Due lezioni fondamentali per la Gen Z

Roberto Vecchioni, classe 1943, è professore, cantautore e scrittore di successo.

Nonostante si definisca un mezzo artista che scrive liricamente tutto quello che ha dentro, non pensando di produrre qualcosa di politico o civico, le sue canzoni, vere e proprie poesie, non fanno altro che trasmettere messaggi esistenziali e spingere a riflessioni di vita.



Rivolto alle generazioni più giovani è il testo di “Sogna, ragazzo, sogna” pubblicato nell’aprile 1999 ed estratto dall’omonimo album.


È una canzone che colpisce sin dal primo ascolto, è un invito a non smettere mai di sognare, a non lasciarsi trasportare dalle circostanze, a non arrendersi al fatto che la corrente è sempre a favore del più forte perché la debolezza è ricchezza (“Ma non è vero, ragazzo che la ragione sta sempre col più forte, io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo”).

È un elogio alla bellezza e alla grandezza della vita (“La vita è così grande che quando sarai sul punto di morire pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire”), che seppur complessa deve essere vissuta con fiducia, amando e permettendo agli altri di amarci (“Copri l'amore, ragazzo ma non nasconderlo sotto il mantello, a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo”).


Roberto Vecchioni si rivolge alla gioventù cinica, disincantata, stanca e per nulla speranzosa; a tutti coloro che sono senza sogni, che pensano di non poter fare nulla per cambiare le cose e per essere artefici del proprio destino, ma che si lasciano trasportare dalla corrente rifiutandosi di nuotare.


E se invece potessimo “contribuire con un verso”? Sto facendo riferimento al componimento di Walt Whitman divenuto celebre soprattutto grazie alla scena del film “L’Attimo Fuggente” in cui il professor Keating (straordinariamente interpretato da Robin Williams) recita questa poesia di fronte ai suoi studenti:



«Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita? Risposta Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso


Cos’è questo verso di cui parla Whitman? È l’impronta che possiamo lasciare sulla strada che percorriamo, nelle persone che incontriamo, in quelle che amiamo.

Il professor Keating era un sognatore il cui unico scopo era quello di rendere tali anche i propri studenti perché, stando alle sue parole, «solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi».



A chi gli dice di stare correndo un brutto rischio nel cercare di fare diventare i suoi studenti degli artisti egli, respingendo ogni forma di realismo e cinismo, risponde che sta formando dei liberi pensatori e rivolgendosi alla sua classe dice: «voglio che troviate la vostra camminata, adesso, il vostro modo di correre e di passeggiare in ogni direzione, comunque vogliate, che sia fiero, che sia sciocco, sta a voi. Giovanotti, il cortile è vostro!».


In effetti, il rischio per i giovani, nella società in cui viviamo, è quello di non riuscire a trovare la propria strada o peggio di avere timore di percorrerla, di rinunciare ai propri sogni accontentandosi di vivere come semplici vittime delle circostanze. Ancora una volta Keating accorre in nostro aiuto:

«Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce, più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice: "Molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno».


Dunque, professor Vecchioni e professor Keating, la gioventù senza sogni vi ringrazia per queste preziose lezioni.


Articolo a cura di: Mariapia Crupi



Ascolta qui “Sogna ragazzo sogna”: https://www.youtube.com/watch?v=4ew2dO7gLIw


Immagini cc: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_agosto_24/vecchioni-ospite-village-night-concerto-gratuito-sotto-stelle-3ea61d52-c654-11e9-91fb-bbcdf5d9284a.shtml

https://leganerd.com/2021/07/30/robin-williams-l-attimo-fuggente-perche-amiamo-professor-keating/


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