non aspettare troppo. Io sono sempre stata molto interessata alla tematica dei diritti civili, ma fino ad ora avevo sempre rimandato un coinvolgimento attivo perché non era mai il momento o l’occasione giusta. Invece, ritengo sia bene attivarsi sin da giovanissimi perché si ha la possibilità di entrare a far parte di una rete di amicizie, conoscere meglio se stessi e le proprie passioni, aspirazioni e capacità, mettersi alla prova e testare un po’ i propri limiti, reali o percepiti che siano, ed acquisire un po’ di fiducia in sé stessi.


2. Siete probabilmente più pieni di risorse di quel che pensate e se vi intimorisce l’idea di non poter dedicare alla causa il tempo che vorreste o esserne assorbiti e non riuscire ad adempiere ad altri doveri, vi accorgerete che molte organizzazioni non richiedono un impegno eccessivo, ma il vostro aiuto, per quanto piccolo, potrebbe comunque fare una gran differenza. Cercate di scegliere una causa che vi stia molto a cuore, il resto verrà naturale.


3. Se riuscite, coinvolgete un amico o un familiare per vincere il timore o la timidezza di contattare per la prima volta un’organizzazione presso la quale non conoscete nessuno!


Articolo a cura di: Marco Terrana