Feltri al centro dell’ennesima, e giusta, polemica

È di qualche settimana fa il tweet pubblicato dal direttore editoriale di Libero, Vittorio Feltri, che ha smosso l’internet e ha scatenato una bufera mediatica. Il commento, infatti, riguardava il caso Genovese e recitava: «Siamo d’accordo bisogna condannare Genovese se ha stuprato. Però un pizzico di ammirazione egli lo merita: ha scopato una ragazza per 20 ore. Il mio record è 6 minuti». Il dissenso che lo ha seguito ha portato Feltri alla rimozione del tweet e alla pubblicazione della risposta «Il senso dell’umorismo medio su Twitter è pari a quello di una lumaca bollita».



Ci sono diverse questioni che vengono a galla, più o meno evidentemente, leggendo il simpatico “umorismo” del fondatore di Libero. La prima, più che una questione, è una domanda: si può davvero fare dell’umorismo su un argomento come la violenza sessuale? La risposta potrà sorprendere, ma è “sì”: se l’umorismo ha, come fine ultimo, deridere il carnefice e l’atto in sé, e sicuramente non la vittima, questo è assolutamente legittimato a trattare anche argomenti delicati e sensibili quali le violenze.


La seconda questione, invece, riguarda il modo in cui è stato realizzato l’“umorismo” in questo caso specifico. Feltri, infatti, ponendo la questione in questi termini, ha già impostato la chiave di lettura, che consiste nel vedere lo stupro come qualcosa di quasi normale, a volte giustificabile; addirittura, in questo caso qualcosa per cui un uomo può essere ammirato. Questo modo di vedere e raccontare le violenze è estremamente dannoso, non solo per le vittime che si vedono portato via una volta ancora un po’ della loro dignità, ma per la società in generale, che perpetua e continua ad alimentare la cosiddetta “rape culture” (o “cultura dello stupro”).


Infine, nel tweet emerge anche l’ormai vecchia e ingombrante visione, anche oggi fin troppo presente, costruita dalla cultura patriarcale in cui viviamo. Visione per cui è ancora un taboo raccontare le esperienze di una donna che vive liberamente la propria sessualità, mentre l’uomo è tale, o meglio, è più uomo in base alla lunghezza del pene e alla qualità delle sue prestazioni sessuali.



In sostanza, è con non poca consapevolezza e spirito critico che gli utenti del web hanno condannato gravemente “l’umorismo” dell’editore, che tutto era, fuorché divertente.


Articolo a cura di: Letizia Malison



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