Christine De Pizan: La donna che imbruttì Boccaccio

Siamo tra il 1361 ed il 1362. Più precisamente ci troviamo a Certaldo. Le cose che collegano questo tempo e questo luogo sono due: un’opera letteraria denominata “De mulieribus claris” ed il suo autore, Giovanni Boccaccio. Ma forse una data ancora più importante è il 1365: nasce il detrattore di Boccaccio e per di più è anche una donna.



Conosciamo benissimo la storia travagliata della donna autrice, della donna artista. Nei secoli essa si fa strada attraverso i pregiudizi e gli ostacoli con molta fatica, ma certamente con un’arte che porta con sé una carica espressiva di altissimo livello.


Basti citare la famosissima Artemisia Gentileschi, pittrice di scuola caravaggesca e di inestimabile fortuna, che a tratti compare nella storia ed ancora oggi sfugge ai manuali di storia dell’arte. Ma siamo ancora in un’epoca lontana e diversa da quella di Artemisia, siamo nel Basso Medioevo, a Venezia e nel 1365 nasce Cristina da Pizzano. Il padre di Cristina è laureato in Medicina all’Università di Bologna, pratica l’astrologia e proprio questa attività gli procura una grande fama, tanto da ricevere gli inviti a corte di Carlo V di Francia, e da Luigi il Grande d’Ungheria.


Nel 1369 la famiglia Pizzano si trasferisce in Francia (questo trasferimento trasformerà poi Cristina in Christine de Pizan) e vive nell’ambiente di corte; il signor Pizzano fonda la Biblioteca Reale del Louvre, che Christine definirà poi come “la bella collezione di libri importanti”. La bellezza e meraviglia di Tommaso da Pizzano è che non è un padre come gli altri: permette a Cristina di entrare nella Biblioteca, anzi, le offre una formazione letteraria di grande rilievo, che era assai rara per una donna dell’epoca, soprattutto che non fosse donna di chiesa.



Christine nel 1379 sposa, all’età di 15 anni, Ètienne de Castel, uomo che lavorava con il re occupandosi di questioni notarili e di segreteria. Amava molto quest’uomo e scriverà di lui, dopo la sua morte avvenuta nel 1390, per un’epidemia: “Sono sola, mi ha/lasciata il mio/dolce amico/sono sola, senza/compagno né/ maestro/sono sola, dolente/e triste”.


Christine si occupa di poesia e letteratura, Christine scrive ballate, che tra l’altro risultavano molto apprezzate a corte. Ma anche di molto di più. Christine era a capo di un’attività di calligrafi, conduceva infatti una bottega di miniatori, rilegatori per la produzione pregiata di riproduzioni di libri. In questo periodo scrive “Le livre des cents ballades” con grande successo anche tra personaggi come Filippo II di Borgogna, ma soprattutto anche a Isabella di Baviera, moglie di Carlo V.


È proprio ad Isabella che consegnerà la sua “critica a Boccaccio”. Legge il “De mulieribus illustribus”, ma legge anche altre opere come il “Roman de la Rose” di Jean de Meung, o le teorie filosofiche di Mateolo. Questi scritti sono tutti accomunati da una visione alquanto distorta della condizione femminile, descritta da Boccaccio come viziosa e tendente al peccato; il famoso poeta del Decameron, dovette stilare un’opera in cui raccoglieva storie di donne illustri, con il fine di insegnare alle altre la via della benedizione. La donna di Boccaccio è la donna-diavolo che tenta l’uomo e che inevitabilmente deve correggere la propria condotta per una più quieta convivenza.


Christine percepisce questa concezione della donna come un’offesa e in risposta compone tra il 1404 ed il 1405 un’opera di inestimabile bellezza, destinata ad Isabella, con il titolo “Livre de la Cité des Dames”, conosciuta “La città delle Dame”. Christine compone un’utopia, ma che ha più del veritiero che del falso, in cui vi è una città popolata da una donna che non è quella cortese e di palazzo, ma una donna di umili origini. Questa città è circondata da mura che sono state erette dalla Ragione, dalla Giustizia e dalla Rettitudine, e la città non è abitata dalle solite “sante donne” tramandate dalla cultura chiericale medioevale, ma figurano Didone, Semiramide, Lucrezia, Griselda, donne che testimoniano la lotta femminile nel mondo, donna che denunciano ed acclamano a gran voce una legge che punisca severamente lo stupro.

Tema fondamentale dell’opera è anche l’istruzione, non concessa alle donne, infatti Christine scrive: “una donna intelligente riesce a far tutto e anzi gli uomini ne sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro”. Inutile sottolineare il carattere critico, rivolto anche al Boccaccio. Christine è scaltra, conosce bene la sua società e gli individui che la compongono, di fatti afferma: “sono certa che quest’opera farà chiacchierare molto i maldicenti”.

Christine è l’autrice modello della lotta contro i dogmi che impongono una sola vita alla donna, è la scrittrice della verità, non teme nulla, se non Dio, e si rivolge ad autori uomini e più rilevanti di lei con estrema sicurezza; oggi la sua opera è testimone di una formidabile poetica.


Articolo a cura di: Marco Mariani



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