Cinque app utili e gratuite per migliorare il tuo inglese

“Nel mondo di oggi è fondamentale sapere almeno due lingue oltre alla propria”, “A cinque anni frequentavo la scuola d’inglese nel pomeriggio”, “Voglio andare in Erasmus per migliorare la fluency nello speaking”. Chi non ha mai sentito, almeno una volta nella vita, una di queste frasi? Insomma, molti ci dicono quanto sia importante conoscere le lingue straniere, pochi ci consigliano come fare.



Ciò che però in tantissimi ignorano, è che imparare le lingue non è facile e non è immediato. Si comincia col porsi mille domande su quale sia quella più “utile”, o quella più “facile”, o quella “più simile all’italiano”, dimenticando che la lingua nasce e muore con le persone che la parlano e che, a seconda dei loro cambiamenti, la lingua stessa evolve, diventando più (o meno) “simile all’italiano” e anche più (o meno) “utile”. Ma, almeno per questa volta, facciamo finta di aver già scelto la lingua: INGLESE.


Di seguito, cinque app gratuite per mantenere – o riallacciare – i rapporti con lei!

  1. Duolingo, A1-A2: amato e odiato, il gufetto di Duolingo che ti invia la notifica quando non ti connetti per più di una settimana è letteralmente l’incubo (buono) di ogni aspirante poliglotta. Promette di insegnare le basi della lingua e ci riesce: frasi “tipo” da usare nella vita quotidiana, lessico per sopravvivere in viaggio quando la nostra gestualità italiana non basta più e un’infarinatura di suoni e pronuncia sono quanto di più basic si debba imparare. Buona per iniziare, ma dobbiamo aggiungere altro.

  2. English grammar in use – with tests, A1-C2: imparare la grammatica può essere molto noioso, su questo siamo tutti d’accordo. In realtà, lo studio della grammatica è un’attività faticosa ma anche molto stimolante, in quanto ti spinge a ricordare il senso stesso delle frasi che componi e a fare continui paragoni con la tua lingua madre. E se, per assurdo, è illustrata in modo intuitivo e divertente, hai vinto! Ebbene, è questo il caso: spiegazioni essenziali, numerosi esercizi con le soluzioni, dialoghi in diversi accenti – anche con trascrizione e quiz di comprensione – in una sola app!

  3. Words of wonders, B1-C2: questa, a mio avviso, è attualmente la migliore nell’App store, ma va bene anche qualsiasi altro gioco-cruciverba o puzzle che ti chieda di collegare le lettere per farti ricordare o scoprire nuove parole in lingua inglese. Molto carina, la consiglio.

  4. Sounter, A2-C2: è finalmente disponibile l’app che, più di tutte, dà un senso all’esercizio del listening, (più) croce (ch)e delizia di chi studia una nuova lingua. Questa ti consente di ascoltare le tue canzoni preferite – vedendone anche i video ufficiali – e di completarne i testi durante l’ascolto. Puoi mettere in pausa i brani e anche decidere di trascriverli integralmente, senza che vi sia stata scritta precedentemente alcuna parola; inoltre puoi cambiare lingua e scoprire sempre più canzoni da aggiungere alle tue playlists.

  5. Google Podcasts, Spotify (et similia): seguire i podcasts è una buona scelta, sempre, ma bisogna fare attenzione a quali ascoltare. Prima di tutto, assicurati che siano comprensibili per il livello linguistico che ritieni di aver raggiunto. Se vuoi riprendere l’inglese dopo anni, non orientarti verso il podcast che tratta l’etimologia dei nomi delle piante e altri argomenti molto specifici e ricchi di microlingua, ma opta per qualcosa che sia coerente con ciò da cui sai di poter ripartire – anche perché non sarà quello il lessico che utilizzerai nei primi tempi. Nessuno ti giudicherà per aver ripassato la daily routine, il cibo o le stanze della casa, ma tutti apprezzeranno il tuo sforzo (tu in primis) quando, dopo un anno, potrai seguire senza troppa difficoltà anche i film in lingua originale e senza sottotitoli. Provare per credere!



L’apprendimento linguistico è un esercizio da svolgere poco alla volta, ma costantemente. Proprio perché non è scontato, c’è bisogno che alla base vi siano una forte motivazione, curiosità e passione. E allora…Enjoy!


Articolo a cura di: Benedetta Pitocco



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