Digitalizzare per includere

Aggiornato il: 24 nov 2020

A che punto siamo con la didattica a distanza?



“La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde.” Don Lorenzo Milani

La scuola in Italia si trova a dover affrontare molti problemi strutturali e la pandemia esplosa a marzo (e ancora in corso) non ha fatto altro che evidenziare alcune falle del sistema. Sicuramente tra queste una delle più profonde è quella dell’abbandono sclastico.


Il Consiglio dell’Unione Europea attesta che in Italia nel 2019 i giovani che lasciano la scuola senza aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado sono il 10,3%. Con questo valore andiamo ad occupare il quintultimo posto tra i paesi d’Europa e vediamo ancora lontano il raggiungimento della media europea. Le cause della perdita degli studenti da parte del sistema scolastico sono molteplici e complesse e possono essere di carattere economico, sociale o culturale, troppe per essere approfondite in questo testo. Ora invece, dopo aver appreso cosa s’intende per abbandono scolastico e quale sia la posizione dell’Italia in merito, ci vogliamo chiedere: come può aver influito il Covid-19 su questi dati durante la prima ondata? Ora che le scuole si trovano di nuovo nella condizione di dover gestire migliaia di studenti attraverso la Didattica a Distanza, qualcosa è cambiato?


Per prima cosa cerchiamo di capire quale sia l’opinione dei diretti interessati riguardo alla DAD: gli studenti. Il Sole 24 Ore analizza i dati di un’indagine attuata da Skuola.net su 4mila soggetti, che dimostrano come il 57% dei ragazzi che frequentano la scuola secondaria di secondo grado non noti nessun miglioramento nell’organizzazione e nella gestione della didattica in forma digitale, confrontando la scorsa primavera e oggi. Al contrario il 43% si ritiene soddisfatto; di questa percentuale il 30% riconosce una buona preparazione della propria scuola alla ripartenza e solo il 13% afferma che il proprio istituto scolastico abbia da subito saputo gestire le nuove modalità di “fare scuola” nel migliore dei modi.


Dopo aver letto questi dati viene spontaneo chiedersi: qual è stato l’ostacolo maggiore nell’avviare la didattica online per scuole e famiglie? Sicuramente la disponibilità di tecnologie adeguate, dalla rete internet ai dispositivi informatici (computer e tablet), ma anche le mancate competenze degli insegnanti abituati a una modalità d’insegnamento ancorata ai libri e purtroppo ancora poco digitalizzata.


Cosa si sta facendo per rimediare a questi problemi? Ad occuparsi delle famiglie è il Cobul (Comitato Banda ultra larga) con a capo la ministra dell’Innovazione tecnologica e della digitalizzazione Paola Pisano. Il comitato ha deciso che dal 9 novembre 2020 le famiglie con un ISEE inferiore a 20.000 euro avranno a disposizione un voucher di massimo 500 euro da esaurire nell’acquisto di computer, tablet, o per installazione di una connessione a internet veloce. Il progetto prevede di includere presto anche le famiglie con un reddito inferiore a 50.000 euro e le piccole e medie imprese che abbiano la necessità di installare una connessione a internet veloce.


Inoltre le scuole sono sostenute e sostengono gli studenti grazie alla somma di 85 milioni di euro stanziata dal Consiglio dei Ministri nel “Decreto ristori” in data 27 ottobre e assegnati dalla ministra dell’istruzione Lucia Azzolina. Questo fondo è dedicato a tutti gli istituti che non hanno le dotazioni necessarie per poter sostenere la didattica online o che accolgono studenti con situazioni socio - economiche critiche. Per loro la scuola è chiamata ad intervenire, sostenendoli e dandogli la possibilità di esercitare il diritto all’istruzione anche in un momento critico come quello attuale.


Nonostante i provvedimenti presi dallo Stato, le disuguaglianze che vanno a colpire gli studenti più vulnerabili non scompaiono e, proprio per questo motivo, gli aiuti alla scuola arrivano anche da ONLUS e associazioni. Un esempio concreto è il progetto Fuoriclasse promosso da Save the Children, attraverso il quale vengono sia distribuiti supporti informatici che garantiti corsi per istruire gli insegnanti sui nuovi e indispensabili mezzi e metodi d’insegnamento digitali. Altri importanti componenti del progetto della ONLUS sono il supporto allo studio e il mantenimento di un dialogo con i genitori, coloro ai quali durante la pandemia è stato spesso chiesto anche di reinventarsi insegnanti.


Non sappiamo se tutto quello che è stato fatto e che si sta facendo per supportare il sistema scolastico in tempi di Covid sarà sufficiente, quello che ci auspichiamo è che tutti coloro che hanno a che fare direttamente o indirettamente con la scuola, studenti e insegnanti, genitori e familiari, decisori politici e ministri, ricordino ciò che sostiene l’uomo di scuola a cui appartiene la citazione che apre questo articolo: “Se si perde loro (i ragazzi svantaggiati e con più difficoltà), la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.”


Collaborazione - articolo a cura di Alice Beschi di @unaltrascuola



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