Come siamo presenti noi nell’esistenza degli altri?

Come siamo presenti, noi, nell’esistenza degli altri, nella loro memoria, nel loro modo di essere, persino nei loro gesti? Incredibile sproporzione tra l’influenza sulla mia vita delle due notti passate con quest’uomo e il nulla della mia presenza nella sua



Mi fermo nella mia lettura, questo passo di Memoria di Ragazza di Annie Ernaux mi colpisce. Come siamo presenti noi nell’esistenza degli altri? Inevitabilmente ognuno ci legge secondo la sua esperienza di vita, facendo attenzione a parti di noi in modo diverso dagli altri, in modo del tutto unico. E quasi senza dubbio l’immagine che gli altri hanno di noi è diversa da quella che crediamo.


È affascinante pensare che qualcuno a custodisca con cura qualche ricordo a noi legato, con la possibilità di non venirlo a sapere mai. Ma è altrettanto amaro il pensiero che un ricordo così importante non lo sia altrettanto per l’altra persona. Una fredda e inconsapevole indifferenza.


La psicologia insegna che le emozioni hanno un ruolo importante in relazione alla memoria. Gli eventi emotivamente importanti vengono ricordati meglio ma, se l’emozione provata è troppo intensa, succede l’opposto: un’eccessiva attivazione emotiva può provocare amnesie (per saperne di più: https://www.ilconfrontoquotidiano.com/post/una-memoria-che-non-ti-aspetteresti-quando-dimenticare-fa-bene).


Gli eventi emotivamente importanti vengono ricordati meglio per almeno due motivi. Innanzitutto un’emozione, positiva o negativa che sia, attira l’attenzione verso lo stimolo che l’ha provocata. L’attenzione è facilmente paragonabile alla luce di una lampada: le cose che vengono illuminate sono più nitide e si vedono meglio, quindi vengono anche ricordate più intensamente. Nel caso del passo autobiografico sopracitato, Annie ricorda nei particolari H, l’uomo che in due notti lontane del ‘58 le ha stravolto la vita e che poi non ha rivisto mai più.


In genere tendiamo a rivivere nella mente eventi che sono stati per noi rilevanti. Può succedere anche in modo involontario, vagando con il pensiero ci si ritrova all’improvviso a ripensare a quella particolare situazione del passato. La ripetizione mentale di un ricordo ne favorisce il consolidamento, rendendo l’episodio più difficile da dimenticare. Si verifica poi un vero e proprio cambiamento cerebrale: a livello neurale si rafforzano le sinapsi contenenti tali informazioni continuamente ripetute nella memoria.


E il comportamento è espressione delle caratteristiche di mente e cervello, quindi vien da sé che eventi (o persone) importanti del passato hanno una certa influenza sulla nostra vita.


Ma se un evento non è vissuto con sufficiente emozione? Verrà ricordato meno facilmente o potrà cadere nell’oblio.


Articolo a cura di: Isabella Rancan

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