Fascismo: tra propaganda e realtà, pt.2

Come detto nel precedente articolo, definire tutte le ambiguità del fascismo in un solo articolo non è possibile, in questo articolo cercherò di completare il discorso precedentemente cominciato.



Il controllo sulla informazione permetteva di celare alla pubblica opinione i frequenti episodi di crimini di brigantaggio, che oggi definiremmo crimini mafiosi, che caratterizzavano il Sud. Nonostante nel periodo tra il 1924-29 il dott. Cesare Mori (il prefetto di ferro) condusse una lotta alla mafia ferma e decisa, il fenomeno non fu

mai del tutto sconfitto, come asseriva la stampa dell’epoca e, soprattutto, successivamente a quel periodo i provvedimenti presi per arginare e contrastare il fenomeno furono molto pochi. I crimini mafiosi non venivano considerati per un semplice motivo, non venivano divulgati. Allo stesso modo era nascosta

l’inefficienza del sistema ferroviario. La frase “in quel periodo i treni arrivavano in orario” è forse quella più utilizzata da chi vuol dimostrare operosità ed il benessere di quel periodo. Nonostante i continui elogi della stampa al sistema ferroviario, giornalisti stranieri affermarono il disagio provato per il frequente ritardo dei treni, alcuni addirittura cancellati senza rimborsare i passeggeri. Alexander Cockburn, attraverso un’accurata ricerca storiografica, affermò che i ritardi dei treni fossero frequenti, ma che Mussolini impose ai giornali di non riportare tali notizie.


In ogni caso, basare la produttività e l’efficienza di un Paese sul sistema ferroviario appare aleatorio e una famosa frase di Massimo Troisi definisce perfettamente questo giudizio “se i treni funzionavano bene, allora sarebbe bastato farlo capostazione e non capo del Governo”.


I provvedimenti più ingiusti furono presi, però, nei confronti delle donne, degli stranieri e delle minoranze. Le donne erano considerate semplici contenitrici di figli, il loro unico compito era crescere i figli e badare alla famiglia. Furono espulse dal mondo del lavoro e dell’istruzione quasi totalmente, nelle aziende l’occupazione totale femminile non poteva eccedere il 10 % e se l’azienda avesse avuto un numero uguale o inferiore a dieci operai, questi avrebbero dovuto essere obbligatoriamente uomini. Fu loro inibito l’insegnamento delle materie scientifiche negli istituti tecnici e delle materie umanistiche nei licei. I loro diritti erano pochissimi e, inoltre, non furono salvaguardate nemmeno dal punto di vista del diritto penale. Infatti, nel nuovo Codice penale fascista, il codice Rocco, furono introdotti due istituti: il matrimonio riparatore, se un uomo avesse stuprato una donna e poi avesse deciso di sposarla non sarebbe stato processato, e il delitto d’onore a favore del marito che avesse scoperto il tradimento in flagrante. Non è vero che il fascismo fosse meno razzista di quanto si affermi oggi, le leggi razziali non furono copiate dalla Germania ma furono ideate dal fascismo. Al contrario, si cercava di educare le persone alla xenofobia già in giovanissima età, la canzone “Topolino in Abissinia”, reperibile anche su YouTube, dimostra perfettamente quanto l’idea della superiorità della razza fosse importante.


Fu fatta strage di berberi in quanto berberi, in Etiopia furono tollerati stupri e violenze di ogni genere, fu incoraggiato il “madamato” con minorenni. Le squadre d’azione uccisero circa 3.000 persone nel corso del ventennio, furono impediti

scioperi, distrutte sedi di giornali e sindacati. Gli oppositori politici furono incarcerati e torturati, molte volte uccisi. Fu rivendicata con orgoglio l’uccisione del socialista Matteotti che stava distruggendo l’immagine del partito denunciando la corruzione di molti membri e i brogli elettorali nelle elezioni del 1924.


Il fascismo coinvolse l’Italia in una guerra inutile e già persa in partenza, causando la morte di circa 472.000 cittadini, molti dei quali civili. La magistratura era tenuta sotto stretto controllo e priva di qualsiasi indipendenza rispetto al potere esecutivo. Il fascismo è la prova di come una politica autocratica, ultranazionalista e culturalmente “chiusa”, possa essere una tragedia dal punto di vista sociale ed economico. I dati dimostrano come il fascismo vide un periodo di grande sviluppo economico nella prima fase, la “fase liberale” del regime, per poi diventare una parabola discendente nel periodo successivo in cui si iniziò ad irrigidire e nazionalizzare il mercato.


Nella nostra società è di fondamentale importanza divulgare, far conoscere e raccontare ciò che è stato, perché solo uno studio serio ed attento di un periodo così buio può far capire quale sia la strada giusta da seguire per giungere ad un nuovo progresso sociale e culturale ed anche per permettere di capire quanto si è fortunati a vivere in una società pluralista, democratica e pacifica, che riconosce e valorizza i diritti e le libertà di tutti.


Antonino Cuppari



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