Emergenza abbandono scolastico

Che l’Italia, spesso, si sia rivelata poco attenta – per essere gentili – alle esigenze delle nuove generazioni è fatto ormai noto. Mondo del lavoro quasi saturo, precarietà diffusa e futuro incerto, unitamente alla scarsa lungimiranza di parte della classe dirigente, hanno portato molti giovani a lasciare la propria terra per cercare un’esistenza dignitosa. La “fuga di cervelli” o il fenomeno dei Neet, ad esempio, dovrebbero dirla lunga. Purtroppo, però, esiste un’emergenza sottovalutata, che cresce sottotraccia e lontana dall’attenzione mediatica di cui necessiterebbe: l’abbandono scolastico precoce.



Cos’è?

L’abbandono scolastico precoce consiste nell’interruzione degli studi con la sola licenza media, senza ottenere alcuna qualifica professionale aggiuntiva spendibile. Molti giovani, infatti, per cause economiche e sociali, che dovrebbero essere rimosse dalla Repubblica – come enuncia l’art.3, II comma, della Costituzioneè compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” – decidono di lasciare anzitempo gli studi, con conseguenze tangibili a lungo termine, sia con riferimento al peggioramento delle disuguaglianze già esistenti, sia alla difficoltà di trovare un impiego e al rischio di esclusione sociale. Inoltre, nonostante spesso si senta parlare indistintamente di abbandono scolastico e dispersione scolastica, in realtà i due termini presentano alcune differenze; infatti, anche a livello europeo, per dispersione scolastica si considerano pure le bocciature, i “debiti”, l’evasione dell’obbligo di frequenza o l’ottenimento di un titolo non corrispondente alle capacità in realtà acquisite.


Obiettivo UE e confronto tra Stati

L’Unione Europea – da tempo concentrata sul fenomeno e sulle possibili soluzioni – aveva indicato, quale primo obiettivo, il raggiungimento del 10% (in media) di giovani europei (in età compresa tra i 18 e i 24 anni) senza diploma superiore; obiettivo realisticamente raggiunto dall’UE prima dell’avvento della pandemia. In più, il Consiglio Europeo ha indicato l’ulteriore obiettivo dell’abbassamento di un altro punto percentuale (9%) da conseguire entro il 2030. Gli Stati con risultati peggiori? Al 2020 solo Malta (16,7%), Spagna (16%) e Romania (15,6%) presentavano un dato peggiore di quello italiano (13,1%).

C’è da dire che, comunque, l’Italia ha registrato alcuni miglioramenti: dal 19% del 2009, passando per il 17,8% del 2011, fino al 13,5% del 2019 e al dato dello scorso anno.


Un’Italia a due velocità

Purtroppo, il dato italiano non è uniforme sull’intero territorio nazionale. Se già l’Italia registra dati peggiori dei vicini europei, il nostro Mezzogiorno risulta ancora più svantaggiato, evidenziando ancor di più l’esistenza di un’Italia a due velocità. I dati peggiori, al di sopra della media nazionale, provengono da Sicilia (19,4%, con un miglioramento del -3% rispetto al 2019), Campania (17,3%, stabile), Calabria (16,6%, con un miglioramento del -2,4%) e la Puglia (15,6%, con un miglioramento del -2,3%). Al di sotto del 10%, invece, Molise, Emilia-Romagna, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Marche. In realtà, comunque, al di là delle performance non brillanti del Sud, gli unici progressi sono avvenuti proprio nelle regioni meridionali, mentre il Centro-Nord ha registrato un peggioramento generale rispetto al 2019.



In futuro

Credo che la pandemia, verosimilmente, inciderà abbastanza sulla situazione pregressa; infatti, le continue modifiche sulle modalità didattica (in presenza, blended, esclusivamente a distanza), unitamente ai notori problemi di strumenti informatici – non sempre sufficienti e diffusi nelle famiglie italiane – e la carenza della rete (che su buona parte del territorio non è velocissima), rischiano di vanificare i risultati ottenuti e rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Uno Stato politicamente, socialmente ed economicamente in salute, è consapevole dell’importanza dell’istruzione, potente antidoto contro le disuguaglianze.

In più, questa consapevolezza distingue una classe politica lungimirante e attenta alle esigenze delle nuove generazioni, da un’altra dedita soltanto alla ricerca disperata del consenso.


Articolo a cura di: Elenio Bolognese




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