“Cura” il concetto chiave per l’etica della conservazione

(Intervista alla restauratrice Sara Mattioli)


Il restauro è una pratica che qui in Italia si sente nominare poco, molti non sanno neanche bene in cosa consista…innanzi tutto ti chiedo: come ti sei introdotta in questo mondo?



Il restauro è una pratica di cui in Italia si parla poco se non in occasione della presentazione di opere importanti e famose riportate a una lettura straordinaria, come il famoso caso della Cappella Sistina che, pure insieme a critiche e dubbi, sbalordì pubblico e storici. Nel territorio italiano sono presenti scuole di alta formazione per chi vuole intraprendere la carriera di restauratore, sempre più aggiornate e approfondite sulle varie tematiche inerenti al restauro.


Il colore e il disegno mi hanno sempre incuriosita, affascinata, anzi appassionata. Così dopo la scuola media ho frequentato l’Istituto d’arte Dosso Dossi a Ferrara: diciamo che l’idea di arte si stava costruendo in me, e anche l’ambiente artistico mi piaceva, mi era capitato di frequentarlo. Come indirizzo scelsi Decorazione Pittorica, ma il caso volle, però, che venissi introdotta alla pratica del restauro senza che fossi io a interessarmene, inizialmente. Lo scoprii attraverso il periodo di alternanza scuola-lavoro presso un laboratorio di restauro a Ferrara: fu il mio professore a scegliere di collocarmi lì. Il lavoro mi piacque molto, finito quindi il periodo di studi all’istituto cercai una scuola idonea ad approfondire lo studio del restauro. E fu in questo corso di studio, a Mantova, che mi resi conto esattamente di cosa si trattava. Finita la scuola ho incominciato subito a lavorare e mi sono resa conto che la pratica di fatto si impara sul posto, sporcandosi le mani. Ho lavorato in vari laboratori, a Bologna, a Pieve di Cento, in un cantiere a Modena… finche’ nel 2015 sono arrivata a Malta. Ho fatto uno stage di circa 8 mesi all’Heritage Malta come volontaria, un ambiente stimolante sia a livello professionale che umano. Sono tornata a Malta nel 2018, quando fu nominata capitale Europea della Cultura, con un vero e proprio lavoro, un progetto di sei mesi dove mi sarei dedicata al restauro di quattro sculture lignee policrome e dorate. Si trattava di due gruppi: la Natività composta dalla Vergine Maria e San Giuseppe e il Battesimo, composto da San Giovanni Battista e Cristo, destinate al MuZa, Museo Nazionale di Belle Arti, Valletta, Malta.


Attualmente mi sto occupando di due importanti progetti: il primo si tratta del restauro di dipinti murali, eseguiti dai soldati durante il periodo britannico, dal 1814 al 1972; le opere si trovano sulle pareti dell’Officer’s Mess del palazzo Main Guard a Valletta. Il secondo riguarda il restauro di dipinti a olio su tela “Quattro Evangelisti” e “L’apoteosi di San Giorgio” realizzati dall’artista Italiano Filippo Fortunato Venuti (XIX secolo) durante la sua permanenza sull’isola Maltese. Le opere fanno parte della collezione permanente del museo Heart of Gozo – Il Ħaġar Museum, Victoria,Gozo.



Quindi se ti chiedessi esattamente cos’ è il restauro?


Il restauro, al giorno d’oggi, è considerato una scienza che ha come obiettivo mantenere l’opera fruibile per le generazioni future, fa in modo cioè che l’opera continui a vivere nel tempo e che possa essere valorizzata. In sintesi il restauro coinvolge in primo luogo la parte di conservazione, intesa come materia dell’opera (che può subire variazioni per gli agenti atmosferici o per intervento umano), che il modo di presentarsi in maniera estetica all’osservatore.


L’opera infatti ha il suo percorso di vita dalla nascita come creazione, fino all’ invecchiamento; noi puntiamo a tenerlo in vita il più a lungo possibile. L’opera è sottoposta a vari elementi che contribuiscono al degrado della stessa come fumo, umidità, polvere, calore eccessivo, la luce e vecchi restauri. Se l’opera non venisse monitorata si degraderebbe rischiando nel peggiore dei casi di scomparire. Si interviene sul manufatto il giusto e necessario, in quanto ogni aggiunta altera l’equilibrio dell’opera. È come intervenire quando si è malati, ci si cura quando si ha bisogno, il dottore interviene solo se necessario. Il restauro è fondato sul rispetto della opera d’arte, sia nei confronti dell’originale che dell’artista, per il principio dell’etica di conservazione. Così, per esempio, durante l’intervento si utilizzano materiali che devono essere reversibili e compatibili. Per reversibilità si intende che l’intervento operato in precedenza possa essere rimosso da restauratori futuri. Invece, quando si parla di compatibilità si fa riferimento all’utilizzo di materiali che devono essere simili a quelli usati per la realizzazione dell’opera, ma anche seguendo l’uso di materiali moderni (principalmente sintetici) che funzionano bene con i materiali della manifattura. In alcuni casi funzionano meglio di altri prodotti tradizionali. L’intervento comunque deve essere distinguibile, cioè il riconoscimento tra l’originale e il restauro operato va garantito sempre. Questo aspetto è principalmente riferito al ritocco: è fondamentale che rimanga visibile ma senza saltare all’occhio, senza prevalere sull’originale ma dando l’idea di omogeneità. La cura è il concetto chiave, per l’opera, l’artista stesso e la sua idea e il senso conferito all’opera, ed infine del lavoro di restauro che si va ad operare.


Articolo a cura di: Matilda Balboni



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