Donna, uomo, muxe

Aggiornamento: lug 29

In un’epoca in cui si studia il sesso e si indaga il genere, a quello femminile e maschile nel Messico meridionale si affianca un terzo genere: quello dei muxe.



Uomo, donna, muxe. Un genere non scritto, un genere non formale; un sottogenere, per molti, spesso diffuso fra le comunità più povere, ma accettato comunemente nel Messico meridionale.


Siamo nella terra di una delle civiltà più antiche del mondo, nella valle di Oaxaca che gli Atzechi chiamavano Huaxyácac (pronuncia uascïàkak), cioè "Luogo degli alberi di Huaje.


Qui ancora oggi abita una civiltà precolombiana la cui origine sembra risalire ad almeno 2600 anni fa, quella degli Zapotechi. Lo stesso nome deriva da un termine in lingua nāhuatl, originaria degli atzechi e ancora conosciuta come “uto-atzeca”, e vuol dire "abitanti delle terre del sapote".


Il rapporto che gli Zapotechi ebbero con gli Atzechi fu spesso conflittuale, ricco di guerre. Quando questi ultimi furono sconfitti nelle guerre contro gli spagnoli, gli Zapotechi capirono che non si sarebbero dovuti confrontare con i conquistadores i quali, però, li soggiogarono in breve tempo, nonostante tentativi di ribellione frequenti.


Oggi la loro resta una comunità abbastanza folta e riconosciuta nel Paese e, mentre il mondo si interroga sulle questioni di genere e relative all’ordine patriarcale e machista, la società e cultura degli Zapotechi di Oaxaca prevede storicamente un genere in più del canonico binomio uomo-donna.


Si chiamano muxe, sono donne muxe transgender indigene che, però, si vestono e adottano comportamenti riconosciuti come tipiche del genere femminile. Per gli Zapotechi i muxe rappresentano un vero e proprio terzo genere: alcuni hanno sempre seguito l’attitudine più femminile; altri, invece, si sono sposati con delle donne per poter garantirsi figli, ma prediligono relazioni romantiche e sessuali con uomini.



Per quanto alcuni disprezzino i muxe, la maggior parte della popolazione li riconosce come un vero e proprio terzo genere e ciò li porta a non dover essere considerati con l’ostilità che tipicamente alcune società rivolgono ai membri della comunità LGBT+.


I muxe sono perfettamente e storicamente integrati nella comunità, ma mentre il terzo genere è inserito nella società da secoli, l’abitudine di abbigliarsi con vestiti tipicamente femminili è molto recente. Probabilmente, infatti, la pratica risale agli anni Cinquanta del Novecento.

Esistono, infatti, diverse abitudini tipiche dei muxe, ancora oggi.


Alcuni si presentano nella società come vestidas, cioè con abiti femminili, altri come pintadas, con abiti femminili ma indossando makeup.


Le professioni svolte dai muxe spesso sono quelle più comuni, ma in alcuni casi rientrano in quelle tipiche del ricamo o della bellezza.


Molti uomini zapotechi si definiscono muxe: negli anni Settanta si stima che appartenesse al genere dei muxe almeno il 6 % degli uomini.


Ancora oggi questa fetta di popolazione, che non si riconosce nel tipico binarismo di genere affermato nelle società soprattutto occidentali, è ancora attivo nell’epoca attuale e coinvolge quasi il 10 % degli uomini della popolazione zapoteca.


Sebbene per il momento non sembri esistere un corrispettivo femminile dei muxe, la loro esistenza dimostra la facile e naturale convivenza con persone che non si identificano in un genere binario.


Omofobia, transfobia e astio verso il non-binarismo di genere sembrano non appartenere a questa popolazione precolombiana: una grande lezione di vita e civiltà che proviene dalla culla del mondo da cui tutti noi dovremmo imparare.


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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