Come le neuroscienze ci portano ad abbattere gli stereotipi

Mercoledì scorso si è tenuto l’evento Neuroscience 4 inclusion. Stories of women, diversity and success, realizzato da Neurosystem in collaborazione con Associazione degli Umbri per la rassegna interaziendale 4 Weeks 4 Innovation organizzata da Tim.



Nella giornata dedicata all’abbattimento del gender gap, espressione inglese con cui sempre più spesso viene definito il divario di genere negli ambiti più disparati, partendo dalle esperienze delle personalità invitate, abbiamo analizzato il ruolo delle neuroscienze applicate nell’abbattimento di un ambiente poco inclusivo ed empatico.


La prima esperienza trattata è stata quella di Nausicaa Dell’Orto la quale ha scelto di abbandonare i pon pon da cheerleader per mettersi in prima persona a correre e placcare nel football americano: ha trovato altre ragazze che avevano la sua stessa aspirazione e ha creato la prima squadra femminile di football americano in Italia. Oggi è la capitana della nazionale femminile.


Luca Zanforlin ha portato la sua esperienza di uomo, omosessuale, lavorativamente sempre in contatto con figure femminili e, in ambito familiare, sempre benvoluto: è convinto che sua madre abbia scoperto il suo orientamento sessuale prima ancora di lui stesso. Molto spesso, invece, si è sentito escluso nel mondo esterno che appariva sempre più ostile.


Ha chiuso, infine, Raffaella Mennoia che ha definito quello dell’inclusione un problema legato soprattutto alle vecchie generazioni e ha raccontato la sua esperienza di casting per Uomini e Donne. Nel momento in cui, davanti a lei, si è proposta una donna come tronista che ha rivelato che anni prima era un ragazzo, Raffaella Mennoia ha ammesso di essersi concentrata a capire se nel suo fisico ci fossero tracce del suo passato sentendo, immediatamente, di star commettendo un grossolano errore.

Con Neurosystem, abbiamo scoperto, “come vincere, superare, bypassare questi processi culturali” favorendo l’inclusione “per dare un equilibrio ad una società che per sua natura non è equilibrata” come ha dichiarato in apertura la professoressa Maria Caterina Federici, professoressa ordinaria di Sociologia Generale presso l’Università degli Studi di Perugia e moderatrice dell’intera discussione.


Sulla base di quanto detto da Raffaella Mennoia, la dottoressa Maria Sole Nicoli ha spiegato il ruolo delle tecniche di neuromodulazione che portano ad incrementare le capacità riflessive più raffinate, promuovendo un pensiero empatico e rendendoci più inclusivi.



Lo stereotipo è nocivo sia per la persona lo trova nell’altra, che per quella che lo incarna: come spiega la dottoressa Ambra Salvati, le persone vittime di stereotipi cercano sempre di disconfermare il loro status, impiegando uno stress tale da compromettere anche il proprio sistema nervoso.


Per abbattere lo stereotipo la dottoressa Alessandra Muscetta propone sette diversi personaggi, cioè sette modi di approcciarsi nelle relazioni interpersonali, totalmente sconnessi dall’identità di genere, dall’orientamento sessuale, dalla provenienza, dall’età e dalle abilità di ognuno di noi: il bisognoso; l’accudente; il competitivo; il giocoso; il sensuale; il socievole e il collaborativo.

Conoscendoli, fin dal primo momento ci appare lampante la possibilità che ognuno di noi ha di riconoscersi in almeno uno di loro.

Sebbene il tema delle relazioni implichi la presenza di dinamiche complesse ripensando ai personaggi, verrà subito da chiederci: siamo davvero così diversi dalla persona che abbiamo davanti a noi?


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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