Dalla segregazione spaziale alla segregazione informativa

Perché se nasci tondo non puoi morire quadrato.


Solo persone con posizioni simili nello spazio sociale, per status, ricchezza, abitudini possono incontrarsi nel medesimo spazio fisico, secondo la teoria della segregazione spaziale avanzata da Bourdieu – sociologo, antropologo e filosofo francese del XX secolo. Lo scambio di idee, valori, informazioni tra classi diverse è estremamente difficile, poiché è raro che gli estranei siano davvero estranei: ovvero, i benestanti si incroceranno nei club di golf e nei bar privati e nei ristoranti più premiati e potranno compiacersi amabilmente di essere tutti d’accordo su ogni argomento sociale e politico. Allo stesso modo, la maggioranza della popolazione con uno status quo più basso avrà occasione di socializzare in ambienti come i pub, i bar, le piazze, gli stadi e lo scambio di idee sarà ancora una volta unidirezionale.


Secondo la teoria di Bourdieu, insomma, se l’individuo è in gran parte le relazioni che instaura e l’ambiente che frequenta, allora colui che nasce povero non solo morirà povero – e questo è un fatto puramente statistico – ma manterrà anche la stessa mentalità. Allo stesso modo un individuo ricco ha più possibilità d’istruzione e di carriera, ma non potrà mai ampliare le sue vedute semplicemente perché “costretto” negli spazi dedicati alla “sua gente”.



Questa teoria degli anni ‘50 ci parla di una bolla, di un mondo in cui non c’è via di scampo, via di mezzo, via d’incontro. Ognuno vive senza mai mettere in discussione sé stesso e i suoi pensieri.


Potremmo pensare che oggi le cose stiano cambiando, che vi siano spazi di incontro, di ascolto, la famosa melting pot che la globalizzazione ha portato con sé. Ma non è forse il contrario? Cosa sono i New Media se non una nuova bolla ancora più personalizzata?


La segregazione ora è nello spazio virtuale e non riguarda solo il ceto di appartenenza, ma ogni singola persona. Ognuno di noi ha un mondo personalizzato a portata di mano. Le idee, le immagini, i video, i valori di cui fruiamo altro non sono che frutto di un efficiente algoritmo che ci mostra solo ciò che vogliamo vedere.

Se vi capita mai di parlare con qualcuno e pensare “questo vive in un mondo diverso”, forse è davvero così. Forse non ci comprendiamo perché la maggior parte delle volte partiamo da presupposti diversi, da immagini diverse, da slogan ripetuti fino allo sfinimento da una parte o dall’altra che, alla fine, ci convinciamo essere assolutamente veri.


Le campagne elettorali e le pubblicità ora si realizzano online proprio perché riescono a raggiungere chi già ha un certo pensiero politico o un certo interesse per un prodotto o servizio. Lo scopo non è più convincere gli avversari a passare dall’altro lato dello schieramento, ma raccogliere e sfruttare chi è già dalla parte “giusta”. Ed è anche così che si realizza l’estremizzazione e la radicalizzazione delle ideologie: ciascuno vive nel suo mondo perfetto e quando ci scontriamo con il mondo reale ciò che vediamo non ci piace, e rispondiamo con la rabbia.




Ognuno di noi crede di essere escluso da questo fenomeno. Ci crediamo tutti un’eccezione nella massa: fuori dal consumismo, dalle mode, dalla bolla di Internet e dei social network, ma non lo siamo mai. Per questo il lavoro del sociologo è così difficile: se, per lo storico, la difficoltà sta nel calarsi in storie che non sono sue, per il sociologo è egualmente difficile oggettivare la realtà in cui vive, per analizzarla senza pregiudizi e pre-costruzioni.


E allora? Siamo condannati a nascere di destra e morire di destra? A nascere ortodossi e morire ortodossi? A restare sempre uguali e fedeli a noi stessi?

Per fortuna non è esattamente così. Per fortuna c’è chi al nuovo sa rispondere con curiosità e non con rabbia. Per fortuna gli strumenti di cui siamo in possesso non sono solo una condanna ma anche una benedizione, e non abbiamo mai avuto accesso a così tanti dati, notizie e fonti di informazioni alternative e diverse.


Possiamo cercare l’incontro con l’altro e provare a guardare le cose con uno sguardo diverso. E non sto parlando solo di destra o di sinistra ma, ognuno di noi, ha la possibilità di pensare senza per forza dover aderire ad ogni argomento dell’una o dell’altra parte.


Alla fine ognuno nasce dove capita, ma ha il sacrosanto diritto di morire dove gli pare.


Articolo a cura di: Arianna Roetta



7 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti