Cinque falsi miti sull’andare dallo psicologo

Da qualche tempo qualcosa non va. Non ti senti più lo stesso e stai notando di covare dentro qualche tipo di sofferenza. Il rapporto con gli altri è cambiato e ci sono difficoltà anche nelle attività quotidiane.

Questi sono utili segnali che devono essere ascoltati, sono segni che c’è qualcosa da risolvere. Che fare? Una valida possibilità è rivolgersi a una figura specializzata, lo psicologo. Ogni volta che si intraprende un percorso nuovo, se da una parte c’è la curiosità di un territorio ignoto da esplorare, dall’altra non mancano le paure. Questo vale anche quando si decide di iniziare un percorso di terapia psicologica, indipendentemente dal problema da risolvere e dalla sua portata. Purtroppo ci sono ancora falsi miti in tema di psicologia, che privano dell’opportunità di migliorare la propria salute mentale.

E allora ecco cinque falsi miti sul fatto di andare in terapia.



1. Dallo psicologo vanno i “pazzi”

Questo giudizio distorto si aggiudica il primo posto tra quelli più gettonati. Probabilmente deriva dall’immaginario comune del tipo di pazienti di cui si occupavano i primissimi psicologi, tra cui Freud. Oggi chiunque può rivolgersi a uno psicologo per qualsiasi motivo che comporti difficoltà nella vita di tutti i giorni. Alcuni pazienti necessitano di interventi più massicci, altri invece possono risolvere il problema con un percorso di terapia breve. C’è da aggiungere che non tutti gli psicologi rispecchiano l’immaginario comune di ricevere i pazienti nel loro studio. Gli psicologi del lavoro e delle organizzazioni, ad esempio, lavorano nelle aziende per risolvere problemi organizzativi e per migliorare la qualità della vita lavorativa. Esistono poi psicologi specializzati in temi innovativi, quali lo sport e l’ambiente. Lo psicologo dell’ambiente, per citare un altro esempio, collabora con architetti e ingegneri per la progettazione di ambienti ergonomici e adatti allo scopo. Dunque no, i “pazzi” non sono gli unici che si rivolgono a uno psicologo.


2. “Se vado dallo psicologo e gli racconto la mia storia, poi dovrà andare pure lui in terapia”

Nonostante questa frase possa sembrare sfacciata e presuntuosa, non è del tutto sbagliata. In certi casi, infatti, lo psicologo confrontarsi con un collega su un caso di un determinato paziente. Il collega diventa così un “supervisore” e contribuisce all’erogazione di un servizio psicologico quanto più adatto possibile per paziente.


3. Chiacchierare con un amico (o con la parrucchiera) o andare dallo psicologo sono la stessa cosa

Se fosse davvero così, non esisterebbero gli psicologi. Ma, secondo indagini degli ultimi mesi, il numero di persone che hanno intrapreso un percorso psicologico è aumentato. Con questo non voglio dire che una chiacchierata tra amici non possa portare a benefici. È necessario però tenere presente che lo psicologo ha alle spalle un percorso di formazione teorica a pratica di svariati anni, che lo rendono competente e professionale. Inoltre, ci tengo a sottolineare che quando ci si rivolge a uno psicologo non si ricevono opinioni, ma il confronto con un professionista che utilizza informazioni e strumenti validati.


4. Lo psicologo ha risposte per tutti i problemi

Attenzione: un terapeuta non è un profeta, ma è esperto del funzionamento tipico e atipico della mente umana. Questo gli permette di offrire delle spiegazioni al paziente riguardo il suo modo di comportarsi, pensare e interpretare il mondo. Un terapeuta sa e deve sempre sapere come sta costruendo la relazione con il paziente, ma a volte può capitare che un percorso di terapia psicologica non dia i frutti sperati. I motivi possono essere diversi: in questo caso può essere utile valutare di cambiare terapeuta, tenendo presente che esistono diversi indirizzi di psicologia (cognitivo-comportamentale, psicoanalitico, sistemico-relazionale…), ognuno adatto per casi diversi.



5. Chi va dallo psicologo è debole

Quando si sente il bisogno di rivolgersi a un terapeuta, il passo più difficile è quello di prenotare la prima seduta. Le incognite sono molte, “magari spendo tanti soldi per nulla”, “mi sento un fallito che non sa cavarsela da solo”, “mi è difficile aprirmi con un estraneo”... Per la questione economica, anziché rivolgersi a uno studio privato (generalmente più costoso), è possibile prenotare un pacchetto di sedute a modico prezzo nell’ambito della sanità pubblica. Una volta affrontato l’inizio, il percorso di terapia è tutt’altro che semplice e lineare. Occorre essere disposti ad affrontare aspetti spiacevoli, imbarazzanti e inaspettati di se stessi. A volte una seduta potrà essere sembrata inutile, altre volte potrà aprire gli occhi, altre volte ancora potrà essere un fiume di emozioni. Un percorso tutt’altro che semplice e netto. Ma se il terapeuta è competente e il paziente è disposto ad affrontare tutti gli aspetti critici della propria persona, i risultati saranno evidenti e tangibili, sia a se stessi che agli altri.


Articolo a cura di: Isabella Rancan



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