Freaks Out. Il coraggio di essere se stessi

Recentissima è l'uscita nelle sale Cinematografiche del film Freaks Out di Gabriele Mainetti, lo stesso regista che nel 2016 ha diretto Lo chiamavano Jeeg Robot. Non mi sono fatta scappare l'occasione e sono subito andata al cinema a vederlo: mi capita spessissimo di commuovermi per un film, ma raramente mi succede, come invece è avvenuto in questo caso, di stare versando un fiume di lacrime già dopo dieci minuti dall’inizio (e anche per tutto il resto del tempo non sono stati molti i momenti in cui non ho infastidito gli altri spettatori con i miei singhiozzi)… Sarà perché sono particolarmente sensibile all’accostamento, nella stessa scena, di elementi fiabeschi ed eventi tragici, cosa di cui questa pellicola ha fatto il suo cavallo di battaglia.



Ambientato a Roma, questo fantasy storico racconta di un gruppo di “freaks”, ossia di fenomeni da baraccone, durante l'occupazione nazista. L’elemento storico non fa semplicemente da cornice, bensì si integra nella storia ed è il motore che dà vita alla vicenda: i protagonisti, infatti, oltre ad essere “diversi” per il loro aspetto, possiedono degli speciali poteri, a causa dei quali vengono ricercati e perseguitati dal fratello di un comandante tedesco che vuole catturarli per mettere le loro capacità fuori dal comune al servizio di Hitler. La sfida, per loro, sarà abbracciare ciò che li rende unici e metterlo a servizio di un bene più grande.


Il cast è eccezionale (troviamo come interpreti tra i personaggi principali Claudio Santamaria, Giorgio Tirabassi e Pietro Castellitto) e gli effetti speciali sono ben realizzati, ma quello che più mi ha colpita è stata l’atmosfera in cui convivono magia e dramma, la meraviglia e l’angoscia. La pellicola alterna momenti fiabeschi e toni crudi, non risparmiando allo spettatore gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.



Il risultato finale è un prodotto italiano assolutamente lodevole, capace di coniugare l’esigenza di divertire e stupire con la rappresentazione realistica di un’epoca difficile da cui abbiamo ancora molto da imparare. Non solo i protagonisti ma anche tutti coloro che questi ultimi incontreranno lungo il percorso offrono l’immagine di una umanità impegnata a sopravvivere in un mondo spesso ostile, nella concretezza del vivere quotidiano, della guerra, delle relazioni rese difficili dalle paure e dalle incomprensioni.


Articolo a cura di: Alysia Giorgia Voltattorni



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