Geronimo Stilton: perchè non piace molto agli adulti… tranne a chi si occupa di educazione

Il topo giornalista, protagonista di avventure strampalate, è stato oggetto di un successo commerciale impressionante, eppure le opinioni a riguardo sono assai contrastanti.


Come insegnante, mi trovo spesso a contatto con un fenomeno editoriale in cui tutti ci siamo imbattuti, almeno una volta, nel corso della nostra vita: sto parlando del topo giornalista Geronimo Stilton che, da quando è comparso per la prima volta nel libro Il mistero dell’occhio di smeraldo(Elisabetta Dami, 1997) ad oggi, ha venduto oltre 153 milioni copie in tutto il mondo, un successo enorme anche senza considerare la grande quantità di merchandising generata. Il brand contiene libri di diversi generi, per tutti i gusti e tutte le necessità (fantasy, gialli, horror…); comune denominatore è il protagonista, Geronimo Stilton per l’appunto, imbranato abitante di Topazia, giornalista e direttore dell’Eco del roditore.


Tuttavia, i pareri su questa serie per ragazzi sono tutt’altro che unanimi: sebbene infatti sia amatissima dai bambini, tra gli adulti ci sono molti detrattori. Tra le critiche mosse a questi libri, troviamo l’estrema semplificazione della lingua, la prevedibilità di trame e personaggi, la ripetitività al limite della banalità. Il rischio, sostengono alcuni, è quello di abituare i bambini a una letteratura poco impegnativa, rendendoli lettori pigri, non disposti a quel lavoro cognitivo e intellettuale che un’opera classica di più alto livello letterario comporta. Certamente leggere Geronimo Stilton - Nel regno della fantasia non è lo stesso che affrontare Il corsaro nero di Salgari, ma una persona che si occupa di didattica (e in particolare di didattica dell’italiano) a livello professionale non può fermarsi ad un approccio superficiale e giudicare… “il libro dalla copertina”.


Avvicinare i bambini alla lettura, innanzitutto, non è un compito affatto facile e una collana che riesca a tenere incollati alle pagine i più piccoli ha già compiuto qualcosa di ammirevole. Nulla vieta che, successivamente, gli appassionati alle avventure del topo antropomorfo si cimentino in letture più “tradizionali”, ampliando il proprio bagaglio. Del resto, è assai improbabile che si resti per tutta la vita ancorati a quell’unico prodotto. Più plausibile, invece, è che una volta consolidate le proprie capacità e acquisita una certa autonomia, si riesca ad affrontare opere maggiormente complesse senza il pericolo di bloccarsi al primo capitolo. Difatti (e qui entra in gioco il secondo elemento che ritengo sia fondamentale tenere in considerazione) i bambini non sono tutti uguali, così come non lo sono le loro famiglie e le situazioni educative che hanno alle spalle, e non è detto che abbiano sin da subito gli strumenti necessari a cimentarsi con successo nella lettura dei romanzi di Verne, tanto per fare un esempio. Anzi, considerare i piccoli lettori come un unico insieme omogeneo, magari classificandoli solo in base all’età, significa escludere dal piacere di leggere (magari in maniera autonoma) tutti quei bambini per i quali il compito della lettura è più arduo che per altri, magari per via del contesto socio-culturale di appartenenza, per un disturbo specifico dell’apprendimento come la dislessia, per la poca familiarità con la lingua italiana nel caso di bambini di origini straniere.


Da questo punto di vista, la serie di Geronimo Stilton è da considerare estremamente inclusiva. Certo: diminutivi, onomatopee, discorso diretto e altre facilitazioni abbondano, mentre il lessico e la sintassi si semplificano, ma queste caratteristiche rendono i libri rassicuranti, avvicinabili, così come la grafica che “spezza” il blocco uniforme di parole che tanto incute timore ai lettori meno esperti o con specifiche difficoltà. La possibilità di leggere senza fatica, rafforzando allo stesso tempo le proprie capacità, è forse l’elemento che più attrae e lega i bambini a questo prodotto amato dai piccoli e guardato con diffidenza dai grandi.


Da docente mi trovo a riflettere se sia opportuno o meno proporre letture come queste agli alunni, considerando che il mio obiettivo non è solo quello di avvicinare i bambini alla lettura ma anche insegnare loro ad apprezzare la letteratura di qualità e operare una distinzione critica tra quest’ultima e le opere di tipo commerciale. Alla fine, però, mi chiedo: ci aspetteremmo mai che un bambino vada da subito in bicicletta senza l’aiuto rasserenante delle rotelle? Avremmo il timore che, abituandosi al sostegno offerto dalla nostra mano, non impari a camminare da solo? Lasciamo piuttosto che i bambini ci sorprendano: una volta acquisita la sicurezza necessaria, saranno entusiasti di accettare qualsiasi altra proposta faremo loro, non importa quanto impegnativa, guidati dalla naturale propensione che li caratterizza a spingersi oltre ciò che in quel momento sentono di padroneggiare, loro che sono ben più coraggiosi di noi.


Articolo a cura di: Alysia Giorgia Voltattorni




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