Dai Velieri alle Auto Elettriche, le analogie delle Tecnologie Ibride

In un mondo che corre verso un’era sempre più Green, anche il settore dei trasporti ha dovuto adattarsi a questo cambiamento. A causa dei sempre più stringenti regolamenti relativi alle emissioni di inquinanti da parte dei motori a combustione interna, la loro presenza sul mercato negli anni a venire non sarà così scontata (a meno che non si trovino soluzioni in grado di garantirne l'utilizzo senza compromettere il rispetto dell'ambiente). Dall'altra parte l'alternativa ad oggi proposta, il motore elettrico, nonostante la sempre più crescente commercializzazione di modelli, non sembra essere pronta a sostituire completamente i vecchi motori Diesel e benzina. Inoltre, la loro effettiva capacità di ridurre le sostanze inquinanti, secondo la logica Well to Wheel, non è del tutto accertata. Ecco allora come i veicoli ibridi sono apparsi sul mercato come soluzione di transizione tra una mobilità completamente alimentata a combustibili fossili ed un’altra alimentata per mezzo della sola energia elettrica.



Nelle speculazioni su quale tecnologia sia migliore dell'altra e nell'elencare i pregi ed i difetti di entrambe, molto spesso si dimentica che in passato è già successo di dover affrontare questo tipo di problematiche. Nella storia dell'evoluzione tecnologica, infatti, l'utilizzo di soluzioni ibride, tra un vecchio ed un nuovo sistema, è un evento piuttosto frequente. L'obiettivo di queste applicazioni è quasi sempre stato quello di creare un “ponte” che consentisse di ricoprire il divario tra una vecchia tecnologia, ormai non più in grado di soddisfare le esigenze del mercato, ed una nuova, ancora non abbastanza matura da imporsi come tale.


Uno degli esempi più famosi della storia, da cui poter trarre insegnamento riguarda la nascita delle navi a vapore durante il XIX secolo. Infatti durante il periodo di transizione tra l'era della navigazione a vela e quella dei motori a vapore, l'utilizzo di sistemi ibridi in grado di far fronte alla mancanza di autonomia delle navi a vapore, durante le lunghe traversate oceaniche, ebbe un ruolo fondamentale.


Era il 22 Maggio del 1819, quando dal porto americano di Savannah, in Georgia, la prima nave a vapore, salpò con l'obbiettivo ambizioso di raggiungere le coste europee attraversando l'interno Oceano Atlantico. In realtà si trattava ancora di un prototipo, costruito nei cantieri della Fickett&Crocker a New York. L'idea era quella di utilizzare i motori a vapore per gran parte del viaggio. Oltre al motore, alimentato a carbone e legna, ed in grado di erogare una potenza di ben 90 cavalli vapore, la SS Savannah possedeva la tipica struttura a vela delle imbarcazioni dell'epoca. Il viaggio fu un successo. Utilizzando il motore solo nei tratti in cui le vele non erano in grado di fornire una velocità superiore ai 4 nodi, dovendo risparmiare sul combustibile, la nave arrivò in Europa fermandosi a Liverpool, San Pietroburgo e Stoccolma prima di fare rotta nuovamente verso il nuovo continente. Dopo questo primo viaggio pioneristico della Savannah tuttavia, nessun’altra imbarcazione tentò l'impresa per i successivi trent'anni.


Sembra dunque che la storia stia oggi per ripetersi. Dando un’occhiata al passato ci sono alcune note che dovremmo prendere in considerazione e che possono offrire uno spunto di riflessione quando si valuta l'efficacia di tali tecnologie. Occorre infatti considerare i seguenti aspetti:



  • Il periodo di transizione potrebbe anche essere molto lungo. Il periodo che intercorse tra il primo viaggio della Savannah (1819) e l'ultimo viaggio del T.W. Lawson (1907), ultima nave commerciale ad attraversare l'Atlantico con il solo utilizzo delle vele, fu di quasi 90 anni.

  • E' probabile che inizialmente l'utilizzo delle soluzioni ibride sia efficace solo per alcune applicazioni specifiche. La ragione principale per cui le imbarcazioni a vela furono dotate di motori a vapore era quella di attraversare più velocemente delle particolari aree calme nel mezzo dell'oceano. Mentre lungo le tratte favorite dai venti, l'utilizzo delle imbarcazioni a vela rimase per lungo tempo la soluzione più efficiente.

  • Ad un certo punto la vecchia tecnologia diventerà indifendibile La creazione del T.W. Lawson fu l'ultimo tentativo di difendere la superiorità delle imbarcazioni a vela rispetto alle moderne imbarcazioni commerciali a vapore. Si trattava di una nave a sette alberi, lunga 120 metri, pesante 5218 2 tonnellate e dotata di 25 vele che ricoprivano uno spazio pari a 4000 m . Si può immaginare come la navigazione fosse difficile da controllare, tanto che la nave naufragò al largo delle Isole Shelley nel 1907, a soli 5 anni dall'inizio della sua attività.


La strada verso un trasporto completamente elettrico è ormai spianata, i progressi degli ultimi anni nella produzione di batterie più compatte e capienti sono stati straordinari e il futuro fa ben sperare. In attesa che anche le infrastrutture vengano adeguate, godiamoci la guida delle nostre auto ibride.


Articolo a cura di: Giuliano La Gaipa



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