Confessioni ultime. La delicatezza di un uomo granitico

Se mai mi ritrovassi a fare testamento, a premurarmi di lasciare segno di me e del mio passaggio, prima di giungere alla polvere, lo farei semplicemente, con qualche foglio di carta e una matita, che fermino nel tempo osservazioni, errori, consapevolezze, appelli, che diano forma e significato al mio vissuto, che confortino chi prima o dopo si è ritrovato nei miei stessi panni. Lo farei per raccontare una storia.


Mauro Corona, nel libro “Confessioni ultime”, ci regala proprio questo: qualcosa di simile a un testamento, una raccolta di insegnamenti di vita che sfiorano le corde più delicate dell’anima e trasportano il lettore in un’atmosfera bucolica a discutere delle proprie inquietudini con un vecchio zio, un nonno, un amico che, accarezzandone le fragilità, gli illustrerà la meravigliosa semplicità della vita.

Corona è, ormai, conosciuto da molti come personaggio pubblico, spesso ospite di alcuni varietà o oggetto di imitazioni satiriche, egli è, infatti, visto dai più come un ospite di passaggio, chiamato a discutere del malcontento nei confronti della politica, del progresso e della società; dietro l’immagine dettata dalle quinte, tuttavia, si cela o, almeno, rimane riservato, un uomo eclettico, un alpinista, uno scultore, uno scrittore, dal cui vissuto amaro è nata un’anima dolce e fragile, la quale sembra osservare il mondo a una velocità diversa da quella comune e, immersa nella lentezza che è propria della sua natura, sembra riconoscere le depravazioni della società in esasperato movimento.



Con “Confessioni ultime” sembra che quest’uomo, ormai settantenne, voglia donare il suo cuore e, nello specifico che lo voglia donare ai giovani. Egli è sul finire della propria esistenza e, controverso come solo le menti più profonde sanno esserlo, è consapevole dei propri errori, degli aspetti più ferini del proprio carattere e della difficoltà da parte del mondo di comprendere la complessità della sua anima e delle sue intenzioni, pertanto sceglie di spiegare se stesso, di “vuotare il sacco” per “non morire frainteso”, nella speranza che se ci saranno conseguenze per tale onestà, queste non potranno durare più degli anni che gli restano da vivere.

Si dedica, dunque, nel corso delle pagine, a esporre una visione del mondo che sia educativa nei confronti dei più piccoli e di chi li istruisce, che diventi filosofia di vita nel perseguimento di un’esistenza semplice, lontana dall’autodistruzione che caratterizza ogni aspetto della società moderna. Corona richiama l’attenzione sull’individuo, che si ponga in ascolto di se stesso, che non soffochi i propri istinti, che faccia emergere le fragilità che lo rendono vero, umano, che si senta parte di una comunità e non solo nell’universo, che viva quella comunità, che viva la natura stessa, riportandosi in contatto con essa.



Quello di Mauro in effetti si fa vero e proprio manifesto di una linea di pensiero ben precisa e in poche pagine riesce ad affrontare i temi cardine che delineano il profilo di una condotta di vita all’insegna dell’essenziale, affinché si allontani tutto ciò che appesantisce l’anima e il corpo, così che questo sia libero di muoversi come gli è naturale fare e che possa in tal modo mantenersi vigoroso nelle membra e nello spirito per coltivare il proprio genio, affrontare le proprie paure, incontrare i propri sentimenti, scoprirsi un tutt’uno con la terra e godere delle meraviglie che la vita offre se condotta in semplicità.


Articolo a cura di: Miriam Stillitano



2 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti