Due chiacchiere ne “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni

Tutti, almeno una volta, seduti in un bar, ci siamo chiesti quale fosse la vita delle persone presenti. Ne “Il bar sotto il mare”, Stefano Benni mescola realtà e follia, dando vita alla serata più bella e strana mai vissuta da un uomo altrettanto singolare.


Iniziamo: immagina di entrare in un bar qualunque, uno di quelli in cui clienti abituali chiacchierano tra di loro. Arriva la prima stranezza, però… questo bar si trova sotto il mare e, seconda stranezza, ha una regola: ogni persona che entra nel bar deve condividere con tutti gli altri frequentatori una storia vera, una storia finta, un ricordo del passato o un sogno del futuro, purché sia una storia da raccontare e da ascoltare.


È così che Stefano Benni permette al lettore di conoscere tutti i presenti, mostrati nel disegno che compare sul frontespizio del libro.

Sono ventitré racconti, per ogni presente, seguito dal titolo e dalla citazione di un’opera famosa. Protagonisti inverosimili, catapultati in ambientazioni assurde, dove è quasi sottile il richiamo a personaggi letterari e non solo.


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Non a caso, sembra quasi un omaggio al dottor Freud, ai Blues Brothers, a Marilyn Monroe, allo scrittore Edgar Allan Poe, a Braccio di Ferro e alla giallista Agatha Christie, riconoscibili in copertina.


«Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e laltra metà a credere in ciò che altri deridono».


La satira, come in ogni opera di Benni, è la vera protagonista di questa storia. È un libro strano in cui ci si continua a chiedere dove, lo scrittore, voglia andare a parare e quale sia il legame tra i vari personaggi presenti al bar. Una lettura che finisce per diventare una sorpresa, è spiazzante nel suo essere così breve. Una raccolta che si lascia leggere velocemente.


Consigliato a chi ha voglia di distrarsi attraverso la storia di gente sconosciuta. “Il bar sotto il mare”, edito da Feltrinelli, premette di rompere il vetro che ci separa dalle persone che, quotidianamente, incontriamo al bar. Chissà, magari anche loro hanno una storia da raccontare.


Articolo a cura di: Serena Votano



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