Franco Baresi e la libertà di sognare

Ci sono sportivi che, prima di essere campioni, sono prima di tutto uomini con la U maiuscola, persone uniche, ricche di umanità e di grandi valori. Uno di questi è sicuramente Franco Baresi, storica bandiera del Milan per 20 anni, che recentemente ha pubblicato per Feltrinelli la sua autobiografia “Franco Baresi. Libero di sognare”. Un titolo che fa leva sulla doppia valenza che la parola libero ha avuto nella vita del capitano rossonero. Questa, infatti, non è stata solo la condizione umana nella quale Franco si è più immedesimato nell’arco della sua esistenza, intesa soprattutto dal punto di vista della libertà di sognare e realizzare i propri desideri di bambino, ma anche il ruolo che Baresi ha ricoperto, per la maggior parte della sua carriera, sul campo da calcio.



Fin dalle prime pagine ci si accorge come questa non voglia essere una autobiografia canonica, ma cerchi soprattutto di trasmettere alle persone, in particolare ai giovani, la voglia di mettersi in gioco, di provare a raggiungere i propri obiettivi, i propri traguardi, i propri sogni. Il mitico #6 del Milan, vincitore per ben sei volte dello Scudetto e per tre volte della Champions League, descrive, infatti, la sua vita in modo molto semplice e lineare, spesso senza addentrarsi troppo nei particolari, se non nella parte iniziale in cui ci parla della sua “difficile” infanzia, perché vuole prima di tutto trasmetterci dei valori importanti e aiutarci a vivere senza avere paura di farlo, sentendoci liberi di sognare, come lui ha sempre cercato di fare nell’arco della propria esistenza; la sua vita, infatti, non è stata per nulla facile, viste le sue umili origini, ma soprattutto per la prematura scomparsa di entrambi i genitori.


Il Piscinin, uno dei suoi soprannomi, però, non si è mai arreso, ha sempre lottato, nonostante le tante avversità, per raggiungere il traguardo che si era prefissato: diventare un calciatore professionista. Certo la “fortuna” a volte è stata dalla sua, l’aver giocato nel Milan degli Invincibili non è un particolare da trascurare, ma ha solamente compensato tutta le brutte esperienze e le “sfortune” avute lungo il percorso, come gli infortuni e un Mondiale perso in finale. Tutto il resto è stato solamente merito di un uomo che non ha mai smesso di credere in sé stesso, nel proprio talento e nei propri desideri, quelli di un bambino che si è semplicemnete sententito libero di sognare.



Solo alimentando i nostri sogni e coltivando le nostre aspirazioni, le nostre passioni, senza paura di sbagliare ed essere giudicati, potremo vivere una vita felice e sentirci liberi (rispettando naturalmente il mondo che ci circonda e le altre persone), in pace con noi stessi, come è stato per il campione milanista. Quesi sono gli insegnamenti principali che mi ha lasciato questo bellissimo racconto a tinte azzurre e rossonere.


COLLABORAZIONE - Articolo a cura di: Fabio Silietti di Culturalmente Sport



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